sabato 2 novembre 2019

The good...Holden?



Qualche sera fa, in un totale stato di confusione mentale e privo di motivazioni per fare qualcosa, ho lanciato la classica "monetina mentale" alla Harvey Dent (anche perché non avevo forze, dopo l'intera giornata passata a lavoro): Film o libro? 

Ha vinto ovviamente "film", visto che l'idea di questo post era presente nell'aria da troppo tempo e mi ero ripromesso di non sfogliare le pagine di "Caino" di Josè Saramago. Altrimenti il giorno successivo in ospedale non avevo nulla di che leggere. O meglio, c'era, ma questo me lo sto letteralmente godendo pagina dopo pagina e come spesso accade in questi casi, voglio assaporarlo parola dopo parola. 

Ho messo su il dvd "The Good Girl", di Miguel Arteta. Un film ricco di sfumature con un gran cast: Jennifer Aniston (probabilmente l'unico film dove riesco a sopportarla... [#teamRoss] ), John C. Reilly, Jake Gyllenhaal e una fulminata Zooey Deschanel.
Come mai volevo scrivere un post riguardante questo film? Per un semplice motivo, il ruolo di Gyllenhaal. Un commesso di "nome" (non sulla carta) Holden, come il protagonista del noto libro di Salinger che si porta sempre dietro e in cui s'identifica, in quanto avido lettore con la passione per la scrittura. 




Ovviamente questi quattro punti sono gli unici in comune con il co-protagonista del film. Non ho manie depressive e...non faccio spoiler. 
Similitudini che, da sempre, mi lasciano a bocca aperta ogni volta che schiaccio il tasto play sul telecomando: Innanzitutto il lavoro. Come scritto nella descrizione (e come sanno anche i più vicini e "di passaggio" sul blog) faccio il commesso. Un lavoro che per quanto ha una sua routine prevedibile ma da non sottovalutare -parlo dell'attenzione alle date di scadenza, dare il resto giusto in cassa e ovviamente tenere d'occhio chi fa della canzone "Sosta" dei Punkreas uno stile di vita- [La cosa buffa è che con i Punkreas ci sono cresciuto e li adoro da sempre], dopo otto anni mi da l'opportunità di entrare in modalità multi-tasking e pensare, come spesso accade, a eventuali post, racconti o le solite battute che fanno ridere solo me. (Svelato il mistero del "Ma quando le pensi? Di notte?").
Ora non voglio entrare nel dettaglio o del clima che si respira nel mio punto vendita. Posso solo dire che a livello aziendale in questi otto anni riesco a trovare il giusto equilibrio e a dare il meglio di me, sia a livello fisico che conoscitivo, visto che praticamente ho la mappa del negozio stampata in testa. Ma non è tutto rosa e fiori, come in tutti i lavori ovviamente. Come faccio a fare vuoto nella mia mente e affrontare una giornata lavorativa? Più o meno come il protagonista. Mi troverete sempre all'interno della mia macchina intento a leggere. Isolato, lontano quando possibile da persone di qualsiasi forma e ruolo. Fare vuoto mentale e creare quel momento "zen" di assoluta pace che mi permette di rendere al meglio...anche se verrà frantumato dopo cinque minuti di servizio da clienti non troppo simpatici.
Non faccio "terra bruciata" spesso, sia chiaro. Come dico sempre, con determinate persone a me care a prescindere dal ruolo, condivido il bene e la gioia che provo nell'avere rapporti umani sani. Dove basta uno sguardo a volte per creare la giusta intesa lavorativa. Se non c'e la giusta alchimia tra me e altre persone preferisco lasciare scorrere e concentrarmi su quello che faccio o, se sono in pausa, sfogliare un libro appunto. Prendendo spunto da CapaRezza in un suo noto pezzo che mi perseguita da sempre, il clima con alcuni di loro è tipo " Studio in una classe di rissosi / Eccitati dai globuli rossi manco fossero Bela Lugosi / Tieni presente che sono commosso cerebralmente da gesti eccessivamente affettuosi". 
Trovo molto interessante, riprendendomi appunto al testo del "Capa", vedere come molti affrontano le giornate: Anche se in questo momento ho una confusione mentale che mi spinge a boicottare la colazione a casa per farla al bar, mi presento sempre quella mezz'ora prima sul posto di lavoro e come spesso accade...leggo. "Sei sempre che leggi, non so come fai", mi sento dire da chi magari parcheggia vicino e arriva in perfetto orario per timbrare il cartellino. Semplice, determinazione e costanza. D'altronde non serve  un giardino zen per trovare la pace lavorativa. Qualsiasi posto va bene per ricaricare le batterie ma molti, evidentemente, ancora non lo sanno o non l'hanno trovato. 



Il tutto prima di perdere la pazienza e seguire passo passo ciò che, ironicamente, racconta Jack Nicholson in un film. (Ovviamente scherzo).

Amo la lettura da sempre, è un dato di fatto ( a proposito, se siete iscritti contattatemi pure su GoodReads). Nel mondo che mi circonda sono veramente poche le persone che prendono in mano un libro e leggono. Fortuna che, chi lo fa, si mette d'impegno anche per chi si limita a sfogliare la gazzetta. Giusto stamattina ad avere conferma di ciò mi son sentito dire da una barista che conosco "Che bello, è così raro vedere una persona che legge al giorno d'oggi...bravo Mirko!".

Le altre cose in comune sono, ovviamente, l'alter ego (in questo caso il nome che utilizzo sul blog) e la passione per la scrittura.
"Holden" si ribattezza così per un distacco nei confronti della famiglia, lo si percepisce dalle scene e dal freddo rapporto tra loro (senza entrare troppo nei dettagli, rovinando il film). Nel mio caso "Miroslav" non va tanto lontano da Mirko, in quanto il secondo è ufficialmente il diminutivo del primo a insaputa dei miei.

Il distacco, come sanno in molti e scritto qua e la, lo prendo da quello che è il mio paese di residenza. Non sono "ufficialmente" di Udine come scritto. Ma in quanto utilizzo il blog come ipotetico social scrivendo riflessioni anche personali, cerco se possibile di prendere le distanze da chi per troppo tempo si è fatto i cazzi miei ai tempi di facebook, stampando foto a tradimento o altri numeri da circo. Questo mi porta, citando il post precedente, a indossare una maschera sul web (o forse toglierla svelando cose spesso personali?) o come spesso accade cogliere sfumature caratteriali dei vari protagonisti di un libro che leggo e farmele  mie, immedesimandomi in loro. Tant'è che, ora che sto leggendo Caino, non vi dico con che occhi vedo il mondo. Probabilmente distorto come il giovane Thomas Worther (il vero nome di "Holden"/Gyllenhaal) quando legge "Il giovane Holden", appunto.  O per dirlo con le parole di Justine/Aniston:




Fortunatamente, citando il titolo che ho dato al post con un gioco di parole, mi ritengo la versione "buona" del protagonista maschile. Come cantavano i miei amati Nirvana, ai tempi d'oro su Rai Tre "Teenage agnst has paid off well / now i'm bored and old" (la rabbia adolescenziale ha pagato bene / ora sono annoiato e "vecchio"). Oltretutto devo dire che questa canzone, "Serve the servants" (una delle mie preferite tra l'altro), si sposa benissimo con Holden e...con me, in tutta questa confusione mentale citata all'inizio.


Se vi capita guardatelo. E' il classico film americano ambientato in quei paesini dove regna un clima grigio e di malessere stantio, un film che mi ha riportato (come luogo e abitanti), tra le pagine di un libro letto qualche anno fa: Shotgun Lovesongs di Nickolas Butler -consigliato dal sottoscritto-. Un film che si merita il classico "più che sufficiente" ma allo stesso tempo si lascia guardare con attenzione, merito anche di un cast niente male che sa il fatto suo. Ognuno di noi riuscirà a immedesimarsi in qualche ruolo del film. Complice anche le scene o avvenimenti tratti dalla vita quotidiana di tutti.




4 commenti:

  1. Non ho mai visto The Good Girl ma sembra molto interessante... se poi si aggiunge la presenza di Jake Gyllenhaal allora l'interesse raddoppia! :p

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    1. Ehila!! Che piacere sentirti! :-) Come stai? :-D

      Ti dirò, è molto interessante perché (dal mio punto di vista) lo vedo dall'interno ovviamente e certe situazioni o incomprensioni lavorative ci sono sempre. Altri dettagli forse un po' meno ma la trama dev'essere comunque ricca di contenuto giustamente e questo ha reso tutto più appetibile.

      Jake lo adoro. Non a livelli stratosferici, sia chiaro (Tu dirai "come darti torto?") ma...è quel tipo di persona che vorrei abbracciare o come caro amico. Mi da quest'impressione. Forse perché in Bubbleboy aveva interpretato un ragazzo con un problema molto simile al mio ma in una forma elevata (Ispirato alla storia di David Vetter). Sono quelle piccole cose che, anche in chiave ironica esagerate seppur cinematografiche, ti fanno sentire vicino agli attori.

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  2. Parto dalla fine: Shotgun lovesongs piccolo gioiello.
    Amo quel genere di narrativa e quella provincia americana.
    Io capisco quel che dici, anche se sono il tipo che nelle realtà piccole non vede il grigio, o meglio non solo, anzi ci vedo un sacco di pace. Anche per leggere ovunque^^

    Moz-

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