domenica 24 maggio 2020

"Mi Chiamo T.C." (ovvero "Dipartimento infatuazione per il suono delle proprie parole" parte II).



-Una recensione negativa per un pessimo libro-


Di solito ho vari modi per arrivare a determinati titoli di libri: Non sono un lettore che guarda le classifiche dei libri più letti. 
Negli anni passati spesso entravo in un negozio, facevo un gran sospiro e dopo aver girato in lungo e in largo compravo libri di vario genere che in qualche modo sentivo che mi chiamavano. Occasionalmente mi son fatto consigliare nel tempo determinati titoli da vari amici (Fondamentale per me la "Trilogia" di Efraim Medina Reyes, consigliata appunto da un caro amico; così come alcuni titoli di Banana Yoshimoto da un'altra cara persona).
Poi si sono aggiunti altri assi nella manica oltre al "compro questo...ha qualcosa da dirmi e devo capire cosa", che mi tocca svelare: Le recensioni del sabato presenti su SportWeek, dove occasionalmente qualche chicca interessante salta sempre fuori; altre provenienti dalla rivisa musicale "Buscadero Magazine", libri menzionati da altri libri oppure da personaggi sportivi o vicini a varie discipline: Menzioni d'onore Michele K. Posa, giornalista di wrestling e avido lettore come me e, per ultimo -da stalker, non avendo instagram- i consigli del capitano della nazionale azzurra Gigi Datome sul suo profilo del noto social. L'hastag #gigionelegge è sempre molto interessante. Soprattutto è meraviglioso vedere come uno sportivo non solo ha questo sano interesse per allenare la mente (oltre che il corpo durante le partite), ma si carica sulle spalle la frase "essere d'esempio per i tifosi e spingerli ad aprire un buon libro e leggere -o perlomeno iniziare a farlo". 

Ma...quando il libro in questione non è affatto buono?

Ovviamente il capitano non ha colpe. Anche perché ipotizzo che grazie alla casa editrice si è ritrovato tra le mani un libro che, probabilmente, va contro i suoi valori umani così com'è capitato a me. Ammaliato dalle sue buone parole descrittive era finito nella mia wishlist. D'altronde...come fai a dire di no al capitano? Ovviamente un flop ci sta e Gigi...tranquillo: Non sai quanti ne ho comprati grazie a te o ancora ne comprerò, hai sempre tutta la mia stima. Lo dice uno che non ha la bandiera del Friuli a casa (eresia!) ma inspiegabilmente una sarda e, ovviamente, due casse d'ichnusa per combattere oltre la sete, le calde giornate che arriveranno. 
Parlo di "La più amata", di T.C. E mi pesa anche solo nominarlo, perché comunque una pubblicità negativa resta sempre una pubblicità.
Ero reduce da una serie di letture estremamente positive (per i miei gusti) e in fondo al cuore speravo in un flop prima o poi, anche per spezzare questa routine. Ma non pensavo di arrivare a tanto! Aspetterò solo Martedì 26 Maggio per buttarlo nella differenziata, visto che ritireranno la carta quel giorno.

Perché non mi è piaciuto, nonostante ho letto solo 33 pagine? L'ho trovato presuntuoso, arrogante e come detto contro i valori che ho imparato fin dalla tenera età grazie alla mia famiglia. L'ipotetica ricchezza sbattuta in faccia fin da subito, tra piscine, grossi anelli e questo cognome così importante. La fama e la presunzione (oltre che un po' di razzismo buttato li, da varie etnie a noi poveri e "umili" gente di provincia, che "abbiamo il ghiaino in testa" secondo la sua nobile e ricca famiglia). Più andavo avanti più m'innervosivo per principio, visto che mio nonno ha fatto tanti sacrifici per riuscire a costruire casa mia assieme ai suoi fratelli - passando anche l'infanzia tra la povertà, guerre e lavori all'estero per mantenere un figlio e la moglie. Per non parlare del terremoto che aveva colpito la mia terra nel 1976-. Oltretutto lo stavo leggendo prima d'iniziare il turno a lavoro e si sa: Arrivare col dente avvelenato quando si lavora a contatto col pubblico non è mai bello.
Non capisco come mai questo libro aveva avuto un discreto successo, tanto da arrivare secondo al premio Strega. Sento puzza di casa editrice e di partiti politici per una (ingiusta) promozione. La cosa che mi dona pace è che non sono il solo a pensarla così: Su goodreads ho trovato molte altre pessime recensioni da chi ha avuto il coraggio di leggerlo fino alla fine. Trovando ripetizioni sul suo nome, capitoli scritti male e via dicendo.
Questo si allega al titolo:  perché "parte 2", se non ho mai scritto la parte 1? Ovviamente la parte uno è di Daniele Luttazzi, comico che adoro da quando avevo 14 anni. Anche se il libro da lui citato non è lo stesso, rende esattamente bene l'idea di cosa voglio dire. A te la parola, Daniele.



Una cosa positiva c'è però.

Se un libro come "La più amata" è arrivato secondo al Premio Strega del 2017 (se non ricordo male), ho una chances. La chances per scrivere un libro autobiografico sulla mia vita, la mia perseveranza nell'ottenere risultati e vincere il premio. Partendo alle mie sconfitte alle mie vittorie ottenute con sacrificio, impegno e determinazione. -D'altronde...se un libro così è arrivato al secondo posto la porta è aperta per tutti quanti, anche se non si è figli di noti primari o se non si ha una piscina a casa, vi avviso-.
L'unico problema è che ho imparato una cosa, da mia nonna paterna. Ovvero l'arte della riservatezza. parafrasando la canzone "Quasi adatti" dei Tre Allegri Ragazzi Morti "Quasi adatto a raccontare agli altri i propri cazzi".


Mi hanno raccontato tante favole, da bambino. Mi viene in mente come "La rana e il bue" di Esopo descrive esattamente l'impatto che il libro vuole avere nei confronti dei lettori, finale compreso. Non serve aggiungere altro.







venerdì 15 maggio 2020

"Vita eccessiva di John Belushi - Quando il gioco si fa duro", di Francesco Barilli & Lele Corvi


Prima d'incominciare volevo ringraziare Fabrizio del blog Cent'anni di nerditudine per avermi fatto scoprire questa graphic novel grazie alla sua recensione (che trovate facendo clic sul link sopra postato). Non sono uno che risponde più con la stessa frequenza ai vari commenti sotto i post, me ne rendo conto, ma questi sono piccoli gesti che fanno dire a chi scrive una recensione "Il mio lavoro è servito a qualcosa, ben fatta!". 



Tutto è iniziato da una videocassetta e un videoregistratore nei primi anni '90. La collezione di film non era ancora così vasta come quella attuale in DVD, ma già da queste basi si può capire molto, di me: Spaceballs, i due Ghostbusters, I primi Batman e la trilogia di Ritorno al Futuro. E poi I Blues Brothers. LA videocassetta. 

"La" maiuscolo perché l'influenza ricevuta è stata pari a una bomba inesplosa per molto tempo e pronta a farsi sentire. A partire dal trailer presente prima film, ovvero "Fa la cosa giusta", di Spike Lee: La scoperta di un regista che, nel corso degli anni rientra tra i miei preferiti e quella Fight the power dei Public Enemy di sottofondo che involontariamente ha influenzato i miei gusti musicali. Solo col tempo l'illuminazione: L'album precedente a " It takes a nation of millions to hold us back" dei P.E. era stato prodotto da Rick Rubin della Def Jam -e tutto torna, visto quanto venero i Beastie Boys-.
Cosa ne penso del libro è scontato: La recensione la trovate qua su Goodreads oppure, per chi legge dal pc, da pochi giorni condivido le stesse recensioni qua sulla destra del monitor (a voi la scelta). Ma come mai mi è piaciuto così tanto da dagli cinque stelle su cinque? Quanto effettivamente non solo i due "musicisti", come vengono chiamati in una scena del film da una signora, mi hanno influenzato, ma i vari personaggi interpretati da Belushi stesso (e anche nella cultura di massa, anche come compagnia d'amici)?

Ci sono due fasi, prima dell'età adulta, in cui questo cult cinematografico veniva visto e rivisto fino allo sfinimento: Da bambino nei primi anni '90 con un mio caro amico dopo le ore di catechismo -dove spesso combinavamo più danni della confraternita "Delta Tau Chi", ma ad Animal house...ci arriviamo dopo-. Come Jake & Elwood la complicità creata ai danni del prete o della "pinguina", era la stessa.
Verso i 12 anni, in seconda media, ritornò di prepotenza in heavy rotation complice anche la passione per la musica presente in me e al mio vicino di banco. Eravamo presi bene, mancava solo di formare un gruppo e chiamarci "Cech & the magic tones".
Da queste basi e crescendo con amici con interessi simili al sottoscritto il resto è scontato: L'attitudine dei due fratelli, le battute ripetute a memoria in determinate occasioni e l'espressione di Elwood nel sentirsi dire "Non è il bicchiere giusto" come immagine profilo nel nostro gruppo whatsapp.



Un film che ha segnato tutta questa compagnia d'amici che frequento: Basta pensare al fantabasket su Dunkest e al nome della squadra di uno di loro: i "Good Old Blues Brothers boys Band" e le risate fatte subito dopo, sforzando la foce per rispondere "Io sono Bob e questo è il mio localino!" oppure "Hey...questo non è Hank Williams!!".


Se "Joliet" Jake mi ha influenzato a livello musicale, complice soprattutto i vinili di mio padre e la sua passione per il blues, c'è un personaggio che si è fatto sentire in me. Forse nel periodo più turbolento e assetato della mia vita. (D'altronde sono friulano e un po' d'autoironia non guasta mai). Parlo ovviamente di "Bluto" Blutarsky in Animal House.
Nella graphic novel di Barilli e Corvi, i due personaggi sopra citati si fondono a John Belushi e si scambiano con naturalezza nel corso dei vari capitoli spiegando appunto le varie fasi della sua vita.
Un po' quello che è successo con me quando ho scoperto Animal House.



Già membro di una numerosa compagnia di amici (diversa da quella riguardante i Blues Brothers) degna di una confraternita, non elenco cosa succedeva in quel 2007 per privacy e dignità. Ma non è tanto per i festini in se: Uno dei ricordi più belli associati a questo film è quando avevo l'avevo fatto vedere ad un mio amico e compaesano. Gli si era aperto un mondo e come spesso accadeva nel film, il brano "Louie Louie" era diventato il più classico dei tormentoni tra di noi. Quando, prima del COVID-19, ci si trovava per una birretta da qualche parte oppure, "alzando il tiro", Havana Cola.
L'imprevedibilità di Bluto/Belushi era d'esempio per i momenti più folli passati assieme.
C'e ancora quella frase che circola ispirandosi all'attore, ovvero "Ho sentito di un conoscente che per carnevale voleva prendere esempio da Belushi e vestirsi da brufolo, ovvero con del dentifricio in bocca". (Lo "Sparacibo" nella traduzione italiana è "Zit" nell'originale, ovvero appunto brufolo. Oltretutto scena improvvisata sul momento, per chi non lo sapesse).


Nella vita però non ci sono solo le risate e i momenti ricchi d'ilarità ed euforia. Non sarò tormentato come l'attore e protagonista di questa graphic novel che v'invito a leggere ne ho gli stessi problemi  e dipendenze che aveva lui nel corso degli anni , ma certe vignette parlano da sole:



In famiglia, almeno, da una parte della mia famiglia risultavo sempre quello "simpatico", con la battuta pronta e dalla risata assicurata. Più che altro per autodifesa. Personalmente è un ruolo che mi è sempre pesato, così come chi mi attacca etichette tirando così conclusioni affrettate sul sottoscritto e non comprendendo al 100% il mio valore o le mie idee. Parafrasando una frase letta nel libro precedente, ovvero "Ascension: Vita e musiche di John Coltrane ", di Eric Nisenson: "Non cercate di capire Mirko troppo in fretta".
Non ho sempre la battuta pronta, molte volte so essere il più rompipalle e fastidioso essere umano presente sulla faccia della terra, specie se i miei progetti o le mie abitudini scivolano di mano nella loro evoluzione. D'altronde, tenendo fede alla Graphic novel...



Fortuna che la mia tenerezza, o meglio ancora la mia pace mentale riesco a trovarla come Belushi nel ruolo di Ernie Souchak nel film "Chiamami aquila"; dove il direttore del giornale dove Ernie lavora, per determinati motivi lo convince ad allontanarsi dalla città e andare sulle montagne rocciose per intervistare la giovane ornitologa che studia il comportamento delle aquile calve.
Ho semplicemente bisogno di tranquillità e ovviamente tanta natura e verde, la stessa che la mia regione (o alcune parti del mondo) riescono a darmi. Posso avere gli stessi problemi delle persone comuni, simili o maggiori -in fin dei conti siamo tutti uguali e diversi gli uni dagli altri-, ma mi basta una camminata in montagna, un giro in bici o (in tempi di Covid-19), alzare la testa dalla postazione da cui scrivo per vedere se ci sono dei grifoni che stanno volando in cima ad una montagna, perdendomi nella loro maestosità e nella loro apertura alare.
Piccoli dettagli che mi fanno capire come la natura è l'elemento fondamentale per il benessere del sottoscritto.



John Belushi è diventato un mito per tutti quanti noi per ciò che riusciva a fare davanti alla cinepresa. D'altronde parliamo di un signor attore e improvvisatore circondato da colleghi di altrettanto valore in qualsiasi set cinematografico o televisivo, basta pensare a SNL -Saturday Night Live-: Bill Murray, Dan Aykroyd, Chevy Chase...lo stesso Robin Williams che stimo tanto quanto Belushi, anche lui ricco di talento e purtroppo, tormentato da dipendenze nel corso degli anni.

Semplicemente...iconico.











sabato 25 aprile 2020

"Esattamente, mio caro Watson".





"L'uomo poteva prendere strade insolite", Affermava Antonio Ricci riguardante Giorgio Faletti e i suoi tanti interessi portati a termine nella vita. 
Frase a mio dire azzeccata anche per il sottoscritto e tutte le influenze che ho assorbito nel corso degli anni da parte dei miei familiari: i Western da mio padre, il Wrestling da mia nonna...manca ancora una componente, che forse a leggere questo post sta pure gongolando, visto che a mio dire è probabilmente la mia fan #1. Ovviamente parlo di mia madre. 
Come avrete intuito dal titolo, mi riferisco al mondo del giallo: Polizieschi, crime, gialli, noir e chi più ne ha più ne metta. Titolo voluto e non provocatorio, visto che Sherlock Holmes dice in molteplici occasioni la frase citata e non "Elementare, Watson". Anche se della stessa parola (Elementare), ne fa spesso uso. 

In principio tutto è nato da una costola di "topolino", ovvero "Topomistery". Il ricordo dei gadget per riuscire a decodificare le frasi criptate donava brio ed euforia per quello che era il più classico degli ingenui tra i bambini. Diciamo pure una dolce ingenuità fanciullesca.
Senza dimenticare la stazione della polizia dei lego, la serie animata presa spunto dalla nota serie "Scuola di polizia", Scooby Doo e la programmazione di "Ispettore Gadget" su RaiUno. Il cartone, non quella cosa caccolosa chiamata film con Matthew Broderick anche perché, come spesso si dice in questi casi, hanno cagato fuori dal vaso: Artiglio (da quel che mi ricordo) non si è mai visto, nella serie animata!




E ovviamente, un noto uomo-pipistrello che per quanto riguarda il crimine, lo sconfiggeva a modo suo, studiando indizi e debolezze degli avversari nella sua bat-caverna.


Crescendo poi tutti questi dettagli si sono spostati ovviamente nella lettura e nel mondo del cinema a piccole dosi ma sempre mirate e di buon gusto quando possibile. 
Concentrandomi di più sulla lettura; in questa quarantena, per esempio, gli ultimi tre libri letti hanno in comune questa caratteristica. Buffo sapere che tutto è iniziato come con "Revenant" di Punke (già spiegato nel post a tema western): Una volta finito di leggere tutti i libri in mio possesso, sono andato alla ricerca di alcuni provenienti dalla libreria di mia madre, trovando così "Detective in poltrona. Come si diventa Sherlock Holmes", di Ransom Riggs. Un regalo di Natale dello scorso anno che è stato provvisoriamente accantonato causa un Gennaio non troppo felice a casa mia. 
Come scritto nella recensione su Goodreads, anche se è stato pubblicato nel 2009, "Ad avere una DeLorean e portarlo indietro nel tempo, come l'almanacco di Biff Tannen in "Ritorno al Futuro II", sicuramente il mio genere letterario prendeva una piega molto diversa da quella attuale". Questo perché ha tutte le caratteristiche che cercavo in un libro da bambino, quei classici libri con delle belle illustrazioni e le capolettere a inizio capitolo. Sono come Amelie e il suo favoloso mondo: Mi piacciono le piccole cose ma che donano molta soddisfazione. 
Un libro che letteralmente mi ha rapito, anche se ovviamente rivela il modus operandi di Sherlock Holmes rovinando la sorpresa a chi vuole leggere i romanzi con lui protagonista o le sue avventure. Ma l'ho trovato coinvolgente e interessante come pochi. In più, capitoli tipo "come individuare una stanza segreta" mi han fatto esaltare come quando, a 13 anni, avevo visto su Capodistria "The last shot". Io, che sono cresciuto con il mito di Batman e anche adesso a 35 anni continuo a fantasticare su come e dove avere una caverna segreta o sottopassaggi, trovo un capitolo così. La voglia di setacciare tutta la casa per trovare una stanza nascosta e trasformarla nella "Cech-caverna", è alle stelle. 




Il libro va preso per quello che è, ovviamente: una descrizione dettagliata e tecnica del modus operandi che probabilmente si farà amare e odiare dai ben noti amanti del detective. Anche se, tra le cose positive, ci sono alcuni aforismi o determinate situazioni che si possono benissimo applicare alla vita quotidiana.



Successivamente è arrivato da amazon "Il mio cane preferisce Tolstoj" , di Paolo Cioni. Stappando così lo spumpante quando finalmente sono riuscito a terminare l'acquisto (al quarto tentativo in non so quanti anni). 
Un giallo tragicomico che è anche (e soprattutto) "L'ironica metafora di una ricerca di se in chiave postmoderna". Com'è scritto nella quarta di copertina. 


Onestamente, mi chiedo come mai ha avuto così poca notorietà questo libro del 2016. Almeno, credo che ha ricevuto poca visibilità: ogni volta che provavo ad acquistarlo su ibs.it o sul sito della feltrinelli puntualmente veniva eliminato, fortuna che mi ha salvato amazon!
Coinvolgente come pochi, l'avventura di Adelmo Santini mi ha fatto riflettere tantissimo, come son solito fare, proiettandomi nel protagonista e nel suo passato. Non molto simile ad alcune strade che ho preso anche io. Nel suo caso l'ex comico e con un libro di successo ritirato ormai dalle scene, si ritrova una lettera anonima minatoria. Dovendo così ripercorrere vecchi passi e vecchie strade della sua vita. Il tutto con il suo amico fumettista Gilli e il fidato "Piccolo Santini": il suo amico a quattro zampe che tanto piccolo non è, in quanto Bovaro del Bernese.
Ho amato il personaggio, ricco di sfumauture: dall'essere marpione ad avere una spiccata sensibilità, per non parlare del suo rapporto con gli animali e i suoi amici.
Allo stesso tempo ho compreso il suo "ritirarsi dalle scene". Mi ha fatto pensare a quanto poco scrivo sul blog nonostante il tempo non mi manca (sto anche facendo esecizi su esecizi per tenermi in forma)  -è vero che siamo in quarantena, ma sono pur sempre un commesso di un supermcato e gestire questo tipo di lavoro in questo periodo non è facile, quindi PER FAVORE evitiamo com'è capitato in passato paragoni lavorarivi. Come si dice in friulano "Ognun al bala cun so agna". Grazie-, ma come scritto all'inizio del post "L'uomo poteva prendere strade insolite", di conseguenza mi sto orientando su goodreads e recensire libri su questa piattaforma. Anche se a livello mentale ho un archivio bello pieno, qua manca probabilmente la motivazione. Il classico crollo emotivo dopo l'entusiasmo iniziale. Probabilmente è la quarantena che parla: pian pianino sta avendo lo stesso effetto anche Slowly. Per quanto sono nate splendide amicizie in giro per il mondo, dall'Indonesia alla Spagna, dall'America all'Ecuador -senza menzionare molte altre, connazionali compresi-, vedo in generale che l'attenzione sta svanendo pian pianino. Probabilmente il pensiero di tutti nel mondo, è quello di ritornare ad uscire di casa e fare una bella camminata o rivedere persone care e amici, piuttosto di un monitor.

Sta di fatto che la struttura di questo libro è completa. Citando mia madre "la lettura non dev'essere solo uno svago, ma deve anche arricchire". E così è stato, leggendo tra le parole non dette.

 Stappiamo quindi lo spumante per l'acquisto di "Il mio cane preferisce Tolstoj", andato a buon fine anche per le aspettative che avevo sul libro... #alittlebitofthebubbly





"Ancora con il wrestling? Non ti sembra fuoriluogo?" Direi di no.
L'ultimo, di questo mio periodo "in giallo", degno della signora dei Ferrero Rocher o di Jessica Fletcher -dovevo linkare questa canzone in qualche modo, visto tutte le volte che l'ho cantata nella mia vecchia lancia Y- si tratta della graphic novel appena finita " El Borbah " , di Charles burns.
El Borbah è un wrestling/detective a mio dire cazzuto come pochi, con un carisma che si sposa benissimo nella mia compagnia di amici, duante le fagiolate e "barili di birra". Mi son piaciute praticamente quasi tutte le storie raccontate in questo volume (Quattro storie su cinque). Come spesso accade i disegni creepy e inquietanti di Burns fanno d'atmosfera a storie intrecciate tra il noir e la fantascienza. Con dei colpi di scena finali che, come detto più volte, fanno dire al lettore "Porco due per due!" Citando appunto il protagonista nella versione italiana.
Cosa che ho apprezzato molto, in questo volume, è anche l'epilogo che spiega la nascita di questo personaggio: Di come Burns negli anni '60 a Seattle vedeva da bambino questi "omoni bianchi pelosi e sovrappeso, vestiti con costumi succinti che se le davano di santa ragione" prendendo poi così ispirazione tempo dopo, complice anche il fatto di quando, in California, scoprì i lottatori messicani tutti con queste maschere sul volto.
Avendo nominato Seattle e amando il panorama grunge di fine anni '80 inizio '90, mi sembra doveroso dire che è sua la copertina dell'album fatto da artisti vari "Sub Pop 200", dell'omonima casa discografica.


C'è ancora un mistero da risolvere: Andrò avanti con il blog o la mia mente mi porterà verso nuove avventure? L'unica pista da seguire al momento è presente solo nella mia mente. Sorridendo in maniera beffarda, guardando i nuovi acquisti cartacei e una promessa fatta ad un utente. Chi? Resterà un mistero, visto che l'unico indizio concreto è che riesco ad alternarmi tra libri e graphic novel!




(il mio approccio con le idee creative: "Kansas city shuffle": "Merda cazzo porca, esatto.")



giovedì 26 marzo 2020

"The wrestler", di Darren Aronofsky



(Questo post è dedicato ad una grande fan di questa disciplina, mia nonna, scomparsa a Gennaio del 2020 e, purtroppo, pure ad un mio caro amico, anche lui appassionato. Siete sempre nei miei pensieri)



Premessa: se alcuni termini sono a voi sconosciuti, fate pure clic qui: Glossario del wrestling. Sono consapevole che se parlo di wrestling su internet rischio la gogna, ma sono pronto e corro il rischio. Il mio punto di vista su alcune cose, è da nipote prima e appassionato poi. Tenete presente questo, poi insultatemi pure. Anche se alla fine vi offrirò una birra e pace fatta. Insomma, pure Stone Cold ne aveva offerta una ad Undertaker!  Detto questo...






Era da tempo che volevo scrivere qualcosa su questo film, rivisto probabilmente per la quarta volta in vita mia.
Non tanto per la trama in se facilmente reperibile nel vasto mondo del web oppure per alcune curiosità (il che probabilmente mi farà aggiungere all'elenco delle persone che l'hanno già fatto), quanto cos'è stato per me avere una nonna che lo seguiva da sempre, dagli anni '70 a poco prima della sua scomparsa e quanto questo mi ha influito nella vita di tutti i giorni, facilitando pure amicizie.
La trama, per chi non lo sapesse, è la storia di Robin Ramzinski, noto ai fan con il ring name di Randy "the Ram" Robinson. Un mito degli anni '80 che, a vent'anni di distanza continua a combattere nelle indy (Circuiti indipendenti) tenendo così viva l'adrenalina e l'adorazione dei fan che ricordano ancora il suo match più importante di sempre contro la sua nemesi, l'Ayatollah. Il tutto da una splendida visione esterna: non quella televisiva che lo spettatore è abituato a vedere da casa, ma i preparativi e i confronti tra i vari lottatori, spesso rivali nelle storyline, sull'evoluzione dell'incontro in se.
Il tutto condito da cosa accade fuori dal ring, dalla "vita vera" di chi ha dato tutto per questa disciplina e fa mille sacrifici per tenerla ancora viva, dal secondo lavoro alla vita sregolata. Dopo un violento hardcore match, un grave problema di salute fa rivalutare molte cose: dal possibile ritiro al rapporto con la figlia. Insomma, dare un senso alla sua esistenza. Ma si sa, il boato del pubblico è sempre troppo forte e the Ram non può fare a meno del ring. La passione è passione.


Con mio grande rammarico, non sono mai riuscito a far vedere questo film a mia nonna. A prescindere dall'età non era mai interessata a ciò che Hollywood propone per tv (a meno che non si trattava di "Hollywood" Hulk Hogan).
A differenza delle sue amiche le storyline proposte dalle varie federazioni erano le sue "telenovelas" (appassionati del wrestling, concedetemi il paragone. Stiamo parlando di una signora anziana!) e spesso le Kayfabe per lei erano buona parte vere. Mi ha sempre fatto tenerezza questa cosa, vista con gli occhi di un nipote. Non era per rovinarle la magia che si era accumulata in lei nel corso degli anni, anzi... per farla rendere ancora più partecipe alla cosa. Ma si è sempre rifiutata. Praticamente avevo una nonna "mark" e ne sarò sempre orgoglioso di tutto ciò. D'altronde mi ero ripromesso, dopo la sua scomparsa, di tenere viva questa passione che la differenziava dalle altre signore anziane di un paesino come il mio.

Anche se avevo una nonna così, il mio primo approccio (da appassionato di basket) è parecchio prevedibile quanto tardivo: Parliamo di uno dei miei giocatori preferiti di sempre, Dennis Rodman, e della sua rivalità sul ring con Karl Malone (accompagnarono rispettivamente Hulk Hogan il primo, mentre il secondo "DDP" Diamond Dallas Page). Era il periodo delle finali tra i Chicago Bulls e gli Utah Jazz e ovviamente, di Bash at the beach del 1998.



Era la prima volta che parlavo di Wrestling con lei, le avevo portato una rivista di basket con la foto di Rodman. "Lo conosci questo?" Non ricordo bene la sua reazione, probabilmente mi parlava del match, ma per un ragazzino di 14 anni che stava scoprendo il mondo (specie d'estate), l'attenzione era una cosa rara da trovare. Anche se la mia memoria, con ironia e senza offesa, viene definita "autistica".
L'interesse durò più o meno poco, come quell'estate. Avevo le partite di basket con la squadra e la preparazione atletica, la scuola e molti altri interessi. Non ero ancora multitasking come lo sono adesso a 35 anni. Ma il destino (e dei compagni di classe casinisti alle superiori, nel boom italiano grazie alla programmazione in differita sulla mediaset) evidentemente aveva molta pazienza col sottoscritto e in qualche modo, voleva indirizzarmi li. Rendere ancora più speciale quel rapporto già unico che avevo con mia nonna.

"Ma che Cena...meglio Lesnar!!" sentivo urlare durante le ore buca in classe e spesso ignoravo il tutto, visto che mi portavo da casa un libro da leggere per passare il tempo. Il loro parlare sguaiatamente e i vari riferimenti a ciò che succedeva durante lo show blu della wwe erano come una sirena, entravano nella testa e non si schiodavano da li. Più o meno come la musica d'ingresso del team wcw "American Males" (perché ho cercato il link...perché!non riuscirò più a togliermelo dalla testa!).
Durante una delle più classiche partite di briscola mi ero fatto coraggio. Mi faceva strano parlarne con mia nonna di questa cosa (anche perché diciamolo: L'idea comune di una nonna è colma di dolcezza e gentilezza, dai modi spesso mansueti), ma è stato più forte di me. "Nonna, senti che ti chiedo, ne parlavano in classe e... Anche a te piace John Cena?" Non era ancora il periodo con la new entry musicale, li il face della federazione era ancora Dr. Thuganomics. Ma, detto con ironia, mia nonna era talmente avanti coi tempi che nella sua mente era già partito il meme a pieno volume che fa da padrone su internet. (crrrrrrrrraapaaadoooo - Birra offerta finita la quarantena a chi l'ha capita e sta tutt'ora ridendo).
I suoi occhi s'illuminarono (in quanto lei è sempre stata pro "Face", i buoni appunto. Sia per la morale e il valore etico e complice il fatto che nella sua vita purtroppo ne ha passate tante, tra guerre e il terremoto del 1976). "Certo!! Devi vedere cosa fanno... lui, Guerrero! Sabato vieni da me che vediamo i match alla tv insieme!"
Credetemi, non erano i vari incontri a catturarmi, ma la cattiveria di mia nonna nell'istigare i lottatori davanti alla tv. La nonnina che preparava la polenta e giocava a briscola si trasformava in una tifosa da fare invidia a molti, quando aveva ancora energia e qualche anno in meno. Inutile dire che da li è nato tutto. La partita di briscola era diventato il "Kick-off prima della puntata". Anche se in quel periodo dovevamo accontentarci della telecronaca di mediaset, molto bambinesca e fastidiosa. Fortuna che, vista la scarsa ricezione, tornando indietro a metà degli anni '90 lei aveva l'antenna parabolica e prendeva canali tedeschi quali DSF e, in inglese, Cartoon Network. Perché Cartoon Network? Semplice, quello che era il mio canale preferito (dopo Viva e Viva zwei per la musica), dalle 21 in poi non trasmetteva programmi per bambini, ma diventava TNT. E su TNT regnava ai tempi la WCW. Anche se Monday Nitro non lo mostravano il lunedì ma il Venerdì. Ricordo ancora i suoi fogli di carta dove c'erano scritti col pennarello i vari orari e i canali.
Poi ovviamente arrivò SKY, con la coppia Posa & Franchini, che con il loro "Ciauuuu" finale, in quel periodo, contagiarono pure mia madre.

Ricordo ancora l'incontro in una fumetteria di Udine con Michele Posa e la sessione autografi. "Non voglio sembrare sfacciato, ma puoi farne uno con dedica? Con scritto "Per la signora Domenica"? Sembra strano, ma...è mia nonna". E il suo vocione amichevole e rassicurante, da dietro gli occhiali scuri ("per dare più carisma e fantomatico mistero", citando Battiato), mi risponde sorridendo "Non è l'unica nonna che mi chiede l'autografo!". Sono piccole cose, ma quando avevo portato l'autografo a mia nonna, successivamente era li appeso, tutta contenta. Ai tempi molte delle sue amiche andavano a trovarla per bere il caffè e spettegolare del più e del meno. Ai lati della tv trovavi le foto appese del papa, l'autografo di Posa, Rey Mysterio e il sottoscritto (seguito successivamente dalla locandina che le avevo portato dal live svolto a Trieste. "Potevi venire anche tu!" "Si...a farmi prendere in giro dagli altri spettatori!" mi rispondeva, ma credeteci: il giorno successivo alle 8.30 del mattino era fuori casa per chiedermi chi c'era e com'era vederli dal vivo. "Eh... (Sospirando), se passavano a Gemona (semi-spoiler, non sono proprio di Gemona) si poteva anche fare!" "Ehm...nonna, non funziona proprio così!". Ma più l'età va avanti, più le lunghe distanze si fanno sentire.


Prima dell'upgrade familiare televisivo (ovviamente pure a mia nonna per forza di cose col tempo si era abbonata a sky), anche se noi eravamo già clienti ma solo di cinema, fa l'ingresso in scena questo mio caro amico. C'incontriamo fuori le scale di casa mia e mi sento dire con timidezza, vista la differenza d'età "mi ha detto il tuo vicino che tua nonna segue il wrestling, è vero o è una battuta?" "Certo che è vero! T'invito sabato a vedere Smackdown da lei". Il resto, poi, è storia.
Mia nonna aveva fatto da tramite in questa amicizia. Ricordo ancora quando assieme a loro avevo visto Wrestlemania 21 nel salotto di casa mia, ribatezzandola "WrestlemEnia", in quanto mia nonna (di nome Domenica), in paese era conosciuta con il diminutivo in friulano di Menia. Era il suo primo PPV. Il nostro, nonna e nipote. Il nostro, mio e di questo mio amico che aveva occhi solo per The Rock.
Poi con lui sempre nel mio salotto arrivarono altri PPV quali (citando i primi che mi vengono in mente, dove riecheggiano ancora le sue urla misto risate per alcuni momenti comedy) Summerslam e ovviamente ECW one night stand.


In questo 2020 alternativo, a distanza di tre giorni l'una dall'altro, queste due persone a me molto care, mi hanno lasciato. Ci hanno lasciato. In qualche modo sarò sempre grato al Wrestling per questo, per ciò che riesce a fare al di fuori del ring; quando si spengono le telecamere e noi comuni mortali cambiamo canale e brindiamo alla vittoria di un match (e, per i lottaori, le varie gimmick restano nell'armadietto).

Ricordo ancora non tanto il dispiacere, quanto l'incomprensione di mia nonna nel sapere che provavo ammirazione verso alcuni heel, i "cattivi".
Non ho mai avuto modo di spiegarle di come tutto gira intorno all'heel. Il motore di una storia è centrato su chi prova a fare di tutto pur di ottenere un titolo, anche in maniera scorretta e di quanto li ammiro anche perché è facile farsi voler bene, ma farsi odiare è molto più difficile. E' difficile fingere di essere ciò che non si è. Sia sul ring come nella realtà.
Lei lo sapeva bene, quando un giorno arrivando in salotto avevo notato la parete solo con la foto del sottoscritto e del papa. "Nonna, ma...il resto?" "Eh, li ho dovuti togliere e portare nell'altra stanza. Alcune amiche mi avevano chiesto il perché erano appese quelle foto".
L'essere fuori dai vari standard canonici della società. Mi ripeteva sempre di tagliarmi la barba e i capelli, ma con l'arrivo di uno dei suoi ultimi preferiti di sempre, Daniel Bryan, aveva rivalutato il mio look. "Sei il mio Daniel Bryan", mi aveva detto una volta ridendo. Vuoi per la mimica facciale e alcuni tratti somatici in comune.
Forse perché come lei (e come il wrestler nelle storyline) ne ho passate tante ma continuo perennemente a farmi coraggio e dimostrare quanto valgo, nonostante i vari detrattori. E tra le mura di casa è risaputo: Lei era la mia fan #1 pronta ad incoraggiarmi, nel bene e nel male. Sia quando suonavo il basso, sia a lavoro ed ero alle casse e passava a fare la spesa. Lei era li ad ammirarmi come quando entravano sul ring i suoi beniamini. Le mancava solo il cartello parodia del "Yes! Movement" "Cech movement!" ed era a posto.






Farmi trovare pronto giorno dopo giorno. Anche perché so incassare tante batoste dalla vita, ma difficilmente finirò al tappeto sconfitto.





























lunedì 16 marzo 2020

"Scoprendo Forrester", di Gus Van Sant







Il blog "compie" un anno. Ricorrenza perfetta per dedicare un post a questo film del 2000 e come spesso tendo a fare parlare un po' di me, farmi conoscere. Di come riesco a immedesimarmi, specie se i protagonisti hanno qualche caratteristica o interesse in comune col sottoscritto. Praticamente ..."Scoprendo Miroslav".
Senza esitare, citando Sean Connery/William Forrester nel film:

"...Batti su quei tasti, per la miseria!!"


La trama di questo film s'ispira alla storia di J.D. Salinger e a John Kennedy Toole, due noti scrittori riservati. Nel nostro caso i protagonisti sono il giovane Jamal Wallace, lettore e scrittore con la passione per la pallacanestro e William Forrester, scrittore con origini scozzesi e  vincitore del premio Pulitzer per aver scritto il libro "Avalong Landing".
Il binomio "basket/scuola" è stato uno dei motivi per cui mi son sentito preso in causa fin dai primi minuti. Parafrasando un dialogo delle prime scene del film tra l'insegnante e la madre:

Insegnante: "Jamal fa lo stretto necessario per passare, per non distinguersi dai suoi amici e arrivare a malapena alla sufficienza. Questi, però, sono i suoi risultati nei temi"
Madre: "E' sempre che legge libri o scrive su quei quadernetti, ma a casa parla solo di pallacanestro".
Insegnante:"Quello è il suo modo per farsi accettare. Ai suoi amici non interessa quello che lui è capace di scrivere".

Questo dialogo forse è stato il primo motivo per cui ho sempre adorato questo film tanto da metterlo di diritto tra i miei preferiti. Non al primo posto, ma neanche all'ultimo.
Mia madre lo sa. Questa frase l'ha sentita probabilmente troppe volte dai pochi insegnanti che sapevano realmente come prendermi (testimone questo post), e cito una battuta del film: "Ricordati una cosa: Gli insegnanti amaramente delusi possono essere o molto utili o molto pericolosi". Con questo non voglio offendere quei pochi professori che mi sono stati d'aiuto nella vita, tutt'altro. Nel mio caso, senza nominarli, ho ancora presente le lezioni di chi ci metteva anima e cuore per coinvolgere veramente gli studenti e chi, invece, alzava le spalle perché...tanto era li per arrotondare la paga da ingegnere. Con dei modi così viscidi degni di un Renziano pronto a fotterti quando meno te l'aspetti.

Il fatto che il giovane Jamal Wallace ha buona memoria è una simpatica similitudine. Va detto che la mia è stata definita con ironia (E senza offesa) da alcune persone "memoria autistica": Ricordo vecchi numeri di telefono, avvenimenti anche inutili della mia vita ormai passati e...no. Non so finire le citzioni degli auori come lui nello scambio di battute con l'insegnante, ma inspiegabilmente so il 90% delle volte ritrovare la pagina esatta dove si trovano. Poi ovviamente se non ricordo la citazione tendo a parafrasarla, mica sono Robocop, progetto di organismo cibernetico. Mi avvicino di più al maldestro Ropopap/Fenton Paperconchiglia dei Ducktales. (Incantesimo!).

L'unica differenza tra me e il protagonista (e ne sono più che certo) è che non palleggiavo per casa, altrimenti le prendevo.


Complice una scommessa tra amici al campetto finita male, ovvero quella di entrare di straforo nella casa del vecchio "Finestra", chiamato così perché era sempre segregato in casa e li osservava giocare dall'alto del suo appartamento, Jamal fa la conoscenza del burbero, almeno inizialmente, William Forrester. Pur non sapendo ancora la vera identità.
La passione per la lettura e la scrittura fa nascere una splendida amicizia tra i due protagonisti. Con lo scrittore vincitore del Pulitzer che, armato di pazienza, insegna a scrivere al giovane aspirante.
Anche le caratteristiche di William Forrester le sento molto intime, personali se vogliamo. Da come la vedo io prendono due direzioni:

La mia, dove mi riconosco nel personaggio interpretato da Connery nell'amare sia la lettura, ma soprattutto la riservatezza, nel privato e in questo blog, dove non elemosino condivisioni o visualizzazioni ma lo faccio per il puro piacere della scrittura. Poi, se piace o non piace tendo a fare spallucce. D'altronde lo dice anche William al giovane Jamal: " Perché le parole che scriviamo per noi stessi sono sempre molto migliori di quelle che scriviamo per gli altri?".

Per non parlare della stesura dei miei post: Questo ce l'avevo in mente da troppo tempo e aspettava solo di essere scritto. Involontariamente uso spesso una regola, un consiglio ben spiegato nel film: "la prima stesura la devi buttare giù col cuore, poi la riscrivi con la testa. Il concetto chiave dello scrivere è scrivere, non è pensare".
Se si va a rovistare nei vari quadernetti o moleskine non si trovano le bozze dei rispettivi post. Solo aforismi, frasi e dialoghi presi da libri che sto leggendo o film che ho visto. Da li poi prendo il via sulle tastiere senza fermarmi. Da una parte mi spiace, perché il lato nostalgico che è in me ha sempre amato scrivere su carta. Ma la stesura di un post la trovo molto più spontanea qui, sui tasti di questo vecchio portatile fatto su con lo scotch.

Prima di questo maledetto COVID-19 passavo già giornate rinchiuso in casa a leggere o scrivere, proprio come "Finestra". Isolamento che occasionalmente mi porta a trasformarmi nel classico orso non tanto in letargo, ma a volte burbero nelle risposte. Ciò non toglie che non sono un vero e proprio eremita. Come dice "William" <<chi ti dice che non esco mai di casa?>>.
Altra similitudine che mi ha fatto sorridere (e che, detto senza imbarazzo, fa ridere di gusto a chi riceve messaggi whatsapp dove scrivo "Guardo uccelli fuori dalla finestra" -lo so...battuta triste- è proprio quel birdwatching casalingo. Non è un mistero questo mio hobby (vedere per credere). Divertente di come in sincronia effettuiamo le stesse mosse, pari pari: Mi affaccio alla finestra col binocolo, stupefatto recupero la microcamera e la posiziono di nascosto in giardino e poi gongolo contento della visione a prescindere se la registrazione è andata a buon fine o no: "Va' che roba, uno stormo di verdoni!".
O, nel suo caso, ancora più esplicito con la telecamera in mano che dice "vieni...dai...più vicino...più vicino!", il tutto con Jamal che lo guarda in maniera perplessa e lui che risponde contento "Era un Cardellino del Connecticut!". Tanta invidia per lui, anche perché i cardellini ultimamente si posano nel mio giardino, ma come i verdoni sono i miei due punti d'arrivo per i prossimi video e devo armarmi di molta perseveranza per riuscire a riprenderli. Stesso discorso per i fringuelli.
Il lato positivo di questo periodo generale d'isolamento è che, abitando ai piedi delle montagne, di prima mattina tra i rumori della natura si sente quello del picchio, che da il buongiorno alle persone mattiniere martellando con il suo becco  per lasciare la sua "firma" della specie, per comunicare e attirare un partner (e, ad essere precisi, la scelta cade su materiali ad alta risonanza).


C'è anche la visione 2.0 di William Forrester. Ovvero la proiezione di mio padre in questo personaggio:
A tratti socievole e burbero, amante della lettura e della Cultura con la c maiuscola (Musica classica, storia antica, racconti di Isaac Asimov, vari generi musicali, arte e via dicendo). Tanto che quando mi sente dire quella parola mi rimprovera giustamente: C'è Cultura e cultura.
Il talento di mio padre però è sempre stato si artistico, ma applicato alle foto e ai disegni su tela. Lui stesso, come William per Jamal, mi ha spinto lo scorso anno ad aprire questo blog proprio perché "ho la sensibilità giusta per farlo", come tendo spesso a ripetere.
Il che mi fa sempre pensare a quando Jamal, in un primo momento quando recupera lo zaino dimenticato a casa di "Finestra" dopo il primo incontro, si ritrova tutti i quaderni con i vari testi da lui corretti in rosso e commentati: "Passaggio fantastico!" "Dove mi vuoi portare?" e via dicendo. Non ho mai fatto leggere i vecchi quadernetti a nessuno, a casa. Anche perché li tengo segretamente nascosti. In quel periodo poi ero come George McFly prima dell'arrivo dal futuro di Marty.

 
George: "No no no...io non faccio mai leggere a nessuno le mie storie"
Marty: "...e perché no?"

Questo, ovviamente, mi fa pensare che in qualche modo era riuscito a leggere i miei appunti sparpagliati sui vari quaderni (e il nascondiglio precedente non era poi così sicuro). Di conseguenza deve aver visto in me qualcosa di positivo, il che mi fa incredibilmente piacere.


Tra i personaggi del film che voglio menzionare, come attore non protagonista c'è il rapper Busta Rhymes che interpreta Terrell Wallace, il fratello di Jamal. Fa il parcheggiatore e sogna di sfondare come rapper.
Perché merita una menzione? Perché è un genere che mi piace e che ha influito molto sulla mia tipologia di scrittura (per esempio le varie citazioni prese qua e la, come nelle canzoni, e fare di essi un paragone o associarle a momenti della mia vita). Nel lontano 1996/1997 per quanto mi fa ridere (e per quanto ero un bambinetto di 12 anni), ero uno dei primi -se non il primo- ad ascoltare anche questo genere musicale in un paese dove è risaputo che le radici sono tutte salde sul rock.
Galeotto fu il vinile trovato a casa, dei miei amati Beastie Boys su un lato e LL Cool J dall'altro, ovviamente un vinile non ufficiale, un bootleg. Da li è nato tutto. Specie la mia ammirazione per il produttore Rick Rubin e di quanto è versatile nel mondo della musica.
La prosa di questo genere, specie nel freestyle, mi ha sempre catturato e coinvolto. Poesia pura. L'ho imparato grazie a Saul Williams (attore, rapper e poeta) nel film indipendente del 1998 "Slam". E a proposito di poesie, da lettore quale sono, vi consiglio di andare a dare una letta al libro "Tà Marziaká", di Sara Condizi.
Oltretutto saranno tre o quattro giorni di fila che per caricarmi al mattino, oltre al caffè, ascolto "Veleno 7" di Gemitaiz Feat. Madman.


C'è una scena chiave del film dove il binomio "studio e pallacanestro" s'incontrano, assieme a molte decisioni da prendere. Circondato da detrattori e stimatori. Non voglio fare spoiler per rovinare il film a chi, magari, non l'ha mai visto. Dico solo che QUELLA decisione va pari passo con il mio stile di vita, non solo da ex-studente. Per scoprire di cosa sto parlando...vi consiglio di vedere il film.


Anche perché mi sono messo un bel po' a nudo, in questo post, e citando Sean Connery "Tu dovresti imparare la virtù della riservatezza"...

...o almeno rispolverarla.
















mercoledì 11 marzo 2020

"Si muore tutti democristiani", il film del Terzo Segreto di Satira.




Tutto è iniziato al bar mentre ero in compagnia di un mio caro amico qualche anno fa: Ordino da bere con una delle tante frasi standard. "Ho la gola secca...Birretta?".
Lui finisce quella che ha nel boccale, ride sguaiatamente e mi dice, prendendo il telefono in mano: "Ogni volta che ordini da bere così o che dici solo <<Birretta?>>, mi fai venire in mente questo video ("Il Dalemiano", del Terzo Segreto di Satira). Sicuramente ti piaceranno!".

In quel momento ho capito che dovevo iscrivermi al loro canale e guardare tutti i loro video, anche quelli persi in precedenza, proprio per quel modo di fare che tanto mi piace riguardo la satira sociale e politica. Oltretutto, per quanto mi riguarda...un po' d'autoironia non guasta, specie se mi ritrovo nelle caratteristiche di alcuni personaggi da loro creati.

Facciamo un passo indietro però: Il mio interesse per la satira politica è presente da sempre. Il "politichese" a casa mia si masticava spesso e volentieri, allo stesso modo si apprezzava l'ironia del tandem Dandini-Guzzanti ai tempi di Avanzi, per quel che mi ricordo (e gli altri programmi della coppia al seguito), mentre quando andavo da miei nonni il sabato sera, vista la loro generazione ben diversa da quella dei miei genitori, i vari attori del Bagaglino erano presenti sulla loro tv -che, a rivederli ora, tutto mi fanno, tranne che ridere. Ma si cresce e si matura col tempo, ovviamente. Anche se poi ho amato il percorso artistico di Oreste Lionello come doppiatore-. Il lato positivo è che fin da bambino avevo imparato a distinguere anche solo dalla parodia i volti dei politici, le loro posizioni e i vari partiti. Grazie anche ai volumi di Forattini che, a casa d'amici dei miei genitori, mi mettevano in mano per farmi stare zitto e in silenzio, perché probabilmente li il Topolino non c'era. Crescendo con queste basi familiari (specie dai miei genitori) e scoprendo poi il favoloso mondo di Daniele Luttazzi, il resto vien da se.

Questo film, scritto e diretto dal Terzo Segreto di Satira, parla di come i tre protagonisti, uniti dalla piccola casa di produzione da loro creata, si ritrovano a dover fare i conti con la realtà: Valutando una grande offerta di lavoro ricevuta ma, che per ragioni che si scoprono andando avanti nel corso del film, va contro i loro ideali. "Scegliere la strada più comoda o quella giusta" Parafrasando la definizione di democristiano da parte di uno dei componenti di questo collettivo milanese, Davide Bonacina, durante l'intervista/promozione del film su La7.

Cosa mi ha spinto a dedicare un post a questo film? (oltre a consigliarlo a chi ovviamente piace il genere). Sicuramente il fatto che in questo periodo della mia vita, a 35 anni -quasi 36-, mi sento un incrocio tra due dei tre protagonisti: Stefano ed Enrico (Il terzo, Fabrizio, è interpretato da Massimiliano Loizzi), interpretati rispettivamente da Marco Ripoldi e Walter Leonardi. Ironia della sorte in qualche modo nelle loro interpretazioni presenti nei vari video su youtube riesco sempre a vedere qualche piccola sfumatura del sottoscritto: Nel caso di Leonardi "Il buonista col mitra"rende bene l'idea di quanta merda devo spesso inghiottire, sentendo discorsi molto spesso generici fatti da chi molte volte ragiona col culo. Ogni riferimento a persone che incontro nella vita comune è puramente casuale. Diciamo...la versione politica di un mio vecchio post, "come si diventa Joker", dove l'ho citato alla fine.
Mentre per Ripoldi la lista è lunga. Diciamo pure che il mantra "E' la giunta che conta" ormai l'ho fatto mio, non solo per votare come nel video, ma per mantenere occasionalmente la calma e affrontare alcune decisioni. E questo, credetemi, è solo il biglietto da visita.

C'è stato un periodo della mia vita dove a livello politico ero discretamente attento e attivo. Un periodo dove gli ideali dei miei genitori e della loro generazione erano concreti e ben radicati in me. Quel momento dove, da studente, non facevo i conti con la realtà e preferivo ribellarmi ad un sistema. Come Stefano nel film in una scena madre verso la fine (anche se i miei capelli erano si lunghi, ma non avevo i dread).
Ricordo con gioia quel periodo: Anche se i dread citati poco fa non li avevo, sulla testa portavo il basco giamaicano, o così lo chiamavo io, che racchiudeva la dentro i miei lunghi capelli. I 99Posse erano in heavy rotation nello stereo presente in camera (oltre, come sempre, a vari artisti), e da elettore spesso mi ritrovavo vigile a valutare le idee e confrontandomi con alcuni amici di quel periodo.

L'esempio "da film", è di come cantavo a pieni polmoni Consumo Gusto, del gruppo Ska-P e che ora mi ritrovo a lavorare in un supermercato. Esempio perfetto da "Terzo Segreto di Satira".
Ogni tanto non lo nego, penso alla classica frase "cosa voglio fare da grande", da sognatore ad occhi aperti quale sono.
Pensieri sono tanti, specie sul classico "mestiere". Ma ad aprire una piccola attività per conto mio (quale una libreria dove si possono trovare anche vinili) servono soldi. Anche se spesso mi sento dire "siamo nel 2020...c'e Amazon". Sfumando così ogni aspettativa e fantasia. Così anche come l'ipotetica fantasia di scrivere per campare. Le mie sono riflessioni a tempo perso spesso generiche da scaltro osservatore di film o assiduo lettore. Ma anche in questo caso, sognare non costa nulla. Anche se avendo amici e amiche con un primo libro all'attivo (una in particolare col secondo), l'idea generale che mi son fatto è che gli editori spesso hanno il fiato sul collo e, per quanto creativi, non dev'essere una vita facile pure loro.
Come Enrico/Walter Leonardi con suo padre, nel mio caso c'era mia nonna che fino all'ultimo mi ripeteva sempre "Tieni stretto quel lavoro, stai andando bene. Li è un posto sicuro". Il tutto con la classica conclusione "però...tagliati quella barba!".
Ma ero questo quello che volevo diventare? Alle elementari ricordo con gioia LA maestra per eccellenza che riusciva sempre a coinvolgerci nelle lezioni a modo suo. In prima elementare, se non erro (o giù di li), ricordo la lezione sul tempo che passa e sui cambiamenti anche fisici. Di come, ritagliando foto x verosimili da riviste che assomigliavano vagamente a noi alunni, aveva fatto il foglio "Tizio/tizia tra tot anni". Immaginavo i miei 30 anni diversi, forse un po' alla "Ritorno al futuro 2", con tutte le volte che l'ho visto. Una casa e una famiglia alle spalle... e mi ritrovo part-time, a fare sacrifici per riuscire ad andare in affitto da qualche parte e creare qualcosa di bello a livello umano. Il tutto seguendo i valori che mi aveva insegnato mio nonno paterno quando ero bambino (la favola della cicala e della formica).
...Ma ahimè, citando i Zen Circus, "Nonno, è questo il futuro che sognavi te (per me)?"




Non sto sputando sul piatto dove mangio, sia chiaro. "Quel" Mirko con animo ribelle è ancora presente in me. Come detto ora di anni ne ho 35. Ma ci sono giornate dove spesso mi ritrovo a voler salire in macchina (non ho uno scooter come uno dei protagonisti del film) e lasciare andare tutti i vaffanculo che ho in me, dalla testa ai piedi e andare lontano.  -"La fantasia del viaggio ai tempi del COVID-19" -. Un misto di Vaffanculo dedicati a destra e a manca a chi mi tratta come uno di poco conto. A chi mi usa come il classico mulo da fatica e poco considerato e a chi mi mette i bastoni tra le ruote; con tanto di frasi alla "Scegliete la vita" alla Renton buttate qua e la.

Ma poi, dopo tutti questi ripensamenti e questi vaffanculo mai detti la sveglia suona sempre alle 6.00 e quella parte di me adolescente, quando si pettina allo specchio prima di andare a timbrare (e l'ammetto, pettinarmi studiando le dimensioni della "piazzetta" intitolata a Kobe Bryant appena accennata in testa), si guarda allo specchio e pensa più o meno così...



(Se incomincia dall'inizio, il mio riferimento è dal minuto 3.27 in poi)


Piccola precisazione, per chi mi conosce a livello lavorativo: Ricordatevi una cosa sola. Anche se sono critico, prendete la vita con ironia e imparate a riderci su, delle cose. Citando "Eskimo" di Guccini


"Diciamolo per dire, ma davvero
Si ride per non piangere perché
Se penso a quella ch' eri, a quel che ero
Che compassione che ho per me e per te

Eppure a volte non mi spiacerebbe
Essere quelli di quei tempi la'
Sarà per aver quindic'anni in meno
O avere tutto per possibilità

Perché a vent'anni è tutto ancora intero
Perché a vent'anni è tutto chi lo sa
A vent'anni si è stupidi davvero
Quante balle si ha in testa a quell'età

Oppure allora si era solo noi
Non c'entra o meno questa gioventù
Di discussioni, caroselli, eroi
Quel ch'è rimasto dimmelo un po' tu

(...)

Forse lo stan pensando anche gli amici
gli andati, i rassegnati, i soddisfatti
Giocando a dire che si era più felici
Pensando a chi si è perso o no a quei patti

Ed io che ho sempre un eskimo addosso
uguale a quello che ricorderai
io come sempre, faccio quel che posso
Domani poi ci penserò se mai."

lunedì 2 marzo 2020

"A LEGO® Brickumentary", di Kief Davidson e Daniel Junge.



"...Fin che Giorgio (Faletti) si mette in testa di fare il comico, diventa un comico stupendo. Per cui a cena si ride che non se ne può più. Giorgio si mette in testa di diventare pilota di rally, e a questo punto "ammazza" il Giorgio comico per gli amici, inizialmente, e diventa pilota di rally. (...). Lui perdeva immediatamente quella sensibilità che lo contraddistingueva con ogni tipo di pubblico e ci faceva sorbire ore di un rally a cui aveva partecipato. Li mi ero già reso conto che l'uomo poteva prendere strade insolite." (A. Ricci su Giorgio Faletti)


Non c'è introduzione migliore per descrivere questo febbraio così silenzioso e privo di post. Tante idee, probabilmente troppe. Tanto quanto i post salvati nelle bozze e cestinati  (due su due, media che sognavo di avere ai tiri liberi quando giocavo a basket). Il perché del silenzio, però, lo spiegherò a tempo debito.

Avere molti interessi è sempre stimolante quanto incasinato: Cinema e documentari, musica e scrittura...anche la creatività stessa ha bisogno del suo spazio. Qua mi è venuto in aiuto amazon prime video.
Tra i tanti film e documentari visti,  "A LEGO® Brickumentary" è stato il primo a influenzarmi e a far rivivere in me ricordi e desideri da "AFOL" quale sono (Adult fan of lego). Per chi come me è un fan dei mattoncini danesi è consigliata la visione, sempre se non l'aveta già fatto.
Ben narrata in una maniera molto stimolante e coinvolgente. Alla fine chi sono io per fare una recensione su questo documentario? Soprattutto quale modo migliore per fare una recensione a riguardo accantonando per un momento ciò di cui viene trattato in un'ora e mezza, se non parlare del mio rapporto con i lego? Anche perché come vedrete, all'interno ci sono racconti e interviste di persone come noi o altrettanti del mondo dello spettacolo e il loro rapporto con questi giochi (Per esempio Ed Sheeran e la sua canzone "Lego house", la stella NBA Dwight Howard o Trey Parker, co-creatore di south park, che crea costruzioni per rilassarsi in cerca di nuove e dissacranti idee per la nota serie tv). Quindi questo è il mio "Brickumentary", la mia esperienza.

I primi due ricordi ben stampati nella mia mente sono sicuramente un giardino, modello base, ricevuto in regalo dai miei nonni paterni. Dal primo momento ho trovato subito conforto in quegli omini gialli. le caratteristiche e i disegni di quel periodo (ora chiamati "vintage") avevano un certo fascino in me tanto da ammalarmi, malato per i lego. Forse già da li, tra i vari omini, avevo trovato conforto in quello che poteva essere benissimo il meccanico. Con la classica salopette e il cappello blu. Un tuttofare, più o meno come "Bob l'aggiustatutto" per le nuove generazioni o, per le signorine, Kirk nella serie tv "Gilmore girls". 



Il secondo ricordo è il camion dei pompieri ricevuto la notte di Natale e probabilmente distrutto subito dopo causa incidente, finendo per terra. I primi sensi di colpa per un gioco rotto, anche se citando mia nonna ho sempre avuto l'anima del "Distruggitore", come spesso mi chiamava da bambino. Da adulto posso dire che era anche questo il bello dei lego e lo è tutt'ora: Non è rotto, si può sempre riparare.

Col tempo ovviamente sono arrivati molti altri set, dalla caserma di polizia (Tutta colpa di una nota serie animata tratta da dei film comici), il veliero e ovviamente alcune costruzioni della lego technic.

La creatività non mi è mai mancata, anche perché dopo aver seguito le classiche istruzioni modificavo a piacimento tutto ciò che c'era da modificare, con altri pezzi presi qua e la. Ricordo con piacere il vascello trasformato in una nave da crociera, con tanto di misteri da scoprire alla "Scooby Doo". Non poteva mancare, ovviamente, il morto a bordo o presunto tale (il fantasma che s'illuminava al buio) -Perché si sa, una delle lezioni note di questa serie animata è che i mostri sono sempre le persone. Specie se agenti immobiliari.
Oppure il furgone della lego technic diventato, chissà come mai, una macchina del tempo, coinvolgendo ovviamente altri omini di altre serie, dagli indigeni al medioevo -Chi non aveva il Robin Hood di verde vestito con tanto di archi e frecce?-. Grande giove!

Ricordo che preferivo giocare in solitudine con i lego, non per non condividere i miei giochi con gli altri bambini. Ma avevo un modo tutto mio: Le classiche "voci" dei personaggi erano nella mia mente. Praticamente giocavo sempre in silenzio, dal punto di vista degli adulti. Questo fa capire che gran casino avevo già in testa alle elementari.
C'ho provato ai tempi con un'altro bambino a giocare. Ma mi arrabbiavo di continuo: "No, questa è la tua voce, non è la sua!". A 35 anni questa paranoia la trovo spiegata nella prima strofa di "Paranoid Android" dei Radiohead.

E poi c'era lui:




Sono certo che era lui, anche se sono passati tanti anni e la mia memoria (Specie con un solo caffè in corpo) ogni tanto si riavvia da sola. Ma anche solo guardando la foto in me stanno spuntando tanti ricordi pronti a darmi conferma.
L'oggetto del desiderio e mai ricevuto. Il che non è stato uno sbaglio, perché come tutti avevo il classico "bauletto" con vari pezzi e set rotti e la mia fantasia riusciva a creare queste ed altre cose.


Amazon prime video ha fatto e fa tutt'ora rivivere momenti legati alla mia infanzia applicati ai 35 anni, grazie a questa programmazione. I richiami, come le note ai tempi della scuola, fanno parte di me. Altrimenti non mi mandavano la lettera a casa dicendomi (in maniera molto spiccia) "E' vero che hai le spedizioni gratis, ma puoi anche vedere film/serie tv gratis incluse nell'abbonamento...svegliati!".
Si sa, la mela non casca lontano dall'albero. Leggo "Lego" e faccio clic. Lo devo principalmente a quel meccanico, al poliziotto con l'indole alla Tackleberry ispirato, ovviamente, al personaggio di "Scuola di polizia". Per non parlare dei vari pesonaggi inventati e creati di sana pianta, come le versioni caserecce di 007, Batman e quel mix tra Robocop e la parodia disneyana "Robopap".

Tra le tante storie raccontate nel citato documentario, c'e quella dell'artista tedesco Jan Vormann: noto per riempire le crepe di vecchi muri e palazzi con i mattoncini lego. In quel momento, ritornando all'introduzione, "Mirko amante dei lego" uccide -anche solo per un mesetto- la versione blogger e inizia a pensare "Ma con tutti i mattoncini che ho nel vecchio baule in soffitta, quante cose posso realizzare?"



Da tempo volevo cercare quel conforto da sempre trovato con questi mattoncini e i rispettivi personaggi. Specie in un mese delicato, dove i fatti di vita quotidiana portano alla mente persone scomparse di recente.
Sia chiaro: Non la butto sul melodrammatico, avevo bisogno di pace e relax, la confusione mentale era troppa anche per andare avanti con un libro ormai agli sgoccioli. Avevo bisogno di un segno. Della serie "Fanculo tutto! Vado e faccio di testa mia".

L'idea di creare qualcosa era presente in me da tempo. Ma cosa? Come stimolare la mia creatività in maniera alternativa? Degno di Joilet Jack nei Blues Brothers, "ho visto la luce" facendo zapping in tv durante l'ora di pranzo. In compagnia di chi, ai tempi, mi portava inaspettatamente qualche scatola con pezzi da montare (mia madre).



Questa serie tv, in onda su Blaze è stato il fulmine a ciel sereno. Dando così il contentino alla vocina che mi ripeteva, nella mia mente "saliinsoffitta, saliinsoffitta, saliinsoffitta", papale papale al cervello di Homer Simpson nella versione "mangiailbudino, mangiailbudino, mangiailbudino" (o, per le signorine, la stessa insistenza del granchio Sebastian quando canta "Baciala", nel cartone animato "La Sirenetta"). Anche perché, citando il granchio in questione "Se devi fare una cosa, è sempre meglio pensarci da solo".

Idee ne avevo e ne ho tutt'ora tante che mi girano per la mente, al momento ho creato solo semplcici oggetti d'arredo (chiamiamoli così), quali un leggio per lo smartphone -anzi, due, su richiesta di chi quei mattoncini da bambino me li comprava-, e una mangiatoia per uccelli.
L'asticella della mia mente non si è mai accontentata delle cose semplici, ma vuole sempre alzare il livello di difficoltà: Come Jan Vormann, sono tentato di ricoprire quel foro lasciato dalla vecchia cassetta postale, ormai tolta e buttata via. Senza dimenticare un treppiedi per la microcamera "Garmin Virb Ultra 30".
Non contento, penso anche di come la vecchia cuccia di Cin Cin si può trasformare in un ipotetico presepe nei giorni invernali  (Girando la metà del vascello come capanna), oppure spendere qualche euro e comprare il set di Batman e creare la tanto desierata Bat-caverna. 


Capisco benissimo cosa intendeva Trey Parker quando diceva che giocare con i lego stimolava la sua creatività lavorativa: Nel mio piccolo, anche se la scrittura è solo un passatempo, ero insoddisfatto di ciò che abbozzavo. Sedermi in quello che l'angolo più alto della casa, in silenzio e dando libero sfogo all'immaginazione mi ha riattivato quell'entusiasmo che stava li li spegnendosi, causa molti fattori esterni (e non parlo del noto corona virus, l'allarmismo lo lascio a chi guarda i programmi trash in tv): Di punto in bianco ho ritrovato un costante interesse per le serie tv e i film, sempre anche alla già citata piattaforma; idee nuove ispirate per il blog e per farmi conoscere -Specie a Marzo, visto che ormai il blog compie il suo primo anno di vita- e... il mio tanto amato basso. Dopo tempo ho ripreso piano piano a suonare. Ringrazio il cielo che esistono le cuffie, così non ho svegliato nessuno (perché mi sembra ovvio, non c'e modo migliore per farsi prendere dall'ispirazione alle 7.00 del mattino e suonare di cattiveria "Wires"  dei Red Fang, complice la mia barba sempre più folta, o "Money" la versione cazzuta del supergruppo Backbeat Band. Niente spoiler...fate clic per vedere chi erano i componenti di questa band. 


A volte per ritrovare la vena creativa bisogna solo seguire l'istinto e usare la fantasia, lasciarsi andare a ciò che la mente ha da offrire. Ognuno a modo suo.


...se si ha un baule di vecchi mattoncini, però, tutto è più facile.