giovedì 24 ottobre 2019

"Solo la parte peggiore di me mi ha capito bene, in fondo."


In questi giorni ricchi di silenzio dovuti ad una connessione ballerina che fa di tutto, tranne collaborare (Prima non va il wifi su tutti i pc e telefoni di casa, ora va sui pc e telefoni...tranne il mio), mi sono fatto coraggio e come spesso accade mi sono diviso tra sonore dormite, letture e serie tv.
Tra le tante sto rivalutando Big Bang Theory. Non sono un fan della prima ora nemmeno l'ultimo della lista, lo seguivo concedendomi qualche risata ma senza diventare il classico "fanboy" presente su internet. Più che altro, Fanman, visto i miei 35 anni.
Inizialmente faticavo per una similitudine causata dalla mia mente: come tutti sanno, adoro il film sulla vita del comico Andy Kaufman, interpretato magistralmente da Jim Carrey. Quando ad Andy propongono d'interpretare Latka, un personaggio fuori dagli schemi, lui si ribella dicendo che "odia le sitcom e le risate (in alcuni casi) registrate presenti durante il programma". Provando tanta empatia per Sheldon Cooper, immaginavo un ipotetica difficoltà nei confronti di Jim Parsons interpretando il protagonista. Una volta eliminato questo pensiero mi sono lasciato andare, anche perché tra le tante sfumature della mia persona sono un po' nerd anche io. Anzi, alcune persone mi hanno classificato "Nerd da primo livello". -Piccola curiosità alla "Shelly": Su un noto sito dove spesso faccio i miei acquisti online, ho messo tra i preferiti alcune t-shirt con i loghi i questi supereroi: Ralph SupermaxieroeFreakazoid, lo smiley del Comico in Watchmen e restando sempre sulla serie creata da Alan Moore la macchia/maschera di Rorschach. Ci sarebbe anche il logo di Captain Hero della serie "Drawn Together", ma il personaggio è talmente osceno che rischio il ban se linko qualche sua uscita oltraggiosa degna di questo programma-. 

Sta di fatto che una puntata in particolare delle tante mi ha illuminato per un post già abbozzato e poi eliminato riguardo le svariate personalità di ognuno di noi e in questo caso, del sottoscritto. La puntata in questione è quella dove Sheldon e Amy devono decidere una determinata data (evitando spoiler) e visto lo stress del protagonista inizia a parlare nel sonno, dando libero sfogo alla sua personalità più alla mano, più..."tranqui". 




Argomento, quello delle personalità in noi presenti, attuale da sempre. Mi viene in mente per esempio "Uno, nessuno e centomila" di Pirandello (alla faccia della prof. che mi bocciò alla matura!). Ma anche nel mondo della musica e nel cinema i riferimenti sono ovunque.
Avevo già trattato un post simile durante i primi mesi di vita del blog. Più che altro con alcune similitudini tra me e vari personaggi del film. Diciamo che questa, a distanza di quasi sei mesi, è una "Parte II".

Innanzitutto tra le tante idee accumulate per questo post c'entra anche quello di Moz inerente alla "Pazzia di batman" (che trovate QUI). L'ultima volta che avevo scritto qualcosa era proprio inerente al supereroe di Gotham City e citando il mio amico blogger "Perché, diciamocelo (e il Joker ha ragione): Come può essere normale una persona che indossa un costume da pipistrello e se ne va in giro a fare il vigilante non richiesto? Non sei normale. Per niente. Per me Bats è questo. Un personaggio che rappresenta un tipo di follia, e forse tutti i personaggi della sua storia sono un tipo di disturbo mentale. ". Ecco, tra le tante similitudini già citate e che avete letto in precedenza, è presente pure la follia e la sete di giustizia (e anche una piccola dose Tarantiniana di violenza che so fortunatamente placare). Sicuramente quella di prendere e letteralmente scaraventare qualcuno sul muro, con il peggiore dei miei sguardi più neri di un temporale, è un pensiero ricorrente in me. Complice il fatto che son sempre stato etichettato da alcune persone come il classico bravo ragazzo. Quello educato e gentile e che spesso porta pazienza e lascia scorrere. Gran bel peso, quello di avere lo sguardo da brava persona. D'altronde lo cantavano anche i miei (e di tutti) amati Who, come ci si sente veramente, dietro gli occhi azzurri.




"Quando il mio pugno si stringe, aprilo
prima che lo usi e perda la mia freddezza
quando sorrido, dimmi qualche brutta notizia
prima che rida e agisca come uno stupido"

...dice la canzone, ed è vero. Purtroppo nella vita di tutti giorni, incontriamo (e incontro) persone a noi incompatibili caratterialmente, oppure altrettante con la faccia di bronzo che vivono grazie alla fatica degli altri, soprattutto nel mondo del lavoro in tutti i settori. Sta di fatto che certi modi di fare degli stessi meritano effettivamente una lezione. Prima ho menzionato la violenza di Tarantino nei film ed è vero quanto sto per dire: Dare una sonora lezione ricca di splatter (o terrificanti torture psicologiche) a determinate persone mi...concilia il sonno. Il che è effettivamente preoccupante ma terapeutico. Mentre tutti i video asmr di questo mondo (i classici rumori di relax) non fanno altro che irritarmi e tenermi sveglio. Eccezione fatta per questa playlist su spotify. 
D'altronde l'ho detto: come Batman ho sete di giustizia e vedere continuamente persone che se ne approfittano della disponibilità altrui anno dopo anno diventa irritante e insopportabile. Ovviamente sono consapevole che mai e sottolineo MAI agirò come spesso accade nella mia mente. Anzi, come in "Behind blue eyes" degli who mantengo la mia freddezza e mi comporto come il protagonista di "Impiegati...male!" Peter Gibbons: Scazzato e rilassato, prendendola con filosofia e ironia. (Vi prego, fate clic perché è una scena veramente terapeutica! Pari alla scena della fotocopiatrice, ripresa dai Griffin in una nota puntata. QUI link del paragone tra la scena animata e quella del film, quando l'avevo vista per la prima volta, conoscendo il film presente nella mia collezione di DVD, avrò riso per un bel po' di minuti).
Col senno di poi, posso dire che ho un buon self-control. Ovviamente i classici respiri profondi mi sono sempre d'aiuto -soprattutto se sono in cassa a lavoro-, per questo ringrazio Mike Maric e i tanti insegnamenti trovati sul libro "La scienza del respiro". Libro che consiglio a tutti. Va anche detto che sono toro e in quanto tale, come segno zodiacale, sono una pentola a pressione: Devo esplodere, imprecare alla Carletto Mazzone/Germano Mosconi e poi tutto passa. Il più capita con gli automobilisti, ovviamente (o, in passato, al mio povero stipetto a lavoro: l'unica volta che ho perso la pazienza per calmarmi avevo tirato il classico pugno/cartone a dir si voglia alla porta in metallo. Poi ovviamente sistemata nel più classico dei "vedo/non vedo". Questo perché tutto si può dire di me, ma mai che frego i clienti con i soldi -A dire ciò un cliente anziano che non sa neanche quanti soldi aveva nel portafoglio-. Sono professionale e sempre attento, a differenza di molti). 

Altro esempio cinematografico della bontà di una persona portata al limite dell'esasperazione è "Io, me & Irene", di Peter & Bobby Farrelly con Jim Carrey (si, adoro Jim da quando avevo 11 anni). Lo sdoppiamento della personalità del buon Charlie, trasformandosi in Frank causa tanta rabbia repressa. 
Per quanto demenziale sia il film, mi aveva colpito proprio "l'ingresso in scena" di Frank, dopo il più classico dei palmface e guardandosi in giro come per chiedersi "che ci faccio qui". Quante volte mi capita. A volte ipotizzo di non far parte di questo pianeta, altrimenti non trovo altre spiegazioni riguardante sogni di invasioni aliene degne di Indipendence day. (un giorno, prometto, li racconterò. Volevo farlo nel post riguardanti gli UFO ma come spesso accade nella mia mente...troppa carne al fuoco e non posso sempre farcire post di tutto quello che mi passa per la testa).
Oltretutto menzione speciale alla colonna sonora di questo film: Ci sono i Cake, i Dwarves e ovviamente i Foo Fighters con "Breakout".



Il video richiama ovviamente la trama del film, con Dave Grohl che come Charlie/Jim Carrey (e il sottoscritto) porta pazienza fino ad un certo punto, dando vita all'alter ego musicale che tutti conosciamo.
Ho postato il videoclip perché tra le tante personalità c'era quella, soprattutto alle superiori, da timido  "sfigato" alla Stanley Ipkiss di "The Mask" con Jim Carrey ("Ancora tu, ma non dovevamo vederci più?" cit.) , detta senza mezzi termini. Stavo sulle mie e di conseguenza alcuni risultati amorosi sono arrivati anni dopo a seguire, lavorando su me stesso (e diabolico come sono usando straccio e cloroformio al mio "io" timido), perdendo così la chance di farmi avanti verso chi, magari, provava una certa curiosità nei miei confronti. Ogni tanto, almeno fino a un paio d'anni fa, la parte timida si risvegliava con la frase "che ci provi a fare, prenderai l'ennesimo no"... Inutile dire che l'avevo rimessa a dormire con la giusta dose di due optalidon con il campari soda canticchiando, appunto, "Novocaine for the soul" degli Eels (E cito "This paint by number life is fuckin' with my head, once again"). Dando così libero sfogo alla versione di me più spensierata e coraggiosa, anche se dopo tutti questi argomenti mi viene in mente una frase di Nitro tratta dal pezzo "Bipolar  mind": "Ho due personalità diverse e fanno entrambe schifo / ma se siamo a letto in due, tesoro mio, ti sembra un threesome". Insomma, non proprio un bel biglietto da visita.
Onestamente, a parte gli scherzi, non ho rimpianti di certe cotte soffocate emotivamente e finite nel dimenticatoio. Con i "se" e i "ma" non si va da nessuna parte. Evidentemente tutto ha un filo logico, anche se citando Doc Brown della saga ritorno il futuro "il futuro non è scritto, siamo noi a costruirlo".


 Ovviamente c'e anche l'immagine da amante della musica che ricopre un certo peso. in questo caso, a mio dispiacere, c'e la parte di me più "alla mano" che spesso si lascia andare alle canzoni radiofoniche attuali che, in cuor mio, odio con tutto il cuore. Soprattutto se mi passano per la testa a orari assurdi. Tutta colpa della parola "orecchiabile", oltre alla frequenza con cui certe (ipotetiche) hit passano sui canali musicali in tv o nelle radio / di sottofondo a lavoro senza dignità.  In questi casi penso solo una cosa: 


Ciò non toglie che, anche se amo lo Stoner rock o altri gruppi di nicchia di vario genere, una parte di me ha un debole -e lo sanno tutti- per la New wave anni '80.  Qua do il peggio di me, soprattutto se passano le Hit di Falco ("Der Kommissar" e "Rock me Amadeus", per capirci). Ma come per i generi di nicchia, anche qua la lista di gruppi è lunga: Ad una festa a tema se sentirò "Turning Japanese" dei Vapors o "I Ran" dei A Flock of Seagulls non sarò responsabile delle mie azioni. Idem per le canzoni degli Ultravox o Inxs. In questi casi vince l'euforia e citando un mio caro amico ai tempi d'oro durante un'altra festa completamente diversa: "Ragazzi...Mirko ha ordinato due caraffe di birra, siamo nella merda". 



Per ultimo, dimenticando sicuramente qualche aspetto di me (per esempio quello euforico e simpatico, sedato con la stricnina nel caffè, altrimenti scrivevo solo idiozie), nomino due aspetti di me poco noti.
Il primo è la maturità nell'accettare le sconfitte della vita. Da sempre sono una persona competitiva (ne avevo già parlato QUI). Ovviamente non tutte le ciambelle riescono col buco, o come dico sempre "Michael Jordan per essere QUEL Michael Jordan, ha perso un bel po' di partite e sbagliato altrettanti tiri".
Anche se va contro al "Fare o non fare, non c'è provare" di Yoda (da buon fan di Star Wars quale sono), mi tuffo sempre nella vita. E' l'unica che ho. Se qualcosa va male imparo dagli sbagli. "Occhi sorridenti e una pulita alle braghe", cantano i Tre Allegri ragazzi morti in "country boy". Canzone che mi descrive alla perfezione. Penso che dopo la parentesi basso andata non proprio come volevo, sentivo il bisogno di tuffarmi nel mondo del blog. Scrivere mi piace e, a tempo perso, sto seguendo un altro consiglio ricevuto da molti nell'arco di qualche mese: "Perché non provi a scrivere qualcosa di tuo?". Ovviamente il tutto in base al tempo che ho a disposizione. Se farò un tuffo a vuoto pazienza. Le esperienze nella vita vanno fatte, soprattutto se la mente è sempre in movimento.
Oltretutto non ho mai chiuso la parentesi "basso & musica", per la cronaca. Da un po' di giorni ho quella d'imparare un signor repertorio reggae e ska (Toots and the Maytals, Pitura Freska, Ska-J, Sublime e molti molti altri).
 Questo spiega anche perché nella mia wishlist su ibs.it c'e da tempo il libro "La lentezza della luce", di Michele Dalai. Se qualcuno l'ha già letto ditemi pure il vostro parere, pura curiosità.
Sono dell'idea che anche le sconfitte vanno celebrate con il giusto merito, perché sono le stesse a darci la forza per reagire, rialzarsi e ottenere una vittoria strameritata quanto indimenticabile.

La seconda è la parte diffidente di me, quella che si, vuole avere una cerchia di amici fidati. Ma ha preso talmente tante batoste in vita sua che fa retromarcia e spesso si isola con se stessa. Citando il titolo del post (e canzone di Enrico Mapuche), la parte peggiore, appunto. Ovviamente so gestirla senza entrare nel panico, ma quando entra nel vivo sembra il remake di una scena del film Revolver:


Ovvero "la sconfitta dell'ego". Saper gestire determinati momenti critici mi da particolare fiducia, soprattutto se sono il primo ad avere dubbi e incertezze. Citando il protagonista nella scena appena postata: "Tu non mi controlli, io controllo te". Ed è un gran lavoro su se stessi saper mantenere il controllo in determinate situazioni. A prescindere se si tratta di momenti d'euforia, rabbia, delusione o sfiducia nei propri mezzi.






<<Lynne:"Non esiste una tua vera identità",  Andy:"Ah già...dimenticavo". >> (Dal film  "Man on the moon") 





domenica 6 ottobre 2019

I'm Batman! 🦇





(Premessa, non prendetevi troppo a male: Sono cresciuto con "Batman - La serie animata" e i Batman di Tim Burton, è normale dare un tocco cupo a questo tema. Chi li conosce, sa a cosa mi riferisco).

-Chi non coglie la sfumatura, probabilmente avrà visto troppe volte "Batman & Robin", di Joel Schumacher-




Sabato 21 Settembre era il "Batman day". 80 anni del cavaliere oscuro.
Come sempre i miei auguri scritti arrivano sempre dopo, il classico invitato che si ricorda tardi ma quando incontra il festeggiato riecheggiano ricordi, mettendo in preventivo giri di birra a random e le ore piccole. Tenendo conto così che molte volte il pensiero vale più di un freddo messaggio di testo puntuale.

Ora inutile svelare la storia di Bruce Wayne / Batman. Chi non la conosce, citando la gialappas ai tempi di "Mai dire gol", è un brufaldino.
Come mai però mi ha sempre attirato a se, come una calamita, questo supereroe?

Pur avendo un vago ricordo delle puntate con Adam West durante la mia tenera età (ora, ovviamente, ho il cofanetto con tutta la serie), l'impatto è stato con "Batman - La serie animata" (idem), presente per noi nati negli ottanta su Bim Bum Bam nella fantastica programmazione di quelle estati, con Taz-Mania pronto a farci divertire, anche se non mi ricordo se prima o dopo.
Nello stesso periodo vedevo continuamente il film "Batman - Il ritorno", di Tim Burton. Ero ossessionato da quel film. Aveva tutto quello che cercavo in una pellicola.
Successivamente sono arrivati i fumetti presi in edicola, altri film - Escluso Batman & Robin, mai visto...e c'è una ragione - e molte citazioni da altre serie tv o cartoni animati.

Rivedendo i sei film in mio possesso, durante questa ricorrenza, a 35 anni posso dire che la risposta esatta è, senza ombra di dubbio, la forza di volontà nel reagire a determinate azioni. Specie se negative e ci fanno soffrire.
Un monologo che si sposa benissimo con il personaggio creato da Bob Kane e con il sottoscritto è preso dal film "Revolver":



Già. Furbizia, Sofferenza, Consapevolezza, determinazione e ricerca perenne della pace interiore.
Probabilmente tutti noi amanti del crociato mascherato abbiamo qualche similitudine col nostro eroe. Che sia il senso di giustizia o vendetta. Spetta solo a noi stessi scavare a fondo nel nostro io.
Nel mio caso, per quanto cupo può sembrare questa prima parte iniziale del post, è proprio il vivere nell'ombra accanto alcuni "demoni metaforici" che mi tormentano ma allo stesso modo mi danno la forza, il classico istinto di sopravvivenza. Anche perché credetemi...è bello avere una memoria come la mia, ma spesso si presentano ricordi dolorosi dal nulla. 
Come Batman: Attendere nell'oscurità, appunto, il momento giusto per entrare in azione e sbaragliare tutti, a prescindere delle dicerie o il ruolo che ricopriamo nella vita quotidiana: Sono sempre stato quello preso sottogamba, a scuola, nello sport e in certi casi anche in famiglia.
Se devo pensare al momento in cui mi sono ritrovato metaforicamente solo, come il giovane Bruce dopo la morte dei suoi genitori, è stato nell'Agosto del '95. La morte di mio nonno.
Col senno di poi, senza fare paragoni esagerati o riduttivi perché si sa: L'amore dei nonni per i nipoti è indescrivibile, io e lui eravamo come Bruce e Alfred. Si prendeva cura di me, pazientemente, durante la formazione etica e morale nei primi anni di vita (senza nulla togliere, ovviamente, ai miei genitori). M'insegnava i valori quelli buoni e farmi coraggio, nelle avversità della mia vita o sulle mie paure. La mia è sempre stata l'altezza, per esempio. Ora non ricordo esattamente il giorno o le dinamiche, anche perché vivo in perenni stati fatti di "Effetto Mandela", ma durante un mio giorno di malattia, doveva pulire il camino di casa mia ed era salito sul tetto. Non penso di esser salito su con lui, anche perché era una persona responsabile quanto sensibile e attenta. Sicuramente vederlo lavorare con sicurezza e attenzione mi ha donato fiducia. Fiducia ritrovata quando, nel mio periodo da idraulico molti anni dopo, dovevo salire sui tetti per installare pannelli solari.


Ricreare se stessi dal nulla:

Batman Begins, che tanto adoro, rende bene il lavoro che la singola persona deve fare su se stesso per ottenere risultati sperati: Rinunce, sacrifici e sputare tanto sangue.
Non mi ritengo una perona "arrivata" perché, carte alla mano, sono un commesso che scrive sul web le sue esperienze di vita, pari a quelle di tutti gli altri esseri umani. La vita stessa ha tanti insegnamenti da donarmi e non sempre è facile seguire le varie lezioni impartite, se alcuni compagni disturbano. Ma posso dire che mi sono sempre rimboccato le maniche trovando sempre la soluzione adatta a me:
-  Fisicamente, accettando i miei limiti dovuti alla mia condizione fisica e di salute per le difese immunitarie, per esempio: Ho sempre nascosto queste debolezze pur convivendoci quotidianamente, trasformandole in punti di forza. Ho imparato a diminuire lo sforzo fisico sportivo durante l'autunno/inverno? Bene, scrivo o mi tengo occupato in altre forme. Allenerò la mia mente. Attualmente per esempio sto leggendo "La scienza del respiro", di Mike Maric. Mi sto rendendo conto da solo quanti esercizi posso fare per le mie vie respiratorie, dando loro nuova linfa in vista dei periodi più caldi e iperattivi. Per non parlare delle ricette sempre qui presenti, giusto ieri sera abbiamo preso spunto dal libro divorando il "Trancio di salmone in crosta di pistacchi con insalata di avocado e arancia". Sublime.
- Mentalmente, imparando ad essere più furbo e perspicace di chi si ritiene tale. Tant'è che film come Revolver o Memento mi hanno aiutato a valutare certi aspetti passo passo e riflettere attentamente a ciò che mi circonda. Prendere appunti e solo quando si è sicuri di qualcosa prendere posizione e fare la mia mossa. Ovviamente anche qui, cinema a parte, c'ho messo del mio. Detta senza filtri sono la classica persona che ha inghiottito troppe delusioni e sconfitte, ma la mia testardaggine mi ha sempre fatto rialzare dimostrando ai vari detrattori che si sbagliavano, sul mio conto.



Batman & Catwoman




Su questa coppia è stato già detto tutto. Mi fa commuovere ogni volta vedere anche qui la consapevolezza del "vorrei ma non posso". Così simili e complici, eppure così distanti. Chiedere a Michael Keaton e Michelle Pfeiffer per avere conferma.
Tutti siamo destinati a un frammento della nostra lunga vita, dove per quanto attratti, ci capita l'esperienza di patire uno dei peggiori dolori di questo mondo. Nessuno di noi sa bene come reagire, quando ci si toglie la maschera nei momenti di solitudine. A prescindere se da uomo pipistrello o da donna gatto e dai rispettivi meme creati sui post relazioni "reazione uomo/reazione donna". Ovviamente, un paio d'anni fa, ci sono passato anche io. Evitando i dettagli, le esperienze negative o scivoloni imbarazzanti fatti forse per distrarsi. La lezione è sempre quella: "Non è tanto chi sei, ma quello che fai, che ti qualifica". Anche se a dirlo è la giornalista Rachel Dawes.  Me ne sono reso conto da solo in un determinato momento, e non uscivo da una festa con due "pupe" come il Sig. Wayne nella scena in questione.
La cosa positiva, parlo ovviamente per me, è stato ripartire da zero. Senza provare odio o rancore per alcune persone. Ora sono molto felice della strada che ha preso la mia vita e di chi mi sopporta quotidianamente, nel bene e nel male.
 Non proverò mai sentimenti contrastanti verso chi mi ha ferito, ma solo gratitudine: Senza determinate lezioni e "bernoccoli emotivi", sicuramente non diventavo la persona che sono in questo momento della mia vita. Consapevole dell'amore che posso contraccambiare a chi me ne fa dono. Di conseguenza auguro per riflesso tanta gioia, positività e un meraviglioso sorriso.


Ovviamente c'e tanto di cui parlare, soprattutto riguardante l'universo Ghotam. Ma l'argomento "villains", che nel mio caso non passa inosservato (In questo momento ricordo vagmente lo spaventapasseri / Dr. Jonathan Crane  shakerato con "Drugo" Lebowski visto l'accappatoio casalingo e dei capelli di una lunghezza media tra i due personaggi. L'immagine profilo è un vago ricordo del significato del termine "pettinarsi",ormai), l'affronterò quando avrò modo di vedere "Joker", di Todd Philips.

Posso dire però di essere sempre grato a questo fumetto nato ormai 80 anni fa e le varie influenze che, col passare degli anni, sono entrate nella mente di giovani lettori diventati poi fumettisti e sceneggiatori. Basta pensare a Seth MacFarlane e alle battute dette da Peter Griffin e lo stesso Adam West, che doppiava se stesso nelle vesti di sindaco di Quahog, per non parlare del nostrano Paperinik di Elisa Penna e Guido Martina o Tad Stones e Darkwing Duck (si, ho pure questa maglietta!). Stavo dimenticando Matt Parker e Trey Stone di South Park: Dare voce a Kenny nei panni di Mysterion con un timbro vocale alla Christian Bale è geniale!
Dulcis in fundo Leo Ortolani e il suo Rat-Man: Mi ha donato parecchi momenti d'ilarità...anche se non ho mai ricevuto il finale alternativo di "Rat-Man" collection pur inviando per tempo le pagine finali degli ultimi fumetti. Forse perché...sono di Udine.







Probabilmente, il vero motivo per cui adoro Batman è perché trovo riparo in qualcosa di più profondo, soprattutto nei momenti in cui Bruce si appresta a indossare il costume prima di salire sulla sua bat-mobile: L'identità è un comodo rifugio per chi, probabilmente, ha paura di se stesso.
A prescindere dell'alter ego, che sia appunto Batman, "Miroslav Cech" o... Alexander Supertramp. Ma questa, è un'altra storia che probabilmente racconterò col passare del tempo.




martedì 1 ottobre 2019

"Space Invaders: We the Nemesis, the Genesis, that's comin' from the sky"


Tempo fa avevo letto un libro, "Gli  alieni nella Bibbia", di Xaviant Haze. 

Per vari motivi ho sempre rimandato la creazione di questo post perché c'è tanto da dire, sull'argomento. Oltretutto sul web tutti hanno già scritto tutto, ritrovandomi ad essere il numero xx a parlare di alieni. Corro il rischio, pensando al consiglio di una mia cara amica scrittrice: "non devi censurare mai i tuoi pensieri, scrivi liberamente". Cercherò così di non ripetere argomenti facilmente reperibili su siti e programmi televisivi quali "Enigmi Alieni", ma dire semplicemente il mio punto di vista, costruito nel tempo da varie riflessioni e, in questo caso, dalla lettura.


                                                                              



Innanzitutto rientro nella categoria di persone che crede nelle altre forme di vita da sempre. A incuriosirmi, c'ha pensato pure il cinema e vari mass media (musica compresa: Vedi la canzone dei Bluvertigo "Altre forme di vita", o il personaggio fittizio di David Bowie "Ziggy Stardust". Tra l'altro, vi consiglio la lettura del romanzo "L'uomo che cadde sulla terra", da cui hanno tratto il film con Bowie stesso come protagonista).
Da bambino ricordo che i primi "perché?" sono nati grazie alle immagini presenti sul tubo catodico. Primo su tutti, ovviamente, "E.T." di Steven Spielberg. La storia la conosciamo tutti.
Successivamente, prima di perdermi negli "Incontri ravvicinati del terzo tipo", sempre dello stesso regista, a terrorizzarmi fu una pubblicità del 1992 di un noto supermercato diretta nientemeno che da Woody Allen, dove alcuni alieni, prima di ritornare nel loro pianeta nativo, pianificavano una tappa sulla terra per fare la spesa. (Va detto che a rivederla ora, a 35 anni e apprezzando lo stile dell'artista NewYorkese, due risate me le sono fatte).
L'elenco è lungo, sia dei film quanto per le serie tv e animate: X-Files (una delle mie preferite) e gli stessi Animaniacs per esempio: Complici del sodalizio tra Warner Bros e Spielberg non perdevano occasione per buttare li nel cartone animato l'amico di Elliot. Per non parlare della trilogia di Men in Black, Mars Attacks,  anche "American Dad" con Roger e i suoi amati cioccodrilli. Come dimenticarci poi di Spaceballs e la parodia di "Aliens" con l'intero cast di Ridley Scott (Xenomorfo compreso) che si presta a questa scena ormai diventata cult, per gli amanti del genere. "Oh no...ancora!".



 Insomma, il mondo dello spettacolo in tutte le sue forme ci ha donato nel corso degli anni vari film dedicati al tema o anche alcune battute buttate li, un po' per riderci su e un po' per rispondere alla classica domanda "C'è vita nell'universo?" (sperando di non ricevere risposte pari a quella di Quelo alias Corrado Guzzanti "Mah, un po' il sabato sera") .
Con il passare del tempo, tra vari libri quali "Incontri ravvicinati" ricevuto all'età di 12 o 13 anni e successsivamente "il dizionario enciclopedico sugli UFO", avevo iniziato a fare il più classico degli uno più uno. Complice anche un periodo, da teenager/adolescente, dove i vari insegnamenti imposti dalla società iniziano a stare stretti per molti di noi. Religione compresa.
Ricordo ancora le ultime volte dove partecipavo alla più classica delle funzioni domenicali, a farmi scattare gli ingranaggi che poi mi tormentarono e mi tormentano tutt'ora, fu quella frase sull'ascensione di Gesù. "Salito al cielo". Citando la canzone di Salmo, "Space Invaders":

"Un nuovo Dio ostile con più stile e le antenne
La pelle grigia, viene da un'altra Betlemme
Sì, già sapevi della sua esistenza? Giura, se fosse ufficiale
Dio diventerebbe fantascienza pura, ti pare?"

Ovviamente sono una persona dalla mentalità aperta. Rispetto il credo delle altre persone e a differenza di certi "personaggi", non sto a suonare il campanello alle 9.00 del mattino di domenica per parlare di Dio. L'invadenza non è nel mio modo di fare. Oltretutto i vari insegnamenti ricevuti, nel corso del tempo tra catechismo e nelle scuole, mi danno modo comunque di avere un dialogo costruttivo con le persone e poter dire la mia in maniera civile e rispettosa, sapendo ciò che sto dicendo evitando di parlare a vanvera. Anche se spesso a tavola le mie affermazioni sono battute satiriche sulla religione seguite dal più classico dei "Mirko, con me le puoi fare...ma cerca di trattenerti se a tavola c'è tua nonna o tuo padre", di mia madre, spesso spettatrice divertita di certe mie idiozie "alla Luttazzi". Stesso discorso per le T-Shirt "a tema" che mi contraddistinguono: da Zoidberg versione Gesù in una nota puntata di Futurama, ai Ghostbuster che catturano Qualcuno d'importante e una delle mie preferite: La classica maglietta rossa del Che ma con l'immagine di "Ecce Homo" (il dipinto di Elias Garcia Martinez, rovinato dalla parrocchiana 80enne nel 2012 durante la restaurazione) e la scritta "viva la restauracion".


Il libro citato all'inizio, "Gli alieni nella bibbia", l'ho preso per pura curiosità. Va detto ovviamente che non bisogna mai prendere come oro colato tutto ciò che si trova tra le pagine di un libro.
Allo stesso tempo però, l'ho trovato curioso se letto con la mentalità giusta. I vari giganti quali Golia, i carri alati e la moglie di Lot che diventa una statua di sale per aver disobbedito agli ordini e ovviamente, angeli: messaggeri alati sempre presenti. Tenendo conto che si tratta del Vecchio Testamento, non avevano ancora un linguaggio tecnologico avanzato per descrivere determinati avvenimenti.
Ci sono molti parallelismi tra i vari "credo", soprattutto presenti in famiglia. Ho notato questo, grazie al libro. In primo luogo la diffidenza se si tratta l'argomento base. Fonte di discussione accesa tra me e mio padre e come spesso accade, argomento che viene accantonato per il quieto vivere tra le mura di casa. Anche se il confronto, se costruttivo, può arricchire le persone (vai a spiegarlo, in certi casi il detto "non c'e peggior sordo di chi non vuol sentire" è sacrosanto). A prescindere da quale parte della bilancia stanno. In secondo luogo le prove: sono il più classico dei "San Tommaso": Se non vedo, non credo. Fatta eccezione per gli alieni. Mi sembra riduttivo pensare che siamo soli nell'universo. Ogni tanto mi viene da ridere a pensare a noi umani: Facciamo qualcosa di buono o costruttivo e ci sentiamo originali (io in primis nel cimentarmi in qualsiasi cosa, che sia suonare uno strumento o scrivere in un blog). ma se allarghiamo l'obiettivo scopriamo solo che siamo minuscoli come formiche, in confronto a tutto ciò che ci circonda. Per non parlare di quanto le persone ci rendono la vita difficile e ci sentiamo spesso impazienti nei confronti di gesti così infantili. Ma anche qui a venirci in soccorso (e a far capire quanto è vasto l'universo) ci pensano i Monty Python e la loro "Galaxy song", presente nel film "Il senso della vita". Qua sotto riproposta durante il "live Mostly", con tanto di Stephen Hawking che si presta, con la sua nota autoironia, a un simpatico sketch.



Adesso non voglio aprire l'argomento sulla teoria degli antichi astronauti o la teoria del paleocontatto altrimenti "facciamo notte". Diciamo che di base io credo nell'evoluzione della specie. Ogni tanto anche io ho i miei limiti, quando sento affermazioni riguardante l'influenza extraterrestre nella vita sulla terra. Anche se quando guardo certe forme di vita qui presenti, come i ragni, per esempio, spesso la mia mente va in tilt per via di tutte quelle zampe e occhi presenti in questi aracnidi, creando così la più classica delle espressioni sul mio volto degne di Dennis Hopper nel film "Velluto blu", di David Lynch, quando ascolta "In Dreams" di Roy Orbison.

Di certo sono convinto di una cosa: Se non si sono fatti ancora vedere è perché siamo noi quelli incredibilmente violenti, cattivi verso il prossimo e guerrafondai. Non loro.  Anche se fosse, ho imparato una cosa tra i banchi di scuola durante le lezioni di fisica: "ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria". Non per niente una piccola percentuale dei miei sogni sono appunto attacchi alieni, probabilmente in riflesso delle pessime notizie ricevute dai telegiornali.

Citando il libro:

"Poi c'e il paradosso di Fermi, che tenta di spiegare perché apparentemente siamo soli nell'universo. Il fisico sosteneva che se esistono delle civiltà evolute, dovremmo aver già ricevuto delle prove a sostegno, e forse è così ogni volta che ci guardiamo allo specchio. Naturalmente, è possibile che vengano a visitarci in continuazione, restando celati dalle loro tecnologie avanzate. I governi di tutto il mondo potrebbero anche nascondere la loro presenza, per non parlare del fatto che gli esseri umani forse non sono una specie che vale la pena di salvare e loro, gli extraterrestri, ci stanno semplicemente osservando in una Disneyland aliena in attesa che ci autodistruggiamo in un olocausto nucleare". 



 
Cosa già vista in una delle mie puntate preferite di  South park.



E voi, ci credete agli alieni?















giovedì 26 settembre 2019

"Alpha: Un'amicizia forte come una vita" o, nel mio caso: "non ce la faccio, troppi ricordi" (cit.)





Sottotitolo: "Guardami come Mirko guarda i cani"


Ne è passato di tempo da quando avevo visto questo film al cinema (ora in programmazione su sky, per i vari interessati). Volevo, una volta uscito dalla sala, scrivere un post a riguardo ma ero emotivamente provato complice il mio amore per i miei cani che ormai non ci sono più da troppo tempo.

A farmi sbloccare questa idea e a esternarla c'ha pensato l'amore per gli animali di Vanessa Varini  ("Blog di cinema e non solo") e questa intervista, che potete trovare cliccando questo link. Tra l'altro ringrazio ancora per questo suo gesto nei miei confronti, è gratificante vedere persone collaborare insieme e formare un gruppo vivo, compatto...vero! Accantonando per una volta User, Nickname e blog mettendosi così a nudo imparando così a conoscere le persone e i perché delle loro vite, dimenticando il ruolo di "blogger" o nel mio caso...presunto tale, visto che spesso scrivo "di getto", come la canzone dei Fratelli Calafuria che tanto adoro.


Il film è ambientato 25.000 anni fa in Europa. Durante la caccia ai bisonti, un ragazzo rimane separato dal proprio gruppo e si trova a combattere contro le intemperie che la natura gli porta davanti e da un branco di lupi grigi. Salvandosi, ferendone uno per poi accudirlo e riabilitarlo visto che il branco l'ha abbandonato, nasce così quella che è l'amicizia tra uomo e (futuro) cane.

Perché ho avuto tante difficoltà? Innanzitutto perché durante l'uscita cinematografica era venuto a mancare il cane di una mia cara coppia di amici, il che mi aveva portato a rimandare pure la visione, di settimana in settimana. Definire "cane" Kiba, il loro Akita-Inu, è riduttivo. Loro stessi quando lo presentavano a qualcuno in mia presenza dicevano sempre "E' il fidanzato di Mirko", per le feste che mi faceva ogni volta che mi vedeva, per non parlare della compagnia e dei momenti di gioco ed euforia passati insieme. "Respect, Kiba. Come i veri", ti dicevo battendomi il pugno sul cuore e poi indicandoti, con ironia e la complicità facilmente reperibile in una coppia degna di Will Ferrell e John C. Reilly.
Poi ovviamente il ricordo va ai miei Bonnie e a Cin-Cin. Li avevo già nominati nel post riguardante il film " "Torna a casa, Jimi! (10 cose da non fare quando perdi il tuo cane a Cipro)".

Questo film mi ha commosso. Durante il film continuavo a pensare a tutti i cani che sono entrati nella mia vita, anche brevemente, ma scodinzolando con gioia. Anche se ora non ci sono più.
Mi ha fatto ricordare quanto amore incondizionato mi hanno dato tutti loro  e di come, molte volte, sono stati più amici (e soprattutto umani) rispetto a determinate persone che si ritenevano tali.
Ricordo con piacere Dana, il pastore tedesco di un cugino di mio padre, e le serate passate in sua compagnia a rincorrerci durante le grigliate mentre "i grandi" parlavano di tutto e niente e stavo spesso per i fatti miei, in quelle notti estive, tra cani e la cattura delle rane. Stesso discorso per Trixy prima e Thor poi, entrambi dobbermann dei miei cugini di Trezzo. Mia madre ricorda ancora quanti "dispetti", fatti ovviamente senza cattiveria, facevo da bambinetto e lei impassibile si lasciava si tormentare da questo bipede friulano, ma allo stesso tempo coccolare subito dopo. Il secondo invece ho avuto il piacere di conoscerlo a fondo durante un loro periodo in vacanza dalle mie parti nel 2011, notando la gelosia di Bonnie che puntualmente richiamavo all'ordine dicendole ironicamente di "prendere esempio" per l'affettuosità. Anche se lei già lo dimostrava ovviamente a suo modo, e come in tutte le cose certi dettagli li afferri solo quando non li hai più con te. "Quelle piccole debolezze che conoscevo solo io", citando Robin Williams ne "Will Hunting . Genio ribelle". E si, il rapporto che avevo con Bonnie era pari a quello di una coppia sposata, inutile negarlo.


Foto di repertorio 2011: Io che gioco con Thor, sotto gli occhi vigili (e gelosi) di Bonnie.

La lista di amici è lunga. Amici senza le virgolette, perché veramente li ritenevo tali: Un cagnolino come Ulisse, del mio vicino di casa e la sua storia: Mentre andava con la sua moto da cross dalle parti del Tagliamento aveva trovato questo cane abbandonato e ne ha preso poi cura, proprio come la canzone di Battiato e che associo alle prime operazioni di Bonnie, ovviamente operazioni per il bene della sua salute e i vari viaggi sulla mia vecchia lancia y con questa canzone di sottofondo.
Ulisse mi faceva tante feste quando mi vedeva. Peccato per la brutta fine che ha fatto, scappando poi di casa. Per non parlare di Shanna, di altri miei vicini e la sua immancabile "carota" giocatolo che si sentiva a distanza del terrazzo che ci divide...e molti altri che ora non sto a elencare ma comunque sempre presenti nella mia mente, come l'eco dei loro nomi quando venivano chiamati dai vari vicini per la pappa: "Tarrooo / Fifiii / Adùaaaa". E Arturo, il buon Arturino, fedele mascotte e intrattenitore del mio caro amico durante le partite a ISS PRO o FIFA fatte a casa sua e ovviamente Pippo: Il latin lover del paese. Il dalmata del fratello di mia nonna, Zico (Ovviamente Forza Udinese!) e i due cani di una mia cara zia, Tosh e Dog e l'idea che da qualche anno, purtroppo (per noi familiari) si sono felicemente ritrovati. Così appunto come quando mio nonno, anni dopo la sua scomparsa, ha accolto a braccia aperte il nostro Cin Cin ormai orfano di quello che era il suo compagno di vita. Come lo ero io per tutti loro.
Cin-Cin, che ogni mattina, dopo la morte di mio nonno, nell'Agosto del 1995, guardava da lontano casa sua e lo aspettava per la colazione che con una sensibilità difficile da trovare nei giorni nostri, il suo amico umano gli preparava. Eravamo come i tre moschettieri, fino ai miei 11 anni (e i due anni successivi con il mio amico a quattro zampe). Quando non andavo a scuola ero li con loro e vedevo l'amore che mio nonno donava ai nostri animali. A prescindere se erano cani, gatti o galline. E sarò sempre grato, per questa lezione che a mia volta tramanderò alle future generazioni.

Avevo scritto "felicemente", qualche riga più in alto, perché chi ha un cane sa a cosa mi riferisco. Inutile ribadire il concetto dell'amore incondizionato che i nostri amici scodinzolanti ci donano continuamente. Non mi ritengo una persona credente, il mio rapporto con la religione è parecchio complicato e ne avevo già accennato qualcosa qui . Il che fa anche capire perché le uniche "preghiere" che faccio, se così si possono chiamare ovviamente, sono rivolte a cani che vedo camminare per strade trafficate e la loro incolumità, piuttosto che a degli esseri umani. Probabilmente perché ci sono passato con Ulisse, anche se non era mio e so anche solo per riflesso il dolore che una persona prova in certe circostanze.
 Sono però convinto che, prima o dopo, tutti ci ritroveremo con gioia da qualche parte, sommersi di feste pari a quelle che Dino faceva a Fred una volta rientrato a casa da lavoro.





Inizialmente avevo scritto che molti di loro sono più umani di noi. Sacrosanta verità. Così empatici e comprensivi, privi di giudizio a prescindere dell'orientamento sessuale, religione o etnia. Forse è anche per questo che spesso sono riservato con una buona parte dei miei simili, succube le brutte esperienze vissute che hanno influenzato il corso della mia vita. Mentre con loro mi trasformo manco fossi Pallino, protagonista del libro che mi accompagna da quando avevo 8 anni a questa parte: "Cuore di cane", di Michail Bulgakov: "Il mio spirito non si arrende. Lo spirito canino è l'ultimo a morire".


Queste sono solo "confessioni di un malandrino", che fin da bambino passava più tempo in compagnia degli animali che con gli umani. D'altronde, citando la canzone di Branduardi

"E tu mio caro amico vecchio cane,
Fioco e cieco ti ha reso la vecchiaia
e giri a coda bassa nel cortile
ignaro delle porte dei granai.
Mi sono cari i miei furti di monello
quando rubavo in casa un po' di pane
e si mangiava come due fratelli
una briciola all'uomo e una al cane.

Io non sono cambiato,
il cuore ed i pensieri son gli stessi,
sul tappeto magnifico dei versi
voglio dirvi qualcosa che vi tocchi."





Foto di repertorio (probabilmente 1988/1989), io e Cin-Cin.




Anni dopo, 3 Novembre 2014, con Bonnie.


venerdì 20 settembre 2019

La mela non cade mai lontana dall'albero: Il mio rapporto con i film western (e non solo)



Quando si dice "Tutto suo padre":

Da un po' di tempo a questa parte, complice una connessione internet che non mi da l'opportunità di vedere cosa offre sky, ho tolto un po' di polvere da alcuni vecchi film presenti qua a casa. Film che volevo vedere da tempo. Una buona percentuale di loro è fatta di fanterie, cowboy e la più classica delle camminate di John Wayne.

Dal titolo del post e dalla prima riga scritta è facilmente intuibile chi, silenziosamente, mi ha influenzato a distanza di anni. Probabilmente con molta fatica, visto che il mondo dei cowboy è il suo universo da sempre: Attento collezionista dei fumetti di Tex fin dalla sua gioventù, mio padre nel corso degli anni ha sempre in qualche modo provato a spingermi in questo mondo, forse un po' troppo distante per un ragazzino (ai tempi) che restava a bocca aperta per le avventure di varie coppie o quartetti di amici. A prescindere se erano due fratelli in missione per conto di Dio, oppure Stella Solitaria e il suo fido amico "Rutto" (Spaceballs), degli acchiappa fantasmi e per finire un giovane ragazzo di Hill Valley e il suo amico scienziato (visto le videocassette che giravano a casa mia in quel periodo).

Fino a che...



(Chi mi conosce, sa che questa foto è presente in una delle mie giornaliere t-shirt. Viva la prevedibilità)


Come in una puntata dei Simpson, dove Bart incontra l'attore Buck McCoy -Doppiato dal grande Corrado Guzzanti-, nell'ultimo periodo delle elementari non ritornò "di moda" tutto ciò che aveva a che fare con i Western, ma l'ultimo capitolo di Ritorno al futuro è stata quella scintilla che inizialmente ha alimentato questo fuoco che sto vivendo a trentacinque anni, forse con la giusta mentalità. Il tutto assieme ai fumetti di Lucky Luke e di Coccobill presenti sul Giornalino.
Ricordo ancora i vari sabato pomeriggio. Io ed uno dei miei più cari amici avevamo l'abitudine di fermarci a casa mia per vedere queste varie VHS presenti a casa, dopo quella mezz'ora di dottrina. Mezz'ora, detto senza imbarazzo, dove davamo il peggio di noi: Provate ad immaginare le piccole canaglie possedute da "Giuditta", il piccolo diavolo di Benigni. Non dico altro.
Con questo mio caro amico ho tutt'ora un meraviglioso rapporto, in qualche modo avevo proiettato la complicità di Doc e Marty McFly in noi. L'esempio più eclatante che ho in mente è l'entusiasmo nel ripetere lo scambio di battute: "Mani in alto!" "E' una rapina?" "...è un esperimento scientifico."
Inutile dire che altri dialoghi del film mi sono entrati sottopelle, non li elenco altrimenti più che un post diventerà il copione del film. (Da quello che ho notato nel tempo, però, posso dire di strappare una risata generale quando imito l'espressione di Biff nel sentire perplesso la frase "Smettila di fare il Rambo!").

A distanza di anni dalla sua uscita ovviamente, catturò la mia attenzione un film che tutti abbiamo visto. Un classico del cinema italiano amato da tutti e tutt'ora presente sul finire delle serate fantozziane "frittatona di cipolle, familiare di birra gelata e rutto libero" tra amici (anche se col tempo siamo diventati molto più sofisticati: Birre artigianali da degustare e il rutto libero non è più di casa da tempo). A introdurlo una rappresentazione cinematografica delle serate appena descritte:



Ovviamente lo spareggione finale va sempre a finire tra "Lo chiamavano Trinità", appunto, e "Tombstone" con Kurt Russell e Val Kilmer.

Sui due film di Trinità è già stato detto tutto, anche se la frase di mio padre "Questo mi da l'idea di un vero Western: Gente sporca, trasandata! Non cowboy ben vestiti e ordinati" mi è sempre rimasta impressa, notando poi questa caratteristica che accomuna svariati film, influenzandomi cinematograficamente parlando nel corso del tempo, anche con le fagiolate alla Bud.
Figlia anche di quel film già citato di Robert Zemeckis è quella frase detta da Buford Tannen: "Nessuno mi chiama Cane pazzo! E soprattutto non un camarelloso, merdoso damerino come te!" , riferita a Marty/Clint e il suo look da cowboy del cinema anni '50, durante il suo passaggio nel 1885.
Come dargli torto. Ovviamente sono solo rappresentazioni cinematografiche, ma col passare del tempo ho notato questa caratteristica nei vari protagonisti (Su tutti "El Dorado", con John Wayne. Uno dei primi classici visti con attenzione). Una volta eliminato questo dettaglio critico mi son lasciato trasportare dalle storie e in un certo senso, mi son sentito molto più vicino a mio padre di quanto pensassi: Non è il classico "Indiani contro cowboys" quanto lo spirito dell'avventura, trame ben stese a coinvolgermi.

Prima di tuffarmi in questo nuovo mondo cinematografico in puro stile "vecchia scuola", concedetemi il termine, va precisato che a incuriosirmi sono stati i vari riferimenti a questo stile o determinati film. Il tutto tra i '90 e i 2000: "Scappo dalla città: La vita, l'amore e le vacche" mi ha fatto conoscere la comicità di Billy Crystal, per esempio. Ed è una di quelle pellicole che se presente in televisione di certo non cambio canale, complice anche le battute e le varie espressioni comiche dell'attore Newyorkese. La sua gioia nel conquistare il traguardo finale canticchiando la sigla di "Bonanza" a mio dire da l'idea della sua generazione e quella non troppo distante di mio padre (l'attore è del 1948, mio padre del 1954): Quella semplicità di rivivere ricordi passati da bambini, dove la fantasia e l'influenza dei fumetti di quel periodo e dei soldatini di plastica avevano la meglio, senza essere schiavi delle notifiche quotidiane.
"Cowboys and Aliens", come la serie tv Westworld, avevano catturato la mia attenzione. Ora non so se definirli "Steampunk", ma di certo il nesso è quello. Anche se della serie TV mi sono fermato alla prima stagione, la seconda ho avuto un po' di difficoltà.
Gli ultimi film, già più recenti, ad attirarmi in questa ragnatela di Whisky e sparatorie, sono "Revenant", "Django" e "The hateful eight".  E non lo dico perché adoro la bravura di Di Caprio o di Tarantino, anche se sono di parte. Ma il film vincitore del premio Oscar aveva quel messaggio extra che tanto cerco nei miei interessi: L'arte di arrangiarsi nelle situazioni estreme. Ancora meglio se ambientato in mezzo alla natura.
Da lettore quale sono, devo dire di aver letto solo dopo il libro da cui hanno tratto il film omonimo (Revenant, appunto, di Michael Punke) e in questo caso...sono pro-film: Evito di fare vari spoiler, ormai mi conoscete. Mi limito a dire che ha un finale completamente diverso. Ma non per questo non mi è piaciuto, tutt'altro.

Una volta che sono risultato positivo agli speroni e a vari album country e simili ascoltati dalla vasta collezione di mio padre, mi son sentito pronto per affrontare film quali "Il grande cielo", "Rio Lobo", "Corvo rosso non avrai il mio scalpo!", "Caccia selvaggia", "il fiume rosso" e "La costa dei barbari". Anche se quest'ultimo risulta più un film d'avventura che western. Anzi, citando il padre di un mio amico "lo conosco...è un film sentimentale più che western". Ma comunque ha il suo perché e una trama che a prescindere dai punti di vista ti cattura.
Dei tanti citati solo "Il fiume rosso", film del 1948 di Haward Hawks, non mi è piaciuto solo per il finale e la reazione che ho avuto...tutt'ora faccio fatica a trovare parole per descriverla.
Trama che mi ha catturato anche quella de "Il grande cielo", film del 1952. Sarò sincero: Tra futuri libri che leggerò (anche per risparmiare qualche soldino), ci sarà il libro omonimo di A.B. Guthrie da cui hanno tratto il film.
So della sua esistenza perché l'avevo regalato a mio padre qualche natale fa, ma lui stesso mi ha detto che il suo approccio alla lettura è calato rispetto a qualche anno fa, pur avendo letto un quarto abbondante di pagine. Farà la stessa fine di Revenant, ovvero finire tra i miei ripiani (Anche quello era un regalo per lui).

A prescindere dall'età che avanza e i Tex che si moltiplicano in camera sua (sembra un disordinato museo di Sergio Bonelli editore), sono comunque grato di tutti gli interessi che mi ha trasmesso -senza nulla togliere a mia madre che, ovviamente, anche lei c'ha messo del suo su molti altri aspetti-: Col tempo ho imparato soprattutto grazie a lui a non mettere paletti tra generi musicali completamente diversi, stesso discorso vale anche per i film. Avere una mentalità aperta ci permette di avere un occhio critico su vari aspetti, imparando a confrontarci con chi ne sa di più e seguire determinati consigli in materia e cogliere determinati riferimenti o citazioni.

In questo caso posso dir loro grazie per avermi fatto crescere in un ambiente costruttivo ricco di attività stimolanti e creatività, da bambino (nonostante tutto). Se ora so apprezzare varie canzoni di Johnny Cash e la tecnica di Joe Maphis  il merito è suo e di quel sacchetto di soldatini blu di fanteria che mi aveva regalato da bambino e complici di mille avventure svolte nel giardino casa.

Ora, con futuri cambiamenti positivi sulla mia strada e pronto per affrontare una nuova avventura nella mia vita, immagino un dialogo (non proprio) Padre-Figlio degno di Jeremiah Johnson e Del Gue, tratto dal film "Corvo rosso non avrai il mio scalpo!"




In puro stile cowboy qual'è sempre stato e sempre sarà.



(Colonna sonora ascoltata durante la realizzazione del post: "lo straniero dai capelli rossi" Willie Nelson & Merle Haggard "Django and Jimmie" )

lunedì 9 settembre 2019

"Mister Napoleone", di Luigi Garlando (Ovvero: Sotto sotto pure io ho dei ricordi calcistici)




Questo post con sfumature calcistiche sembra un po' una ripicca alla nazionale di basket e alla sua uscita prematura dal mondiale svolto quest'anno in Cina (lungi da me fare critiche ai giocatori, al coach Meo Sacchetti e a tutto l'entourage).

Ma non lo è.

Tutta "colpa" di questo libro, Mister Napoleone (narrativa per ragazzi), scritto da Luigi Garlando, che è riuscito a catturarmi capitolo dopo capitolo. Ovviamente certi fatti sono stati inventati, ma credetemi: Mi sentivo li a Sant'Elena con l'imperatore e in compagnia di Emanuele de Las Cases e questo suo diario ricco d'aneddoti e avventure.
Cosa c'entra il gioco del calcio in questo periodo storico noto a molti? Innanzitutto la strategia, successivamente (evitando spoiler), c'è una partita. E qui, come spesso accade, mi fermo. Perché le recensioni le lascio fare a chi di dovere.






Inizio dicendo che non sono una persona che vive solo ed esclusivamente di basket.
Come per l'APU Udine, sono un tifoso dell'Udinese. Questo perché le mie radici sono qua, intrecciate tra i sassi del Tagliamento. Anche se sono un meticcio di tante regioni (Sponda Torino da parte di mia madre, quindi una buona fetta di parenti si alternano tra Toro e Juve, e una nonna materna vicentina. Il che, probabilmente per osmosi, nel 1998/1999, il Vicenza di Marcelo Otero e Pasquale Luiso godeva delle mie simpatie. Senza dimenticare i cugini di Trezzo sponda Inter).
Un mio più grande rammarico, nel corso di questi 35 anni, è non avere varie foto di determinati istanti della mia vita. Ciò che mi ha spinto a scrivere questo post è stata anche l'idea di descrivere questi momenti in maniera nitida. Sfogliando queste astratte polarodid mentali. Il tutto meditato tra una riga e l'altra di questo libro.

Il primo ricordo che ho col pallone da calcio era il classico "tango", regalato ai bambini. Mi ricordo che ci giocavo con mio nonno paterno tra i vigneti di casa mia e, alle volte, si univa anche suo fratello (mio vicino di casa). Era un periodo così innocente e spensierato, nella mia mente è tutt'ora presente il mio stupore, da bambinetto di 4 anni (credo), nel vederlo palleggiare con maestria. Un piccolo osservatore...il che mi fa capire perché molti anni dopo ho preferito i giochi manageriali rispetto a quelli giocati quali fifa o PES.
Come sua moglie, anche lui seguiva spesso lo sport in tv. A prescindere se era atletica, ciclismo o calcio (cose già più "normali" rispetto a lei che fino a qualche anno fa viveva per il wrestling, american gladiators e World strongest man: la stravaganza è di famiglia). Tutt'ora lei mi racconta di quando mio nonno Bruno si addormentava sul divano durante una partita e silenziosamente cercava di rubargli il telecomando per cambiare canale, sempre con esiti negativi in quanto vigile e attento anche nel sonno.
Crescendo, alle elementari, ero un pilastro portante in difesa durante le ricreazioni nella storica rivalità sezione A vs sezione B (la mia) nati nell'1984. Il mio idolo? Ovviamente Bruce Harper, di Holly & Benji. Ero già maldestro e goffo nei movimenti (prima di scoprire appunto la pallacanestro), ma come in tutte le cose già allora mettevo anima e cuore...mentre mia madre metteva toppe sui pantaloni viste le mie uscite difensive.
Ipotetici almanacchi sportivi della scuola elementare "A. Volta" dicono "Mirko C. : tot presenze e un gol, fatto ai rivali della sezione A". A mio dire uno dei momenti più belli di sempre, se non erro in quarta elementare. Era la classica rinascita emotiva. Citando un aforismo del libro appena letto: "la fatica necessita rispetto". Probabilmente gli ultimi due anni delle elementari eravamo tutti veramente uniti. Come una vera e propria squadra.
Nello stesso periodo giocavo anche nei "pulcini" della società del mio paese, quindi gli allenamenti un po' avevano giovato.
Mi piaceva da morire, come nella pallacanestro, l'attenzione e la cura pre-partita: I parastinchi, allacciare le scarpe e immaginarmi il più delle volte come un cavaliere pronto ad affrontare avversari. Anche se il più delle volte scaldavo la panchina: un po' perché il tesserino non l'avevo fatto nei termini stabiliti, un po' perché mentalmente ero nel mio mondo immaginario e la parte agonistica non si era ancora fatta viva in me. Di certo ricordo i viaggi in macchina, specialmente una trasferta e lacrime agli occhi dal ridere assieme a tre compagni di squadra.


Abitando in un paesino di provincia, dove le alternative per i giovani sono due: O vai al bar o giochi a calcio, verso i 13 anni durante il periodo delle medie ero il più classico degli "abile e arruolato" per le partite con gli amici. La mia Udinese, beh, parliamo di una squadra che durante il mio triennio scolastico era arrivata terza in campionato e partecipava in coppa Uefa. Per non parlare di Oliver Bierhoff, Poggi, Amoroso e dei loro traguardi individuali (per questo, c'è Wikipedia ).
Prima accennavo a delle foto istantanee mai realizzate. Se devo farne una che descrive il mio rapporto con questo sport, sicuramente gioco tutte le fiches su questo momento: Era un fine settimana qualsiasi, assieme ai soliti quattro amici si andava di straforo al campo di calcio comunale scavalcando il cancello. Durante quel tragitto in bici, preso dall'euforia imitavo le varie esultanze dei calciatori (ovviamente pedalando in modalità "freestyle": Senza mani) : tra i tanti gesti c'erano la mitraglia di Batistuta, l'aeroplanino di Montella alla Samp -ai tempi- , Delvecchio. Il tutto sorridendo, circondato dagli alberi di una strada secondaria e sulla vecchia bicicletta grigia di mia nonna.

Non avevo/ho mai nascosto questo interesse, anche se ero/sono in piena overdose di palla a spicchi. Da adolescente ero succube di videogiochi quali fifa99 e fifa 2000, seguiti da ISS pro Evolution e sul finire la serie Football manager: in tutti questi videogiochi ricordavo un degno osservatore di Gaucci ai tempi del Perugia Calcio: Mentre tutti creavano la squadra con le stelle di questo sport, io cercavo giocatori arabi e asiatici. Quando vincevo era un mix di litigi, risate ed euforia.



(Un ringraziamento speciale ad Ali Daei e i gol che mi segnava in zona Cesarini su ISS PRO)



Nel mondo della lettura devo dire che questo non è il primo libro che leggo dove il protagonista o i coprotagonisti danno calci ad una palla: in principio, nella mia libreria, è comparso "L'ultimo minuto" (Narrativa straniera), di Marcelo Bakes. Un libro che probabilmente rileggerò una volta finito i nuovi acquisti, anche perché i soldi non crescono sugli alberi.
Il secondo, più recente, si tratta di "Irregolari", di Mauro Bonvicini. Molto interessante, non solo perché l'autore è friulano come me, ma perché citando il sottotitolo, tratta di "Sottoculture di strada e di stadio tra Europa e Nord America 1870-1914". Non si smette mai d'imparare. Anche perché di quest'ultimo sono stato alla presentazione presso il Trinity Pub, locale di Udine dove, salvo impegni lavorativi, mi potete trovare di tanto in tanto tra una Guinness, risate e gli ormai "handshake" brevettati con i due proprietari (il tutto tra gli sguardi perplessi degli altri clienti, ma come avevo scritto all'inizio...nel mio caso la stravaganza è di famiglia).


Nonostante tutto ho un rapporto d'amore e odio, con questo sport. Non tanto per le rivalità anche campanilistiche, quanto per le ingiustizie e le terne arbitrali ai danni dei più deboli. Che, nella vita di tutti i giorni, spesso per chi come me non riesce a stare zitto creano problemi o posizioni parecchio scomode, anche nei confronti di chi abbiamo vicino. Insomma: Sta scrivendo uno che da bambino s'incazzava vedendo continuamente Tom perdere ai danni di Jerry. Le mie reazioni spesso esagitate sono tutte nel più classico dei preventivi.
Anche se l'onore delle piccole squadre in certi casi guadagnano sempre il mio rispetto proprio per la determinazione nonostante l'avversità subita. Citando il libro:

"(...)Nonostante la disonestà e la violenza, gli inglesi non hanno potuto impedirci di portare per due volte la palla nell'arco di trionfo. Possiamo farlo ancora, perché noi giochiamo meglio di loro e a questo gioco non vince mai il più forte, ma il più abile. Non pensate all'arbitro o al risultato, soldati, pensate solo alla coccarda che portate al petto. Giocate come se ogni pallone che vi trovate tra i piedi fosse quello che può riportarci in Francia."


Ora, citando sempre una canzone dei Bluvertigo "Non odio il calcio, ma chi ne abusa". Adesso lo seguo col contagocce. Mi limito a leggere gli articoli sul quotidiano, dalle sessioni di mercato ai risultati di campionato, evitando così incazzature inutili in una vita a volte già difficile di suo. (centrando di conseguenza le mie energie da tifoso sull'APU)


Ritornando così il ragazzino che sorrideva in bici imitando le esultanze di calciatori carismatici di altri tempi e tirava i calci ad un pallone con la stessa gioia che aveva anni prima suo nonno.

(Unico rimpianto? Non aver chiesto nel 1998 l'autografo a Ganz e nel 1999 a Gargo. Incontrati il primo per una comparsata nella mia scuola a Tolmezzo e il secondo...di fronte casa mia al bancomat. Ma quest'ultima è la leggenda, confermata poi da un mio caro amico del paese, di quella che era la mia comitiva d'amici!)




Video di repertorio: Martignacco, 25 Luglio 2014. Ex giardino di un mio caro amico & compagna.

martedì 27 agosto 2019

HAPPYish: la parte cinica di me (ritrovata per caso in una serie tv)


Spesso il mio rapporto con le serie tv, escludendo quelle più conosciute come Friends, Twin Peaks o X-Files, è parecchio burrascoso: Sono sempre stato il bastian contrario che non vuole guardare un programma semplicemente perché tutti stanno li con il viso attaccato allo schermo. Cerco piuttosto di trovare qualcosa più alla mia portata, una trama che in qualche modo ha qualcosa da dirmi. Un segnale, diciamo.
Ovviamente, quando trovo qualcosa che mi piace (Alcatraz, Bored to Death, L'isola del tesoro per esempio) la loro durata oscilla tra una e tre stagioni. N.B: con i Durrell siamo "casualmente" a tre, occhio Mirko.

HAPPYish, uscita il giorno del mio compleanno del 2015 -evidentemente era già tutto scritto-, è una serie tv cinica, cattiva, che fa dell'umorismo dark anche sulle situazioni più drammatiche. E mi è piaciuta per mille motivi.

Ed è stata tagliata dopo una sola stagione.





E' la storia di un pubblicitario 44enne, Thom Payne, interpretato da Steve Coogan (visto di recente nel film Stanlio & Ollio) alle prese con quello che è il cambiamento radicale della sua azienda: vengono nominati due giovani svedesi come direttori creativi e di conseguenza deve restare al passo con i tempi, mal volentieri, quel tanto che basta da perdersi e riflettere sulla propria vita. Anche in modo cinico e simpaticamente cattivo.
Ovviamente il tutto si riflette anche nella vita privata, come marito, padre e amico.




L'ho scoperta per caso. Come quando vado in libreria e sento i libri chiamarmi pur non avendo mai letto recensioni a riguardo. E' capitato con "La moglie dell'uomo che viaggiava nel tempo" (prestato e mai più ritornato, la cosa buffa è che ho trovato una vecchia edizione tra i libri di mia madre: era anche li destino) e "Una perfetta giornata perfetta", di Martin Page.
Mi ha letteralmente rapito, puntata dopo puntata. Per tanti punti di riflessione in comune nella vita quotidiana, per esempio certe situazioni lavorative paradossalmente uguali e diverse allo stesso tempo: Posso solo limitarmi a dire che il concetto di "famiglia" che i due direttori creativi svedesi vogliono portare alla MGT, sede dove lavora Thom, stava stretto -da spettatore- anche a me che, come spesso accade, tendo ad essere uno che timbra il cartellino e sta per i fatti suoi evitando se possibile cene aziendali con colleghi. (Premessa onde evitare scomodi fraintendimenti lavorativi futuri: ad alcuni di loro voglio veramente un bene dell'anima: Presto libri, consiglio gruppi musicali e c'e un rapporto a dir poco delizioso...ma preferisco non andare mai oltre per principio. Forse per paura di creare un legame così complice che, a causa d'incomprensioni lavorative, andrà via via a deteriorarsi nel tempo per cazzate insostenibili ).

Thom per restare in pace con se stesso e la sua famiglia, si era trasferito a Woodstock proprio per il quieto vivere e proteggere i suoi cari in quella che lui chiama la "campana di vetro", circondato da una coppia, entrambi con figli di cinque anni, cinica quanto loro (Memorabile, vedendoli giocare, lo scambio di battute ricche di cinismo dette col sorriso tra i due padri: "Lo sai che tuo figlio è una grandissima testa di cazzo? Diventerà uno stronzo un domani." "Il tuo invece diventerà una fighetta: Hai notato che continua a guardare Dora l'esploratrice?"). Per qualche ovvio motivo in questa scena sono riuscito a proiettare me e il mio più caro amico. Il tutto, ovviamente, ridendoci su.
Lavorando a contatto con il pubblico, in quanto commesso/addetto sala, trovo -concerti a parte- fastidioso ritrovarmi circondato il più delle volte dalla confusione in se nei momenti di riposo. Apprezzando col passare degli anni,  il silenzio. Questo fa anche capire perché mi sveglio ogni giorno alle cinque del mattino anche se non sono di turno: il paese per una volta è taciturno. Nessuno che chiama urlando vari conoscenti da una parte all'altra del marciapiede, creando così siparietti che si dividono tra il  folkoristico e la pesantezza cosmica. Citando un dialogo di uno dei miei film preferiti (Numb, con Matthew Perry):

<<Sara: "Do you ever feel better?"

Hudson "4.45 am

And for the next 20 minutes, the only time in this city's day when is completely deserted.

I feel like we're the last people on earth.

I wish it was like this all the time". >>

Ma questo "sentirsi bene se isolato", come spesso accade (almeno per me) può essere deleterio: Mi rendo conto che ho bisogno del contatto umano per vivere e devo imparare ad uscire un po' di più. Me lo sento dire spesso da varie persone. Giorno dopo giorno.
Senza vivere col pensiero "devo accendere il pc e scrivere" (per quello esiste ancora la penna e il fidato moleskine). -Se non scrivere, fare dormite pomeridiane che oscillano dalle due alle tre ore buone-.
Probabilmente anche per questo motivo cerco sempre di mettermi alla prova parlando con persone che non conosco, specialmente nel pub del mio caro amico e della sua compagna: Se per certi versi, come scritto in altri post, so essere costante e determinato lavorando su me stesso a livello fisico e mentale, in altri ho letteralmente accantonato quelli che sono i rapporti umani, forse per esperienze negative che la vita mi ha fatto trovare nel mio percorso di crescita.
Mi sa, da fan dei Bluvertigo, che ho ascoltato troppe volte "L.S.D (La Sua Dimensione)" e cito:"La mia terra è fatta da rapporti umani / quasi tutti deteriori / e a volte sono anche deleteri". 


Senza dimenticare ovviamente il mio rapporto con la tecnologia: Le scene dove il protagonista prende la metro per andare a lavoro e, mentre legge il suo libro cartaceo, si ritrova circondato da gente chiacchierona "armata" di tablet la dice lunga.
Per non parlare anche del rapporto con il mondo della telefonia, visto che pian pianino il mio vecchio Galaxy sta eliminando numeri da solo (non chiedetemi come). Evidentemente, ha vita propria. 



L'unica differenza è che in quanto sono pro-android non mi convertirò a questa "nuova" religione.


Tra i tanti esempi da citare in sole dieci puntate, c'e quella dove afferma di essere un alieno. L'ho adorata quella puntata: Quante volte penso, forse con esagerato egoismo a dispetto di chi mi vuole bene, un rapimento da parte loro (o almeno che mi "riportano a casa"). Quella frase ripetuta, visto vari eventi dell'episodio, "Perché in questo cazzo di pianeta tutto va alla rovescia?". Seguito dal sogno ad occhi aperti: Un disco volante che appare durante una riunione lavorativa (per Thom) o quando Lee, la moglie, è uscita da scuola dopo un colloquio tra genitori. Entrambi guardano l'astronave estasiati, sbracciando e urlando "Sono qui!! Mi vedete? Riportatemi con voi! Ehi!!".
Qua non mi voglio dilungare troppo: Lo sanno anche i sassi che il mio rapporto con questo universo ricco di misteri è presente in me da quando avevo 12 anni. Ho molto da dire per quanto riguarda l'ufologia e altre forme di vita, tant'è che ho in mente di fare un post a se (visto il libro che sto leggendo, se avete fatto caso -per chi in questo momento vede il blog dal pc-).

Posso dire che tra battute cariche di cattiveria, elfi animati e scatole di amazon parlanti (si, avete letto bene), situazioni a dir poco surreali come la parodia di "let it go" di Frozen trasformata -da parte della madre, ormai diventata esaurita a forza rivederlo per l'ennesima volta con il figlio- nella canzone sul farmaco "Lexapro" e molto altro; il messaggio finale di questa prima (e ultima) stagione mi è piaciuto parecchio.
Non farò spoiler, anche perché su questo blog non ne troverete mai almeno da parte mia, ma mi ha fatto capire che, nonostante tutte le avversità e i progetti che abbiamo in mente nelle nostre vite (a prescindere dalla decisione che prenderemo),  siamo tutti complessivamente "Piuttosto felici" (una traduzione stiracchiata del titolo della serie).

Proprio perché, trovando la forza necessaria, riusciamo a riderci su.  Anche nei momenti peggiori.

A volte con un po' di cinismo, che non guasta mai.