lunedì 12 agosto 2019

"La nazionale di basket siamo (anche) noi." (cit. La giornata tipo)




In questi giorni d'Agosto, complice anche il lavoro frenetico di commesso in un supermercato in questo periodo, il tempo per dedicarmi al blog è ridotto. (Soprattutto se sono reduce dalle due settimane di ferie estive e la mia più classica delle "sessioni di flebo" in mezzo).

Ciò non toglie che accumulo idee e bozze su bozze per eventuali post futuri e non. Complici i vari libri che leggo o leggerò ed eventi ricorrenti e futuri. Più che bozze sembrano pezzi di un puzzle che, messi assieme, formano non solo le mie riflessioni che danno titolo al blog. Ma anche la mia personalità, un variopinto biglietto da visita.
Tra i tanti eventi c'è per esempio il mondiale di basket in Cina, da sabato 31 Agosto a domenica 15 Settembre e una passione sempre presente per questo sport. Una delle mie ragioni di vita, parafrasando Homer Simpson e la birra.

Dire che sono nato con la palla da basket in mano, come direbbero i più esaltati, è sbagliato. E' vero, assieme a tre compagni delle elementari avevo praticato minibasket durante la prima elementare, ma di quel periodo ricordo obiettivamente poco, se non le girelle mangiate durante il tragitto e la cura nel preparare il borsone per le partite (rituale pignolo e scaramantico portato pure in età adulta): in quel periodo come spesso accade avevo provato nuoto e anche calcio. Poi, fino al 1995 numerose medaglie di tuffo acrobatico sul divano.
Qualcosa, poi,  è cambiato.
Già, L'estate di quell'anno l'avevo trascorsa dai parenti in provincia di Torino. I due cugini più grandi di me mi portarono ai campetti chiedendomi se volevo giocare a basket. In cuor mio sentivo che quella palla a spicchi mi chiamava, pari pari alle sirene con Ulisse. Il resto è il più classico dei circoli viziosi: Inizio le medie in una scuola nuova dove ci sono anche i campetti di basket (e non venivano utilizzati per altre partite di calcio) e scopro il magico mondo dell'NBA e della Legabasket. Letteralmente un "uomo nel pallone", citando i Matrioska e una loro canzone che tanto adoro.
Ricordo ancora quando avevo scoperto NBA Action su Koper/Capodistria quel Lunedì sera.
Sorrido perché ironia della sorte il video realizzato dalla giornata tipo inizia citando proprio il classico canestro appeso in camera e il "Not in my house" con ditone di Dikembe Mutombo: Beh, cambiando canale avevo trovato proprio il programma già iniziato con un focus sul centro congolese degli Atlanta Hawks (in quel periodo).
Ero talmente su di giri che in camera tiravo da tutte le posizioni possibili, ripetendo i commenti e i nomi visti nel curtside Countdown elencati dal grande giornalista e telecronista sportivo Sergio Tavčar.
Il 4 Maggio del 1996 poi avevo chiesto una cosa sola per il compleanno, anzi due: Palla da basket e canestro da mettere in giardino, anche perché mi allenavo nel terzo tempo tra le vigne di casa mia "schiacciando" sul tubo del pergolato con un vecchio pallone da calcio -Come un ragazzo nel video postato- (oppure di sottomano con una triste cassetta in legno di patate bucata appositamente e fissata alla "bene e meglio" sul vecchio tubo dell'altalena sotto il caco). Da quel giorno per molti anni successivi, per la gioia dei vicini ero un continuo palleggiare e recuperare la palla nei vari giardini oltre la rete. Aumentando il (facile) livello della pallacanestro praticata tra le mura di casa con amici e centrando tiri impossibili alla Steph Curry: da "dietro l'abete" (come distanza), dal marciapiede delle suore (vicine di casa in quel periodo), l'alley oop per il ramo di fico che la buttava dentro e molte altre soluzioni degne degli Harlem Globetrotters e molto altro ancora.
Stava diventando tutto troppo facile e come detto in altri post volevo alzare l'asticella, difatti così mi sono iscritto nella squadra di basket del paese vicino. Grande società, grande squadra.
Proiettato in un'altra realtà, quella agonistica, ma con un grande cuore e tanta passione, sono riuscito a ritagliarmi molti minuti nel secondo anno: 1998/1999. Non sono mai stato una guardia tiratrice, ma amavo il confronto con gli altri compagni e avversari della zona.
La mia fortuna è stata avere un coach fondamentale come Marini, che era riuscito a sgrezzare alcuni miei difetti e a rendermi un buon difensore. Uno di quelli che "non segnerò venti punti a partita...ma ne devi mangiare di polenta, prima di riuscire a smarcarti dal sottoscritto" ( Argomento già trattato in uno dei miei primi post: " Wonderful losers: Vita (di tutti i giorni) da gregari").
Poi si sa, molti alti e bassi con (a mio dispiacere) cambi di allenatori poco complici con l'unità di squadra e una magia che si è evaporata col tempo. Anche perché gestire un branco di 15/16enni non è mai facile, figuratevi se un nuovo coach -non della zona- non ottiene risultati, fa giocare solo sei persone su 12 e dopo un po' getta la classica spugna: Il risultato? Noi della panca avevamo iniziato a dare picche per le convocazioni, complice anche il fatto che non ci considerava nemmeno per gli schemi, e gli allenamenti si trasformavano in partitelle anche di calcetto.
Ma a parte questa triste fine, sono tutt'ora legato ai colori di questa squadra, colori di un paese che mi ha dato tanto rispetto al mio comune (sempre più pettegolo e deludente): Oltre alla salute, visto i ricoveri in day hospital e attualmente il lavoro, in passato pure lo sport.

Ovviamente avevo ripreso a giocare in un'altra società agonistica, ma non è stata la stessa cosa. Troppe primedonne e allenatori che, anche li, non consideravano il mio impegno e le mie qualità difensive (dicesi "becero campanilismo tra comuni"). Tranne uno che, venendo da fuori, mi premiò aumentando il minutaggio in questa nuova avventura e facendomi pure partire titolare in una partita.
Quindi, tanto schiappa in fondo in fondo non ero.
Quello è stato il classico canto del cigno: Ormai 21enne e sempre citando le parole del video mi consideravo bravino per far parte dell'under 21 di qualche squadra. Ma quella società, per quanto fallimentare in quel periodo, non credeva nei giovani e ancora meno nel progetto dell'under 21.



Visto e considerato che senza basket non so stare, dio -o chi per lui- benedica i campetti.


Foto (fatta a tradimento) di repertorio del 2014: parafrasando futurama "più che un gancio-cielo sembra una mossa da soubrette"




I campetti da basket sono sempre stati il mio habitat naturale, alla fine. Aria aperta, tiri ignoranti alla Gianluca Basile e un mix di risate, cazzate e incazzature. Penso che di tutti questi periodi passati ai campetti i ricordi più belli sono tanti: In particolar modo due su tutti. Le partite con un mio amico di quel periodo (ed ex compagno di squadra di quell'ultima società) nell'estate del 2004: Partite e poi via a vedere le olimpiadi a casa sua con una pizza vicino e le urla, gli abbracci per la vittoria dell'argento dietro l'oro vinto dall'Argentina di Manu Ginobili e davanti al bronzo americano del Dream Team.
Il secondo la lunga estate del 2014 fino ai due anni successivi: Io e un mio caro amico avevamo ancora fame di basket. Avevamo creato un gruppo fittizio di amici e conoscenti a dir poco casinisti ma con voglia di fare e uniti da questo sport. Con ironia, visto che in NBA ci sono gli Hornets, i Bulls, i Raptors e via dicendo... ci chiamavamo "i Ghiottoni di Taipana (con sede a Gemona)". Perché proprio Taipana ancora non lo so, visto che nessuno era di quella zona. Ma suonava bene.
Oltretutto visto il cameratismo e la goliardia che si era creata col tempo oltre alla difesa avevo aggiunto un'arma in più, complice anche il film "Baseketball" scritto, diretto e interpretato da Trey Parker e Matt Stone -gli autori di South Park-. : La psycodifesa. Ovvero dire cazzate insostenibili per riuscire a distrarre l'avversario.
In questo caso però gli europei del 2015 li avevo visti in solitaria: Con le finestre aperte e il volume al massimo e la voce di Flavio Tranquillo che riecheggiava nella via, per una volta, alla faccia di alcuni fastidiosi vicini che per loro "azzurri" e "Italia" significa solo la nazionale maggiore di calcio (dimenticando non solo gli altri sport e competizioni, ma anche partite dell'under 21 e femminile) e puntualmente dettano legge ad ogni europeo o mondiale. Una seconda rivincita, la mia.
Visto che la prima è stata -in termini calcistici- quando l'Italia venne eliminata dall'Uruguay nel mondiale del 2014: la solita euforia non era presente, regnava il silenzio ma da buon provocatore quale sono era una ghiotta occasione per farmi odiare. Apro le finestre e con tutto il fiato che avevo mi affaccio e urlo, con invidiabile sarcasmo... "Che silenzio...come mai? Nessuno che urla forza azzurri? Ah già, l'Italia è uscita dai mondiali. Non fate casino oggi? Comunque ragazzi...forza Uruguay.".

Ora a 35 anni non gioco più. Almeno, la voglia c'e: Ogni mattina durante i miei 20 minuti di corsa sul tapis roulant prima di andare a lavoro, vedo vecchie partite motivazionali ricche di phatos -ultimamente, per esempio, il derby dello scorso anno tra Partizan e Stella Rossa-.
Le occasioni per riprendere sono, probabilmente, nell'aria: amici di amici che hanno giocato in passato con ragazzi che conosco, ex compagni di squadra che passano a fare la spesa e le infermiere che mi sopportano durante le flebo hanno figli o figlie che praticano questo sport.
Ma giustamente bisogna iniziare a fare i conti con altre priorità e nuovi aspetti che la vita ti pone davanti.

Mai dire mai nella vita. Soprattutto se il basket stesso dona così tante emozioni uguali e diverse a molte persone.

Come dice il video "questi ragazzi sono il nostro sogno realizzato".
Da bambino sognavo appunto,  tra le tante cose, una bella carriera cestistica fatta di tanti colori: Quelli locali, visto che come club sono sempre stato un tifoso di Udine (Snaidero prima e ora APU), Europa (la Union Olimpija Lubiana, le partite che vedevo su Capodistria e il loro modo di giocare riuscirono a ipnotizzarmi davanti la tv) e con moltissima fantasia l'NBA.
Sogni di un ragazzino di 12 anni, appunto. Ma che in testa aveva sempre quell'azzurro carico di ricordi e di storia. Azzurro che mi catturò negli anni '90, complice il mondiale in Grecia del 1998 e quella partita persa con il presunto "dream team" fatta con quella che fu chiamata "la sporca dozzina": una nazionale priva di stelle NBA ma che comunque arrivò a vincere il bronzo. Azzurro che mi fece saltare di gioia per l'europeo vinto a Parigi nel '99 e quell'amichevole a Colonia vinta contro gli americani, l'olimpiade finita sul podio con un meritato argento e via dicendo.

Sogno, anche per questo mondiale, una nazionale sulla carta outsider ma che in qualche modo riesce a tirare fuori qualche coniglio dal cilindro. Parlando con amici e gente che mastica questo sport, sento con frequenza la frase "la vedo durissima quest'anno!".
Perché non prendere esempio da quella sporca dozzina già citata? Certo, la nostra bandiera è tricolore, non stelle e strisce. Ma tutto può succedere.

Citando un loro slogan "io amo #italbasket , amatela anche voi".

Forza ragazzi!







giovedì 25 luglio 2019

"Io personalmente, preferisco la gente insana di mente"






Questa frase, cantata da Morgan ai tempi dei Bluvertigo, mi ha sempre indirizzato verso le persone "folli", quelle persone che nella vita sanno osare in termine creativo. Saper uscire fuori dagli schemi.

I Bluvertigo stessi mi avevano mandato "fuori dai binari", in quello che per altri coetanei era un 1999 ricco di musica commerciale e mainstream.
Li avevo scoperti durante il programma "Serenate", condotto da Andrea Pezzi -e con la partecipazione dei Cavalli Marci, altri geniacci che riuscivano a strapparmi grosse risate-. Ricordo ancora l'ossessione per quella canzone e quante volte avevo mandato indietro il nastro della videocassetta per riascoltarla, o di come in allenamento a basket la cantavo assieme ad un mio compagno di squadra...durante l'ennesimo giro di campo a causa di una sconfitta il weekend precedente. Ma imperterriti io e lui siamo andati avanti.

Non voglio parlare di uno dei miei gruppi preferiti da sempre o della pallacanestro in se (di quest'ultima forse a fine Agosto/Inizio Settembre [Spoiler, anche se non si svolgono a Rio ma in Cina] ). Quanto l'attenzione, nel corso degli anni e con l'arrivo di internet, di cercare video a mio dire surreali. Quelli che ti lasciano il più delle volte senza parole o ti fanno dire "Perché?" a seconda dei casi.
Ricordo ancora quando ero iscritto a facebook prima di cancellarmi, tra post carichi d'odio e foto che elemosinavano like in bacheca, postavo cose che non stavano ne in cielo ne in terra. Per portare un po' di colore in un social che già anni fa iniziava ad essere una giungla di leoni da tastiera, non so come ma ho iniziato a fare ciò per cui sono noto tra gli amici al bar. Un piccolo esempio?




Sono sempre stato una persona curiosa, fin da bambino.
Abitudine che non ho mai perso da allora, quando vado a trovare mia nonna, è sfogliare le riviste d'enigmistica e leggere gli articoletti "Strano ma vero". Più o meno come Bruno, il taxista del film Il mio migliore amico, qua recensito.
Mi ricordo una delle prime notizie che mi aveva catturato: Parlavano di oggetti volanti non identificati nei dipinti del passato. Per uno che crede negli alieni e in Altre forme di vita (perdonatemi, ma visto il titolo del post la citazione era obbligatoria), è stato subito amore a prima vista.
In un primo momento volevo fare di questa mia caratteristica una pseudo "rubrica", parafrasando lo spot di una nota bevanda: "contro il logorio dei lunghi post" che tendo a scrivere per la gioia di molti. Ma mi sembrava una cosa azzardata in stile diari scolastici, quando lo passavi ai compagni e compagne e trovavi spesso aforismi o cose nosense e fuori luogo una volta ricevuto. Per quanto mi conosco, sono certo che riuscirò a trovare l'aggancio giusto per collegare determinati video ad altrettanti post futuri, se mi capiterà l'occasione.

Ma cosa esattamente mi affascina? Come mai tutto questo riesce ad attirarmi come miele per gli orsi?

Non sono mai stato una persona che tende a seguire la massa. Abitando in un piccolo paesino di provincia poi è facile vedere alcuni comportamenti o gusti se vogliamo stereotipati per sentirsi "diverso", da quel luogo comune che ci ha dato i natali. Ma che alla fine, allargando l'obbiettivo, tanto diversi non sono.
A rendere il tutto così surreale, per me, è stato quel ragazzo che cito sempre e che abita di fronte casa mia: Quando avevo 13 anni, circa (forse anche 12), lui -classe 1981-, aveva i capelli cotonati come Robert Smith (Il cantante dei Cure, li adorava). Non solo, stesso abbigliamento...pure truccato uguale. Ora nel 2019 sembra una banalità me ne rendo conto, soprattutto con tutti i vari  youtuber maschi che parlano di make up. Ma in quel periodo avevo capito grazie lui quanto è fondamentale essere se stessi e non seguire la massa. A costo di ricevere battutine o critiche.
La stessa pallacanestro è stato un uscire fuori dai binari, in quanto abito in un paesino che vive per il calcio. E se parliamo di basket e uscire fuori dagli schemi...questo video è d'obbligo (inutile dire che stravedevo e stravedo tutt'ora per le sue giocate, anche se da tempo si è ritirato):




Ricordo ancora quante volte ai campetti o in allenamento la frase "Hai visto che ha fatto Jason Williams la scorsa notte?", seguita dal difficile tentativo di riproporre il passaggio di gomito o altre sue varianti.
La cosa migliore, nell'insieme, è riuscire a coinvolgere chi ho attorno. Non quanto per egocentrismo e avere le luci della ribalta tutte per me. Non sono il tipo, tranquillo e riservato come sono.
Ma per riuscire a far scoprire qualcosa di nuovo a chi ha bisogno di nuovi stimoli. Ricordo ancora quando avevo scoperto gli Airtist, gruppo turco se non erro, composto da Didgeridoo, scacciapensieri e il terzo che fa beatbox: In un primo momento un mio amico se ne usciva con "Ho paura di cosa mi farai ascoltare", seguito successivamente dallo stupore di tre suoni, tre strumenti assemblati tra loro e dal risultato finale.

Citando Caparezza, in quella che sicuramente è una delle canzoni che riesce maggiormente a descrivermi dall'inizio alla fine del testo:  "Mi piace sapermi diverso. Piacere perverso che riverso in versi su fogli sparsi, nei capoversi dei giorni persi nei miei rimorsi".

Non c'e cosa migliore al mondo di avere una mentalità aperta e dare libero sfogo alla curiosità. Anche quando si sta davanti alla home page di un motore di ricerca.



P.S. Visto che fa caldo, "Rinfreschiamoci" con questi video:







sabato 20 luglio 2019

"Rapsodia francese", di Antoine Laurain. / "Rapsodia friulana", di M.C.





"La storia dei gruppi è sempre la stessa: Giovani di orizzonti diversi si mettono insieme per amore della musica, perché suonano da soli a casa loro e hanno voglia di incontrare altri ragazzi e ragazze che suonano da soli a casa loro." (tratto dal libro).


Rapsodia francese è stato un libro inaspettato. Pari a ciò che succede a uno dei protagonisti, il medico Alain Massoulier, quando riceve a distanza di trentatré anni una lettera da una nota casa discografica e scopre che "la demo era piaciuta".
Inaspettato perché non immaginavo di rivivere determinati parallelismi musicali in un libro, anche se ovviamente avevo suonato solo in due piccoli gruppi cover della zona, uno elettrico e uno semi-acustico.
Inaspettato per la stessa location e ciò che rappresenta per me: Parigi. Troppe informazioni presenti che viaggiano a cento all'ora nella mia testa...e poca caffeina in corpo (visto che sono le 6.16, ora in cui scrivo la bozza, e non ho ancora fatto colazione). Un passo alla volta, Mirko.

"Sogno di una notte di mezz'estate", mi viene da dire. E no, non sto delirando se cito la commedia scritta da William Shakespeare.
Questo è uno dei primi parallelismi, se vogliamo, visto che la canzone del demo piaciuta alla casa discografica, s'intitola "We are made the same stuff dreams are made of", ovvero "Siamo fatti dalla stessa sostanza dei sogni" (Da "La Tempesta", sempre di Shakespeare).
"Sogno di una notte di mezz'estate", perché, associata all'altra frase, tutto era partito in me quando avevo 13 anni, più o meno. Era l'estate del 1998 e prima di dormire ascoltavo gli album degli Aerosmith, Garbage, Korn e fantasticavo non sulle parole, quanto nel vedermi sul palco a suonare o a cantare (non nel caso dei Garbage, ovviamente). Volevo in qualche modo entrare nel mondo della musica, dopo la parentesi al pianoforte che, alle elementari, aveva avuto lo stesso effetto di un sasso lanciato nell'acqua.
Sogni che puntualmente si presentavano grazie ai vari cd che ho accumulato nel tempo, alle parole descritte nei testi una volta maturato e visto il contenuto a 360°. Fino a quando, come spesso accade, stufo di sognare ad occhi aperti (e con un gruppo di utenti conosciuti su un forum dedicato ad un noto trio grunge di Aberdeen), mi sento dire "...perché non suoni il basso? dalle tue parole e per come sei orientato nella musica sembra lo strumento alla tua portata". Non smetterò mai di ringraziarvi.

Proprio da qui arriviamo a Parigi. A distanza di anni mi decido e compro basso e amplificatore. Complice il fatto che mi avevano rinnovato il contratto al supermercato dove attualmente lavoro e i primi "dindini", come spesso accade, li ho investiti in un meraviglioso regalo.
Nello stesso periodo ero venuto a conoscenza della Chabane's Records. Un sito/blog francese (ormai chiuso da tempo) dove davano spazio ai gruppi emergenti da tutto il mondo. Generi? Ovviamente Grunge, Metal, Punk, Rock, Industrial...e via dicendo. Roba tosta. Dopo aver ascoltato i "Nippercreep" contattai i gestori di questo blog per comprare due t-shirt (una del gruppo e una di questa casa discografica) oltre a vari cd per supportarli. Scambiando qualche mail in inglese -perché il mio francese si limita a "Oh Lalà" come in Ritorno al futuro parte II, pur avendo una nonna paterna cresciuta in Francia e, dai suoi racconti, la chiamavano "le petit italiene"- mi sento dire la seguente frase: "Siamo in tour in Italia, ma in alcune date abbiamo problemi con il bassista. Vuoi unirti a noi?" La mia risposta "Lusingato, ma sono bassista da neanche un giorno...non so fare neanche "Nella vecchia fattoria". Contatterò qualche amico e girerò il vostro contatto.". Ha proprio ragione Max Gazzè nel cantare "Una musica può fare".
Da quel giorno, per la fiducia e per ricordarmi di crederci sempre nei miei mezzi, avevo attaccato sul mio Warwick due adesivi di questa casa discografica e del gruppo. Tolti poi col tempo perché volevo ripartire da zero.

Col tempo si cresce e si fanno esperienze anche sentimentali.
Leggere di Aurore, nel libro, l'assistente personale di un politico (che all'epoca del gruppo era il manager) concentrata sulla sua carriera lavorativa, mi ha fatto ritornare alla mente malinconiche ferite. Non prendetevi a male se leggete, non ho rimpianti ne rancore. Le sconfitte sentimentali ci aiutano a migliorare ed essere delle persone migliori nel futuro di coppia, quindi tutto di guadagnato a livello umano probabilmente per entrambi mi auguro. (Bisogna convivere con le sconfitte, in uno spot Michael Jordan diceva "ogni mio fallimento mi ha dato forza, il mio dolore è stata la motivazione").
Con questa persona parlavo spesso di musica, complice poi la Chabane's e i loro aggiornamenti le avevo accennato che cercavano artisti per riproporre a seconda dei generi che suonavano, varie colonne sonore dei videogiochi anni '80 e '90 per un album. "Perché non ci provi? Sei bravo!" "No...non sono un artista, sono un commesso che suona nella sua cameretta appena ha un momento libero" (Anche se a distanza di anni, come vedrete qui, mi sono fatto coraggio. Ma è un'altra storia.
Parigi, la location del libro, è stato l'ultimo luogo visitato insieme.
"Fin", come direbbero loro.
Mesi dopo aver assimilato il dolore, c'e stata la rinascita. 

Niente rancore, dicevo. Eppure..."uno" c'era. Avevo trovato una meravigliosa via d'uscita nello sport e nella musica. Tanti concerti e il mio basso. Già scrivevo su vari block notes riflessioni per conto mio, tra i tanti avevo fatto il classico disegnino di un ipotetico gruppo. Il nome? "Project Grudge". Progetto rancore. Ero sarcastico, perché non mi riferivo alle sconfitte ricevute nella mia vita, quanto al fatto che sono come Fox Mulder: "I want to believe". Il binomio Mirko-alieni va avanti da quando di anni ne avevo 12, e questo "Project Grudge" fu un progetto realizzato dagli Stati Uniti per investigare il fenomeno degli oggetti volanti non identificati nel 1949.
Poi l'assonanza Grudge/grunge mi piaceva da morire.
Come spesso accade volevo suonare dal vivo, mettermi alla prova. In questo caso il destino mi aveva donato un meraviglioso regalo: un amico, preso con gli studi di fisioterapia e determinati esami, abbandonava il gruppo nato da poco e "ho fatto il tuo nome, sei interessato? Sono del nostro comune".
Come alla fine del videoclip di Francesco Baccini "Ballata di un ragazzo qualunque", Mirko...




Quando apro quest'argomento tendo sempre ad essere critico, per alcune posizioni prese da una persona in particolare del gruppo e l'attrito tra noi due, ma si sa: Se qualcuno è irrispettoso non solo nei confronti della mia persona ma nel collettivo troverà sempre la porta chiusa.
Spesso però dimentico i bei momenti, le risate durante le prove e i primi video caserecci registrati mentre si suonava.
Le serate fatte col batterista. Basso e batteria: La spina dorsale di un gruppo, sempre insieme. Sempre i primi ad arrivare alle prove e i primi a scherzare ma a rimboccarsi le maniche, senza nulla togliere ovviamente alla cantante e al cantante/seconda chitarra. Ricordo ancora quando, arrivato a prove, sentivo da lontano il suono della sua batteria: si esercitava su "Invaders Must die" dei Prodigy. Lo guardo, collego il basso e a volumi a dir poco esagerati abbiam dato il meglio di noi su un gruppo che adoravamo! Vorrò sempre bene non solo a lui, ma anche agli altri due membri menzionati. Tutti e tre mi donano meravigliosi sorrisi, quando si presentano in cassa da me o li trovo in zona.

Però, come dico sempre, il brutto vizio di volere di più iniziava a farsi sentire. Ognuno aveva gusti diversi e in quanto riesco ad adattarmi, nel mondo musicale, non c'e peggior sordo di chi non vuole ascoltare le proposte affini a seconda dei gusti. Svogliatezza e poca determinazione da parte di una persona m'irritavano.
In più avevo appena perso la mia amica a quattro zampe, dopo lunghi anni d'amore incondizionato reciproco. Ero di nuovo emotivamente scosso (e non per fare la persona materialista, ma prima di Bonnie, a salutarmi fu la mia storica Lancia Y. Anche lei compagna di mille avventure).
Il primo passo fu tagliare i miei lunghi capelli, avevo bisogno di un cambiamento. Ma non era abbastanza. Dopo due sole prove in quasi un anno mi son fatto coraggio e ho mandato il messaggio d'addio nel gruppo whatsapp. L'uomo aveva bisogno di prendere nuove strade.

Tra i tanti fattori che mi hanno spinto al cambiamento fu un film/documentario diretto da Martin Scorsese su George Harrison: Living in the Material World. GUARDATE il trailer per assaporare l'essenza del mio pensiero.



Mi ha sempre fatto ridere dire nel mio paese che mi piacciono i Beatles. Qua, grazie anche ai nostri genitori, dettano legge gli Stones. A rendere bene l'idea, cito il padre di un mio amico: "Qua il 95% di noi ascoltavano i Rolling Stones" "E il 5% rimanente?" avevo chiesto... "Il 5% rimanente è tuo padre e un'altro signore che ascoltano i Beatles". (Anche se mio papà ascolta entrambi, sono musicalmente versatile come lui).
(Non proprio) come George, cercavo nel mio piccolo nuovi suoni. Aver vinto anni fa una microcamera con i Buondì e ritrovarmi grazie allo smarphone, iscritto a Youtube mi son detto..."Perché no!" . Anche se ovviamente, caricare video su un account , non è la stessa cosa.

Col passare del tempo ho ricevuto qualche proposta di due gruppi, uno blues e uno con un repertorio identico a quello del vecchio dove suonavo. Ma in un caso i turni di lavoro mi hanno fatto dare picche al primo e al secondo...diciamo che "Impara le canzoni, ti contatto a Settembre" è diventato "the sound of silence". (Piccolo sassolino uscito dalla scarpa: Siate diretti, dire a una persona "abbiamo già trovato un bassista" o "non fai per noi" è segno di maturità. Stare in silenzio e non avere le palle per dire "le prove sono saltate" dimostra poco carattere).

Evidentemente era destino. Si è chiusa una parentesi. Una parentesi con l'asterisco, pronta per essere ripresa come una nota a piè di pagina in una data non ancora chiara. Nel frattempo, come i protagonisti del libro, è passato qualche anno.

Ora Non sarò un medico come Alain, ma quando a lavoro mi ferma puntualmente un ragazzo che ci aveva sentito suonare a Gemona, spende sempre delle meravigliose parole in ricordo di quella sera di molti anni fa. Con la nostalgia di un momento di festa. L'ultima serata "ufficiale" del gruppo.
Seguito, oltre ai saluti, puntualmente da quella frase...

"Mi raccomando, non smettere mai di suonare!"

...e il mio sorriso, ripensando alle parole di Neil Young prese dalla canzone "Hey Hey, My My (into the black)":  "Rock 'n' roll can never die". Alle prove, alle volte che l'abbiamo suonata.

E a piccoli istanti di complicità, descrivibili solo in una sola maniera: 




mercoledì 17 luglio 2019

Sickly bad taste productions presents: "Squeak the mouse" & co.



"Mirko da bambino trovava ingiusto (in Tom & Jerry) vedere che in ogni puntata tra i due aveva sempre la meglio il topo. Difatti s'incazzava continuamente davanti la tv".  (Mia madre)


Dopo aver finito "Tutti gli uomini del re", meraviglioso romanzo di Robert Penn Warren, per staccare la spina dalla lettura impegnata, ho letteralmente divorato in un giorno il volume a fumetti "Squeak the mouse" di Massimo Mattioli. Fumetto che dentro ha di tutto: Black Humor, splatter (o gore pop), scene di sesso vietate ai minori...

...E mi sono divertito! Meglio frenare l'entusiasmo e andare per ordine.

Era il Natale del '91 o '92 se non erro. Come regalo dai parenti di Torino avevo ricevuto l'abbonamento mensile alla rivista per ragazzi "il Giornalino". Tra i vari fumetti che proponeva, la mia fissazione era centrata tutta dal tono umoristico di Carlo Peroni (L'ispettore Perogatt) e del coniglio reporter Pinky di Mattioli.
A distanza di molti anni, complice la nostalgia che mi contraddistingue, cercavo su internet varie informazioni o volumi dei vari fumettisti. Come spesso accade dopo aver fatto un buco nell'acqua, andando a scavare a fondo nel web, vengo a conoscenza di personaggi e storie più dissacranti per un pubblico adulto: Joe Galaxy e, ovviamente, Squeak the mouse. IBS.it mi propone il secondo nominato.
Il risultato finale, complice anche i miei capelli perennemente spettinati, ricordava il noto meme con Fry di Futurama "Shut up and take my money!".



Galeotta fu anche la frase "questi personaggi hanno ispirato Matt Groening per due noti protagonisti della serie I Simpson, ovvero Grattachecca e Fichetto".
E' surreale quanto ironico mettere insieme i pezzi del puzzle in ordine cronologico e notare come una rivista d'ispirazione cattolica indirettamente mi ha portato ad essere ciò che sono, con il mio humor spesso demenziale e dissacrante. "Divieti televisivi" compresi da parte di mia madre sulla nota famiglia di Springfield.
Del mio humor ne ho già parlato spesso qua e la; con i Simpson invece la storia è diversa.
Ero alle elementari quando lo schermo delle tv italiane aveva preso questa tinta giallastra. In seconda serata a mezzanotte su canale 5. Come faccio a saperlo? Nella vecchia videocassetta de "Il piccolo diavolo", l'ultima pubblicità era stata involontariamente registrata: Un breve teaser della settima puntata della prima stagione.
Nessuno parlava ancora di loro, tranne un compagno di classe che ci aggiornava sulle puntate durante l'ora di pranzo in mensa.
Qualche anno dopo il passaggio televisivo lo spostarono di domenica verso mezzogiorno, o mezzogiorno e mezzo. Incuriosito dal chiacchiericcio generale, visto il passaparola, con un rapido e furtivo zapping metto sul canale e becco proprio loro: Grattachecca e Fichetto che si scannano a morte nel peggiore dei modi (la scena dove Grattachecca viene inchiodato sulle scale mobili e poi diventa pelliccia, per intenderci). Ricordo anche quante ne avevo sentite, prima di cambiare subito canale. Un bel biglietto da visita.
Dove sta l'ironia? Ora, a 35 anni "I Simpson" li vedo in sua compagnia. Divisi tra risate, discussioni costruttive e...di come quella famiglia di Springfield ha vari punti in comune con la nostra, nel bene e nel male.

Come mai mi ha divertito così tanto questo fumetto? Per mille ragioni, innanzitutto è una piccola rivincita splatter concessa al bambino che ero. Immaginare quel maledetto topo torturato nei modi peggiori è stato terapeutico: Certo, le loro Slapstick anche -soprattutto- ai danni di Tom mi facevano ridere di gusto. Lo slapstick in se mi fa ridere, a prescindere se a farlo sono noti comici del passato, cartoni animati realizzati da Hanna&Barbera e Tex Avery oppure scene di film note a molti.
Rivincita eccessivamente violenta, è vero. Ma è sempre stata nella mia indole schierarmi verso chi subisce e non riesce ad ottenere almeno una chance, nella vita. Outsider come Tom, Paperino, Paperoga...gente che si fa (chi più chi meno) un mazzo tanto ma comunque ottiene le simpatie del pubblico in quanto rappresentano a mio dire la normalità dell'essere "umano" nei suoi difetti -anche se antropomorfo, in questo caso-. Chi nasce "Gastone", "Topolino" o "Jerry" nella vita comune, irrita spesso chi deve arrancare e fare parecchi sacrifici prima di ottenere i risultati ottenuti. Anche se poi la soddisfazione finale è maggiore, rispetto a chi trova la pappa pronta.
Divertito anche per i contenuti vietati ai minori, trovare certe scene esplicite è normale routine. Soprattutto per chi come me ha fatto conoscenza in passato dei fumetti su Mr. Natural o Fritz il gatto di Robert Crumb (Esatto, non di Bakshi "Fritz il Gatto").
Parlare di sesso non mi ha mai scandalizzato. Come detto più volte sono cresciuto a pane e Daniele Luttazzi e i suoi vari spettacoli ("Sesso con Luttazzi" su tutti, per restare in argomento). Gli stessi Monty Python nei loro sketch c'hanno messo del loro, rischiando in un solo caso la censura. Fortuna vuole che nel cofanetto in dvd non c'è nessun taglio.



(Passate direttamente al settimo minuto del video)

Ho avuto la fortuna di crescere in un ambiente dove regnava e regna tutt'ora (più o meno) l'apertura mentale. Ovviamente quando possibile senza risultare fuori luogo o inadatto, anche se alcune battute fuori luogo quanto imbarazzanti sono capitate con frequenza (non da parte mia).
Alla fine il corpo umano e tutto ciò che ne fa parte è pura comicità. Buffo il pensiero di come, nel periodo in cui leggevo "il giornalino" e le vignette "caste" di Mattioli, negli ultimi sedili dello scuolabus c'era un disegno raffigurante una donna nuda stilizzata con tanto di frecce e spiegazioni dirette ed elementari. Mi ha sempre fatto ridere la cosa col senno di poi.
Il resto si sa, è storia: Un bambino indirettamente impostato sulle battute per adulti che, crescendo, si ritrova in una scuola media cattolica circondata da tabù e nello stesso periodo in televisione sei trentenni tra le tante cose scherzano sul sesso. Praticamente un "piantagrane nato" per alcuni insegnanti devoti alla chiesa cattolica. Devono ringraziare il fatto che non conoscevo ancora i Python's e il loro film "Il senso della vita". Altrimenti la bocciatura era dietro l'angolo complice soprattutto una canzone di questa pellicola.


Alla fine, con un gioco di parole, "Il senso della vita" alla fine è proprio questo per me. Anzi, uno dei tanti sensi della vita: Non prendere tutto troppo sul serio e lasciarsi andare. L'arte, intesa come mondo dello spettacolo e cartaceo, spesso ci dona momenti violentemente divertenti: Da Pulp Fiction e il tributo ripreso in chiave comica da Aldo, Giovanni e Giacomo. Il cammeo degli attori di Alien (e l'alieno stesso) in Spaceballs.
Nella lettura mi viene in mente quel geniale libro quale "Una perfetta giornata perfetta", di Martin Page, e cito la quarta di copertina:


"Un grido d'orrore di fronte alle mostruosità della nostra vita quotidiana, e al tempo stesso un gigantesco sberleffo alle turpi delizie della modernità".


domenica 7 luglio 2019

Come mai non suoni più? (il Killer -positivo- di me stesso)




Dopo tutti questi (primi) concerti del mese di Luglio, è scontato ammettere che mi è ritornata la voglia di riprendere a suonare, come spesso accade, per conto mio.

Ma cosa mi frena esattamente da riprendere il basso ormai appeso al muro e strimpellare anche la più semplice canzone? Semplice. Sono il "Killer" di me stesso.
Due sere fa, durante una pizza e vari discorsi importanti e non buttati qua e la, ho ammesso una mia caratteristica che spesso non do a vedere perché ben nascosta: Mi ritengo una persona ambiziosa, unito al fatto che non mi do mai limite alle scoperte o a eventuali rinascite creative e non.
Argomento che avevo già trattato nel post "Ricomincio da capo?", seppur in maniera molto acerba.
Queste nuove rinascite sono figlie non solo dell'ambizione in se, ma nel mettermi alla prova e a dimostrare a me stesso che "se solo mi ci metto alla prova, i risultati sperati arrivano". A prescindere se i traguardi sono carichi d'aspettativa o meno. Traguardi sicuramente imposti a livello subconscio visto il triste passato scolastico che, statistiche alla mano, avete letto in molti e a mio dire mi fa molto piacere e vi ringrazio per l'affetto dimostrato.

L'esempio che posso fare con facilità è il mio percorso lavorativo: Nato come idraulico (e svolto dopo sei o sette anni se non ricordo male), sono ripartito da zero complice la crisi, come commesso/addetto sala di un supermercato. Per ottenere la conferma del rinnovo a tempo indeterminato ormai otto anni fa, il "Mirko commesso" ha ucciso la versione operaia precedente. Almeno la parte teorica, visto che ci sono molti dettagli che riesco benissimo ad applicare adesso, come i "lavori di fino" per rendere un negozio ordinato e pulito. Quindi per favore, non chiedetemi cose specifiche o eventuali riparazioni, ho perso la mano.
Con il basso è lo stesso: Ora che scrivo e che mi sono ritrovato in questa passione già presente in me in tempi non sospetti, ho "ucciso" il bassista che è in me per vivere questa nuova esperienza. E' stato divertente suonare dal vivo, poter apprendere e scoprire dall'interno il mondo della musica. Ma dopo un po' tutto era il classico "compitino a casa" e per chi mi conosce si sa, la monotonia non fa parte di me.

Eppure...

Eppure ascolto brani, anche sconosciuti, e mentalmente so che riesco a riprodurli al primo o terzo tentativo. Ma non è quello che cerco ora. Conosco i miei limiti, così come conosco anche il mio percorso di crescita personale. Dico sempre, ricevendo insulti e risate, che "se le lucertole riescono a far ricrescere la coda dopo che è stata tagliata, chi siamo noi per non fare altrettanto? Magari ne eravamo in grado e ce ne siamo dimenticati." (qui capite il perché degli insulti o spesso mi obbligano a stare zitto). Questa mia fantasia detta senza ritegno a voce alta,  descrive in maniera molto astratta e colorata, come affronto le giornate quotidiane. Divise tra viaggi mentali degni di Walter Mitty e la perspicacia di Robert De Niro nel film "Lo stagista inaspettato" (anche se per me De Niro resterà sempre un noto taxista reduce dalla guerra in Vietnam): Quando mi prende una passione, anche nuova, mi ci tuffo dentro. Valuto mesi, prima di prendere una decisione,  poi genero dal nulla una "nuova parte di me". Più o meno con la stessa frequenza di Homer Simpson quando cambia o si cimenta maldestramente nei vari lavori.
E' una lezione che avevo imparato da sempre, abbandonando per un momento la crudeltà della parola "uccidere", quello di far convivere le mille sfumature che mi caratterizzano: I primi tempi andavo in crisi, non riuscivo con costanza a leggere o suonare ma assaporavo i film come delle succose mele golden. E stesso discorso a parti inverse, ovviamente. Li ho capito che non è mancanza di tempo o di voglia, per svolgere determinate azioni o portare avanti le passioni. Quanto la consapevolezza di dare il giusto tempo alle cose e, cosa molto importante, imparare ad ascoltarsi.
Ci sono libri abbandonati da tempo che, letti al momento opportuno, ti fanno chiudere le pagine per un secondo ed esclamare "Porca puttana, se ha ragione!". Come l'interminabile ma pur interessante "Tutti gli uomini del re" (per la cronaca, sono a metà...lo dico per chi si stufa di vederlo qua a lato nella versione pc del blog). Libro che avevo comprato forse due anni fa ma non c'era verso di riuscire a farmelo piacere. Stesso discorso per film tanto rinomati ma che ho recuperato solo nel tempo perché non ero attratto come la maggior parte del pubblico.

Non ho dimenticato l'abc dell'idraulica. Così come si suona. Immagino la mia mente come un archivio di computer, con la gioia di poter riempire lo "spazio vuoto" della memoria di fresche novità. Consapevole che metaforicamente parlando dispongo pure di una memoria esterna che spesso mi aiuta ad immagazzinare le esperienze fatte, anche se ogni tanto si surriscalda causando come spesso accade imbarazzanti problemi nel formulare frasi di senso compiuto.

Lo stesso discorso lo applico nello sport e nell'attività fisica: oltre alla bici e al tapis roulant, per esempio, ora sto valutando come inserire nella routine quotidiana qualche esercizio giornaliero da fare a casa, senza sovraccaricarmi di fatica in questo caldo estivo. Il tutto osservando il mercato nba e studiare così ipotetiche formazioni (spero) vincenti per Dunkest e la nuova fissazione che mi gira per la testa, ossessionando amici e persone che mi circondano: il Disc Golf. Cosa irrealizzabile a livello organizzativo e pratico, ma quando ne parlo con chi mi sopporta, come spesso accade "Che cos'ha tirato fuori, stavolta...", seguito da "Solo Mirko tira fuori ste cose, la cosa preoccupante è come le va a cercare" sono tormentoni ben noti a detta di molti. Frasi dette ancora con i postumi di periodi passati quali Chess Boxing, il tchoukball, il campionato femminile australiano di Netball, il 360 ball o L'ultimate teaser ball. Che vi devo dire...il calcio mi annoia e seguire solo la pallacanestro (per quanto la amo) è riduttivo. Grazie internet. (Citando Daniele Luttazzi "Per rendere interessante il calcio bisogna mettere una telecamera all'interno del pallone o dare una mazza da baseball al portiere").

Voglio precisare una cosa, però: Non ho mai dimenticato tutte le esperienze passate. Se mi chiedono di riprendere a giocare a basket, la risposta è parecchio scontata e ricca d'entusiasmo. Giocando con la fantasia, com'è capitato nei periodi estivi passati, dove mi ritrovavo contro la versione locale in altezza di Boban Marjanovic (e tante, troppe stoppate ricevute per le varie entrate a canestro tentate), mi allenerò dal tiro dalla distanza, in solitaria e sotto la piomba del sole. Da solo, quell'ora e mezzo buona. Così come mi era servita nelle partitelle per spiazzare compagni e avversari.
Lo stesso discorso vale per il basso: alcuni momenti di pausa fanno bene. E non lo nego, di idee e cover da proporre ne ho, lo stesso discorso vale anche per le canzoni che, con poco successo, pubblicavo sul canale. -Niente gruppi emergenti con pezzi propri, ho 35 anni e un lavoro, non voglio perdere tempo in propaganda e spam per qualcosa che da notorietà quanto la durata di un fiammifero acceso-. Nella mia mente riesco a immaginarmi mentre suono "Bambina artificiale" dei Zerozen, per esempio, oppure mentre studio a orecchio qualche pezzo dei Senium...perché in questo caso si sa: gli anni '90 e la flanella non sono mai abbastanza.
Comunque anche l'esperienza nel riprendermi mentre suonavo qualche soddisfazione l'ha data: Tra i commenti del video dove suonavo col basso "Wasted Girl" degli Hot Pink Hangover, Mercy Danger (la cantante del gruppo) mi ha fatto i complimenti.

Questo mio modo di vivere è merito anche del "Black Mamba" Kobe Bryant. E la sua Mamba Mentality. Cinque punti, senza entrare troppo nel dettaglio, che applico in ogni dannata ora del giorno:

1) Alla base di tutto ci dev'essere per forza la passione
2) Ossessione e la cura per i dettagli
3) Per vincere bisogna essere "Relentless": Competitivi a qualsiasi costo
4) Resilienza, resistenza alle avversità
5) Superare le proprie paure.

Do molto peso ai numeri, uno dei tanti motivi per cui Kobe indossava il 24, detta in maniera molto sfumata, è proprio perché a livello fisico e mentale dava importanza alle 24 ore della giornata. "Non sprecare un attimo della tua vita, vivi per 24 ore al giorno". -Senzo "puzza" di coach Phil Jackson...-

Inutile dire che mi sono adattato a questa filosofia e a questi numeri, complice l'anno di nascita di mio nonno a cui sono tutt'ora molto legato, anche se purtroppo non c'è più (1924). Un segno del destino. Oltretutto, svegliarmi ogni giorno alle 6 anche quando non lavoro mi aiuta proprio a pensare ad una delle domande più belle che l'essere umano può rivolgersi nelle prime ore del mattino, quando tutto è ancora in silenzio e l'aspetto creativo e umano s'incontrano per realizzare qualcosa di nuovo, in una giornata non ancora finita negli annali:

"Quindi...che cosa farò, oggi?"




(V'invito vivamente a vedere questo video su Giorgio Faletti, racchiude alla perfezione tutte le idee scritte nel post.)

venerdì 5 luglio 2019

Vita da concerti (Parte II), ovvero: "Una musica può fare".



Di tutti i concerti a cui ho partecipato in questi anni, è veramente difficile scegliere quello più atteso. Quello dove l'aria frizzante la percepisci già alle prime ore del mattino.

Sicuramente, il concerto di Max Gazzè visto il 4 Luglio in Piazza Castello a Udine entra di diritto nella top five per mille ragioni: L'artista e lo spettacolo in se, il mio percorso musicale compiuto in questi anni grazie anche al suo album "La favola di Adamo ed Eva", quel dannato basso e, ultimo ma non meno importante, una meravigliosa compagnia.
In questi casi, dalle mie parti si dice "Cjala fis e no capìs" (Guarda fisso e non capisce). Ma la sbronza colossale era dovuta alla musica, sostanzialmente. Andiamo per ordine e molto, molto indietro nel tempo.


Quando uscì "La favola di Adamo ed Eva" era il 1998, mentre i singoli sono usciti a cavallo tra il '98 e il '99. In quell'anno iniziavo a muovere i primi passi nel mondo della musica, come Bambi sul ghiaccio, per intenderci: Quell'estate in paese tra i giovani (coetanei e non), si usciva tutti assieme e la sera ci si ritrovava in riva al canale con una cassa di birra e la musica di sottofondo che usciva dalle casse della storica Twingo di un mio amico. Com'ero in quel periodo? Ascoltatevi "Tapparella" di Elio e le storie tese, rende bene l'idea. Probabilmente il mio più classico taglio di capelli spettinato, lunghezza compresa, è rimasto invariato nel tempo -salvo varie parentesi ovviamente-.
Ero in fissa con i Beastie Boys, cosa analoga per un abitante di un paesino che vive di rock. Ricordo bene come, sorseggiando la moretti, osavo affrontare i primi discorsi sui Pearl Jam con i ragazzi più grandi di me. Visto che l'album Yield era presente in macchina e "Do the evolution" era in heavy rotation sui canali musicali. Tra i tanti cd presenti c'era appunto, grazie a suo fratello, "La favola di Adamo ed Eva". Lo cercavo da tanto, anche perché i pomeriggi passati a casa erano spesso divisi tra basket e musica (oltre lo studio) e all'epoca TMC2 e altre reti, italiane e non, trasmettevano musica dignitosa.

Ricordo, con esattezza, uno speciale su Rai Uno. Era un gioco di parole, tipo "Sanremo Famosi" o una cosa simile. Sta di fatto che gli artisti emergenti presentati erano pari al draft NBA di quest'anno: A mio dire sbalorditivi (tra i tanti: il bluesman Alex Britti, i Soerba, i Dr. Livingstone, i Zerozen, Danele Groff, i Quintorigo del grandissimo John De Leo e, appunto Max Gazzè).
Molti di questi validi gruppi, chiamiamoli "underground", erano il bagliore di quel sound che ora mi caratterizza. Quel "hai gusti molto particolari", riconosciuto pure qua tra i commenti del post precedente.
Diciamo che le fondamenta erano già presenti quanto solide. Al resto ci pensava il vicino che abita di fronte casa mia. Anni prima in corriera mi istruiva coi Depeche Mode e i Cure. In quella precisa estate quando stavo per uscire con gli amici mi sentivo sempre dire "vieni da me, ti offro una birra e ascoltiamo un po' di musica" (e si, per chi se lo chiede quella deliziosa bevanda l'ho conosciuta intorno ai 13/14 anni. Vi frego sul tempo con la battuta "E' friulano, per loro è normale routine").
Pomeriggi passati ad ascoltare i Korn, Doors, Chemical Brothers, Garbage...e quella frase, riguardo i Tre Allegri Ragazzi Morti: "I primi anni che ero alle superiori e non erano famosi suonarono nella mia scuola e avevo il demo in cassetta, recuperato durante un assemblea". (Il ragazzo è classe 1981, per la cronaca).
I miei amati "TARM" erano, come gli artisti citati -Max Gazzè compreso- in Heavy rotation su un canale del satellite: Match Music. Praticamente la mia seconda casa.
Ero su di giri, complice il fatto di questa valida nuova leva italiana che girava molto lontano dai gruppi da tormentoni estivi creati dai vari "Cecchetto" qua e la. Tutt'ora sono in possesso del singolo dei (P)itch "prova a dominare i miei respiri", a distanza di anni a mio dire continua a spaccare!

Oltre al suo collega bassista, il sig. Castoldi (Morgan), Gazzè era parte inegrante di quell'estate: Il venticello estivo, come l'aveva chiamato lui introducendo la canzone eseguita nel 1998 con Niccolò Fabi, è uno dei ricordi più simpatici di sempre: Partecipavo al più classico centro estivo per i ragazzi chiamato "Grest". (Col tempo e molta satira dopo, l'acronimo non fu più lo stesso ma mi trattengo dal scriverlo). Un gruppo di ragazze e qualche marpione, anche se ancora acerbo ma pur sempre viscido, cantavano insieme proprio "vento d'estate". Da bravo troll qual'ero passavo di la rispondendo a tempo, continuando il ritornello "Non mi aspettate / Forse mi perdo".
Citare le sue canzoni è sempre stato un must, per me. Soprattutto l'estate seguente, alle undici di notte assieme al mio caro amico d'infanzia, storpiando "Una musica può fare, svegliare xyz di notte" (in quanto ci si trovava più o meno sotto casa di una persona della nostra comitiva d'amici).
In buona sostanza il paragone che mi viene in mente è quello con Kobe Bryant e la mia passione per Jordan: Sono cresciuto con il mito del più grande di sempre, ma ho visto crescere e poi ritirarsi, nel corso degli anni, una leggenda del basket e sicuramente il Black Mamba in maglia Lakers rappresenta di più la mia pallacanestro in quanto vissuta in prima persona.
Lo stesso discorso vale per la musica: Ascolto tanti gruppi musicali del passato, molti parecchio importanti, ma crescere e maturare assieme ad uno di loro è qualcosa d'indescrivibile. (Come Max, stesso discorso vale anche per i Zen Circus, pari passo: Visti dal palco piccolino e a gratis dell'homepage festival al Parco del Cormor e ritrovarli, anni dopo e altri concerti in mezzo, in un palco stupendo quale il Sherwood festival).
Praticamente, ero in piena fase di evoluzione musicale. E si, il pezzo dei Shandon ci sta tutto.





Il concerto me lo sono goduto: La fotocamera ha registrato solo un video stavolta. L'osservavo con gli occhi di un "timido ubriaco" (Tranquillo Max, non ti voglio chiedere la mano).
Non voglio elencare la scaletta o l'evento in se. Ma la magia che è riuscito a creare:

L'ultimo post scritto in precedenza finiva con un ipotetico brindisi tra amici, abbandonando le telecamere e smartphone. San Massimiliano da Roma ha fatto il suo miracolo! Effettivamente dovevo trovarmi li con  uno dei soliti amici da "eventi musicali", senza sminuire il nostro rapporto d'amicizia ovviamente. Mi aveva accolto con un "Unisciti a noi, ci sono due persone che ti vogliono salutare..." Queste due persone sono meravigliose: musicisti della zona, dove c'è musica ci sono loro. Oltretutto li ho visti suonare e hanno sempre la mia ammirazione. Soprattutto nella jam session, cosa che non sono mai stato portato.
Tutto racchiuso nell'entusiasmo di uno di loro, nel vedermi e urlare "La mia anima gemella!!". In quanto le nostre vite effettivamente sono piene di parallelismi tra squadre di basket, scuola, musica e addirittura colloqui di lavoro. Una serie di "Sliding doors" le nostre. Era destino rompere il ghiaccio quel pomeriggio in un bar con la frase "Ma ti ho già visto..." e il seguire d'informazioni era tutto un "Non ci posso credere!" degno di Rolando di Aldo, Giovanni e Giacomo.
Brindisi fatto al chiosco, mentre il nostro artista cantava una delle mie preferite di sempre, "Cara Valentina". E guardare ancora la similitudine mia e di questa mia "vita parallela", nel cantare "Non è vero che poi mi dilungo spesso su un solo argomento". Ridendo, oltretutto, captando quest'ironia che mi ha sempre piaciuta nelle canzoni.





La musica, come canta lui, può veramente salvarci dal precipizio. I testi di molti artisti mi sono stati vicini nel corso degli anni e mi hanno aiutato non solo a farmi coraggio nei momenti difficili, ma a ricevere quei calci in culo che meritavo per affrontare lo scalino successivo e diventare uomo (e continuare a diventarlo, visto che al momento di anni ne ho solo 35, l'inizio a mio dire di un percorso di crescita a 360°, tenendo conto che ci sono persone che arrivano anche a 100 anni). Perché obbiettivamente, non sono ancora niente. Avere una busta paga non fa di me un uomo. La mia idea di persona completa è difficile da spiegare, siamo in continua crescita evolutiva: Mentale, sessuale, lavorativa, familiare, burocratica...anche a livello d'istruzione. Perché non si smette mai d'imparare, e l'età è solo un numero irrilevante.
La musica mi è sempre stata a fianco e tutt'ora alcuni o alcune ex studenti delle superiori si ricordano di me, nonostante l'anonimato, per "Quello che aveva sempre le cuffiette" o "quello che faceva delle belle cassette mixate".
Mi ha dato nuova linfa vitale quando avevo comprato il basso e, anche se da autodidatta, volevo sempre sperimentare qualcosa nonostante la mia tecnica parecchio discutibile e poco ortodossa, ma dal grande cuore e passione che (parole di altri e non mie) la contraddistingue.


L'unico mio rammarico, se così possiamo chiamarlo, è non aver sentito dal vivo quella che VERAMENTE è la canzone che ho sottopelle e che descrive alla fine non solo me ma il mio stile di vita, affrontando la stessa a testa alta nonostante le avversità: Colloquium Vitae.




"Vita rinuncia, con me non ti conviene
prendi per il culo qualcun'alto
uno di quelli di carta pieni di te
che lasciano pensare

Ed un anno può sembrare un'ora
con tutte le parole,
con tutte le parole ancora
che vengono soltanto da seduti"




PS: "Non è vero che poi mi dilungo spesso su un solo argomento". (cit)

mercoledì 3 luglio 2019

Vita da concerti




Il progetto di questo post inizialmente è nato non sul resoconto del concerto di Billy Corgan visto Martedì 2 Luglio a Sesto al Reghena. Non scrivo per il Buscadero ne sono così bravo a esternare le emozioni che la musica stessa mi dona ogni maledetto concerto a cui partecipo. Lascio a chi di dovere.

Piuttosto era centrato sul prima e dopo, visto che come accade il più delle volte sono da solo, in silenzio con me stesso e a dare il peggio di me in macchina non tanto per le imprecazioni lanciate verso lenti automobilisti quanto per la mia scarsa abilità nel cantare (Qua un breve estratto dell'album che conosco a memoria "senza titolo: Del fregarsene di tutto e non fregarsene di niente" dei Fratelli Calafuria, che mi ha fatto compagnia nel viaggio donandomi grossi momenti d'ilarità visto anche i testi a dir poco geniali a mio dire). Tutto effettivamente combaciava, dalle strofe alle riflessioni associate o ai momenti di fame (dopo 20 minuti che ero al volante, lo stomaco urlava "mangia i panini!!" mentre il gruppo cantava "La merendina è proprio buona/mi sento un'altra persona").
Tutte le mie aspettative sono effettivamente volate nell'acqua, metaforicamente parlando, anche perché nell'attesa di mettermi in fila, ero solo come un cane preso come sempre dai miei pensieri , lontano dalla massa, per entrare nella favolosa location che da anni ci dona meravigliosi concerti: Grazie agli organizzatori ho avuto modo di vedere artisti del calibro dei Television, Mark Lanegan, Belle and Sebastian e per ultimi gli Air.

Location dell'evento "Sexto'nplugged"




Una cortese ragazza di cui non so il nome, proveniente da Treviso, ha "rubato un po' del mio tempo" per un questionario in vista della sua tesina di laurea, centrata appunto sugli eventi organizzativi. Devo dire che mi sono prestato volentieri a rispondere a queste domande e, finito il tutto (logorroico come sono, ti chiedo ancora scusa se son sembrato invadente semmai passerai di qua, ma poi capirai), abbiamo affrontato un bel discorso a tema, su come i comuni o le città che organizzano determinati eventi possono spronare la curiosità dei turisti di passaggio, a prescindere se si fermano una notte o come me fanno spesso Andata/Ritorno. Non solo a livello culturale, ma anche di sport associando eventi sportivi visto che tutti, chi più chi meno, siamo tifosi di qualcosa o c'interessa lo sport.
Per una volta, ovviamente senza secondi fini, mi son permesso di darle la mail se aveva altre curiosità a riguardo sui concerti (e se il mio punto di vista può esserle d'aiuto, visto che sono a zonzo dal 24 Luglio 2008 con i R.E.M. a Villa Manin, Codroipo -UD-, senza contare i concerti gratis) e in questi anni son riuscito a vedere un bel po' di artisti. Alcuni ancora in attività e altri, ahimè, andati in un posto migliore. Citando Bowie "And the stars look very different, today" -Lemmy visto due volte con i Motorhead, Cornell, due volte anche lui e, a mio dispiacere, Keith Flint con i Prodigy (tre volte)-.
Non voglio parlare del questionario mirato in se, in quanto le domande erano ben precise. Ma di un aspetto che effettivamente ho dimenticato di riferirle: "Consigli per migliorare i concerti o vari eventi in generale?".
Come le avevo riferito, da quando mi son perso i Living Colour ormai anni fa a Pordenone causa tanti due di picche ricevuti da parte di amici, ho deciso di fare il lupo solitario ai concerti. Il lato negativo, se vogliamo, è che ormai citando "Prima fila" dei Punkreas "Prendo possesso del mio posto numerato / provo a socializzare ma ci devo rinunciare". Ma non perché c'e la televisione e gli spettatori vogliono apparire in video come dice la canzone, quanto per i social e dover dimostrare la loro presenza. Un po' per ego, un po' per creare invidia, probabilmente in pieno stile "influencer al coachella festival". Dimenticando che l'attenzione è tutta per le star sul palco e non per loro. Poi come scritto in un post precedente, ognuno è libero di utilizzare i social come meglio crede.

Ripenso ancora alla classica comunella che potevo fare con un ragazzo, complice la sua T-shirt dei Golden State Warriors: "Allora...nessuno vuole Cousins!" o "Bel colpo, D'Angelo Russell!". Stesso discorso vale per l'altro con la maglia del grande Toni Kukoc. Tanta nostalgia per i Bulls di MJ e dell'ex "croatian sensation" in maglia Benetton Treviso. Niente da fare, tutti troppo impegnati e come spesso accade se c'e troppa folla la mia parlantina si blocca, diventando il più taciturno e asociale dell'evento. Cosa buffa, visto che in macchina tra le tante strofe cantavo "Adesso che sono da solo, mi viene un attacco di panico / mi metto la giacca e vado" (Dalla canzone "Di getto"). Ricordo ancora quando mi son perso i Meganoidi a gratis a Udine, proprio perché non riuscivo a interagire con le persone.
Penso che i ricordi più belli, oltre ovviamente alle chicche musicali delle setlist che gli artisti ci propongono, entrano nella top ten i momenti da concerto con alcuni amici.
La lista è lunga e le battute sono tante (quanto difficili) da citare e scegliere: Quelle degne di nota sono sempre con il mio migliore amico, suddivise in vari concerti. Dai Motorhead a Padova il 17 Luglio del 2009 e le risate fatte quando il pubblico incoraggiava il gruppo urlando "Extrema!Extrema!" e il frontman, con una nochalance incredibile, risponde "Grazie, ma...noi siamo "Le merendine atomiche", gli Extrema suoneranno dopo di noi."; seguito dai vari personaggi ribatezzati come "il bambino di trent'anni": Un pargolo che dava direttive al padre sulle foto da fare e dove posizionarsi. Per non parlare dello sbandato di turno che ci offriva un sorso di Havana e, declinando l'invito, ci risponde "Voi dovete ragionare con la vostra testa!!".
Per non parlare dei Subways l'11/11/'11 (non potevo non scriverlo così!) piccolo locale nei pressi di Treviso e ora, putrtoppo, chiuso. Tanta gente, tanto pogo e transenna spaccata dall'entusiasmo dalla massa di disagiati che eravamo sulle note di "Rock 'n' roll queen". Quel "Che cazzo fate" detto con arroganza dal tipo della security e Billy Lunn, il cantante, ferma tutto dicendo stupefatto "Italians, are you fuckin' crazy! But...Keep Calm!"
Restando in tema pogo, memorabile l'amicizia nata con un gruppo di Reggio Emilia durante il Sherwood festival. Mi correggo, l'interminabile pogo.
Già, cari Punkreas, "Fare amicizia dopo un pogo scatenato / sono ricordi che appartengono al passato".

Un buon consiglio che ti posso dare per rispondere alla domanda, anche se di tecnico ha ben poco,  "consigli o migliorie (agli eventi in generale)", è di creare un qualcosa che coinvolge quella parte di spettatori che stanno li in solitaria come me, farli interagire e hanno bisogno di supporto emotivo. Almeno quelli che sottopelle vogliono parlare con qualcuno e, ovviamente, collaborare.
Non dev'essere un "gioco delle coppie" in stile Marco Columbro. Quanto un modo per rivivere la vera atmosfera dei concerti. A prescindere dai forzati convenevoli.
Sembra una colossale stupidata, me ne rendo conto. Ma quella chiacchierata ricca di purezza mi ha rallegrato e mi ha messo a mio agio. Alla fine siamo persone che hanno bisogno di contatto umano verso i propri simili. Se in un evento collettivo come un concerto iniziamo a mettere i paletti tra persone mettendo in primo luogo il proprio ego ed escludendo chi abbiamo vicino, perde tutto il suo fascino.
Su questo sono figlio di mio padre, che non perde occasione per parlare con chiunque e riesce a trovare un conoscente in comune in base al luogo d'origine.

E' vero, ormai siamo passati da tenere in alto le mani come incitamento al gruppo a tenere in mano lo smartphone per il video (mea culpa, ho fatto tre video...ma avevo già detto la mia politica a riguardo).

Non sarebbe male, per una volta, tenere in alto il bicchiere di birra e brindare ad una nuova amicizia. Duratura o meno che sia vista la circostanza, ma pur sempre fondamentale.

(Dedicato a: Il gruppo di Reggio Emilia al concerto dei Prodigy al Sherwood, Simone di Trento e la sua compagna (conosciuti al concerto di Mark Lanegan al New Age a Roncade), Alice e il suo compagno al concerto di Ben Harper a Padova -causa le vostre birre offerte devo rivedere Ben Harper!!-, L'organizzatore de "Om de mer" conosciuto al concerto dei Chemical Brothers mentre eravamo in fila per prendere la birra, Quel gruppo di ragazzi di Padova o Vicenza che, a fine concerto dei Punkreas al Sherwood, rimasero stupiti per "Da Udine?? E tornate a casa ora, non vi fermate a dormire?? Siete dei grandi, cazzo!!". Promesso, la prossima volta accetterò/accetteremo le vostre birre....

...e tutti gli altri che non ricordo ma che, nel loro breve tempo passato insieme, mi hanno donato sorrisi e risate.)



Dimentico forse di nominare qualcuno, riguardo al concerto di ieri?



(Gli altri due video li potete trovare sempre sul mio "presunto" canale...anche se lo ritengo un semplice account, appena "la connessione di Marco Caco" si decide a collaborare) :-)