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mercoledì 29 gennaio 2020

"Se non credi in te stesso, scordati che qualcun'altro lo faccia per te". (Kobe Bryant)





Ero in seconda media e correva l'anno scolastico 1996/1997, la ricreazione era appena finita e una volta che ci siamo messi in fila per ritornare in aula, il mio compagno di merende/partite di basket dell'altra sezione mi urla  "Cech, Basta Michael...Kobe Bryant! Segnati questo nome, vedrai ben un domani...!" 
Da li è nato tutto. Una "nuova ossessione", come cantavano i Subsonica. Da quella stagione NBA 1996/1997, dove la classe dei rookie era una delle più esplosive di sempre. 
L'anno d'esordio di molte stelle della mia generazione (Vedere per credere ), l'anno in cui i miei voti calarono per la scoperta di NBA Action sul canale Koper/Capodistria e l'ascesa al trono di quello che col tempo è diventato una leggenda. 

Ero il classico ragazzino che stava sulle sue. Confuso e preso di mira dagli insegnanti. Ma son bastati trenta secondi o poco più, il tempo di una pubblicità (ovviamente sua) e l'aforismo utilizzato come titolo a far cambiare l'andazzo della mia vita. "Se non credi in te stesso, scordati che qualcun'altro lo faccia per te". 
L'avevo scritta anche sul muro (in compensato) di camera mia e li era rimasta fino a quando non ho dovuto togliere tutto per dipingere i muri qualche anno fa. Questo alla sinistra del letto, sopra il letto invece c'era il poster di Michael Jordan a braccia aperte con la citazione di William Blake "Nessun uccello sale troppo in alto, se non con le sue ali".  La determinazione, evidentemente, non mi è mai mancata. 
Di cantonate nella vita ne ho prese, ma quella che col tempo poi è diventata "Mamba Mentality" mi ha aiutato anno dopo anno ad acquisire una fiducia invidiabile nei miei mezzi: Nella pallacanestro ottenere molti minuti in partita concentrandomi in difesa -mia qualità-, arrivando a giocare pure titolare in qualche partita. 
Con il basso, da autodidatta, fare passi da gigante e ottenere dei bei risultati personali e... questo blog. Dove curo alla perfezione ogni dettaglio, trasportare esattamente dalla mia mente alla pagina web quello che voglio scrivere.

Per non parlare del posto di lavoro, li do il meglio di me e come faceva lui in campo so essere un vero rompipalle se qualcuno lavora male: Citando il #8/24 dei Lakers "Essere un leader non vuol dire dare pacche sulla spalla e cantare Koumbaya, vuol dire saper trascinare un gruppo e portare tutti al tuo livello. A costo di farsi odiare". Un team lavorativo è come una squadra: se tutti svolgono il proprio lavoro in maniera corretta ed efficiente, tutto va come dovrebbe andare. Ma a differenza di chi punta al titolo come campione, non sempre sul lavoro va così.
Come spesso tendo a dire nella vita di tutti i giorni, sono solo l'ultimo degli stronzi rispetto a persone carismatiche di questo livello, come il futuro Hall of famer del 2020. Ma gli devo tanto, proiettando tante esperienze personali anche sportive nel mondo che mi circonda.
Per esempio a lavoro, di recente. Purtroppo non è stato rinnovato il contratto ad una ragazza determinata ed ambiziosa. Parlando con lei avevo già capito tutto: Non solo ci teneva ad una conferma; ma di come lavorare in un negozio era per lei un sogno, un traguardo (visto il periodo sicuramente non facile non solo per la sua generazione, ma per tutti). Quando mi han detto che, l'ultimo giorno era in lacrime, ho ripensato a quella maledetta ultima partita del mio primo anno nella squadra locale nel 1997/1998: Eravamo in pochi ma speravo di giocare e di dare il mio piccolo contributo. Niente. M.C. Non entrato e partita persa.
In spogliatoio, come questa ragazza nella sua situazione, ero in lacrime. Non per la partita persa, ma perché l'allenatore non ha creduto in me. So cos'ha provato.

Quand'era passata a salutarmi a fine giornata mentre lavoravo sentivo che dovevo incoraggiarla, perché anche se per vie traverse ci sono passato anche io e so come ci si sente. Continuerò gradualmente a sostenerla, anche nella scrittura, sua grande passione.  Prima di sentirsi un leader o comunque un trascinatore, c'e l'amico. L'essere umano che vive d'emozioni ed empatia.
Più o meno la stessa cura e gli stessi consigli che il Black Mamba donava e insegnava a sua figlia Gianna, scomparsa anche lei nell'incidente aereo.

Non devo dire grazie solo a Kobe, ma ad una favolosa "combo" che ho creato nel corso degli anni e che mi ha aiutato ad avere una consapevolezza dei miei mezzi e soprattutto dei miei limiti (spero d'essere anche qui d'aiuto, a modo mio): 

Come spiegato in questo post, la Mamba mentality da lui tramandata si caratterizza in questi cinque punti: 

1) Alla base di tutto ci dev'essere per forza la passione
2) Ossessione e la cura per i dettagli
3) Per vincere bisogna essere "Relentless": Competitivi a qualsiasi costo
4) Resilienza, resistenza alle avversità
5) Superare le proprie paure.


Ho associato questi cinque punti ad un consiglio, una pratica che mi aveva insegnato mia madre quando ero bambino per affrontare la paura delle punture per via delle flebo. Ovvero l'esperienza mentale sintetica: Praticamente visualizzare nella propria mente determinate azioni in maniera perfetta e positiva. Che sia l'esame per la patente, una partita di basket... (con la maturità, mamma, non ha funzionato). Una specie di realtà virtuale presente nella mente dove tutto va a buon fine secondo i nostri piani. 
Il risultato, a mio dire, ha sempre dato i suoi frutti salvo ovviamente un caso. 
Gli stessi post che scrivo, per tre quarti delle volte, li ho già scritti in questo "monitor immaginario" e devo solo ricopiarli.

A livello umano sono e sarò sempre grato a questa persona e questi valori che ho saputo e continuerò a mettere in pratica. A quest'uomo americano dall'accento romagnolo durante le sue interviste in italiano.



Per quanto riguarda lo sport in generale, probabilmente gli devo tutto, forse troppo:

Innanzitutto non solo l'amore per la pallacanestro, ma per tutti gli sport. E' risaputo di come, durante le varie olimpiadi a cui partecipava con la maglia del Dream Team, lui andava a vedere gli altri sport proprio per capire e inserire varie tecniche nel suo stile di gioco. Un perfezionista.
Come scritto in vecchi post, ho praticato vari sport, dal calcio al nuoto. Ora sono tutt'uno con la Mountain bike. Ma tutto, se visto in un'altra ottica può essere d'aiuto per migliorare ulteriormente le proprie prestazioni fisiche e rendere al meglio.
Niente barriere che dividono la diversità e la forma di una palla o di un campo, ma trovare qualcosa di nuovo che riesce ad affascinarti e farti dire "perché no, potrei provare a cimentarmi in qualcosa di nuovo". Anche se le mie ricerche sportive recenti, sono sport poco conosciuti o per molti usciti da chissà quale universo parallelo.
In cuor mio però c'e solo uno sport che tutt'ora è capace di farmi dire "ok, indosso di nuovo le mie Adidas EQT elevation (le Crazy '97. Per chi non mastica la pallacanestro la replica di quelle che indossava durante la gara delle schiacciate vinta nel 1997) e mi rimetto in gioco". (Amici friulani siete avvisati: se vi manca un giocatore fatemelo sapere, anche se sono incredibilmente fuori allenamento e il "91" non è più il numero di Rodman, ma il mio peso).

Perché Kobe era ed è anche questo e quelli come me lo sanno.

Capace di andare avanti. E dovremmo prendere esempio anche noi suoi tifosi, di questa caratteristica. Forse col magone, ma pronti ad affrontare nuove sfide. Come il passaggio dal Kobe schiacciatore al letale Black Mamba, sotto la guida di un certo "Coach Zen" noto ai molti.

Il giorno del tuo ritiro suonavo in un locale. Ricordo ancora che avevo anticipato "Wind of changes" degli Scorpions come un vento di cambiamenti per il mondo dello sport.
Posso renderti omaggio in mille modi, dalla tua "Dear Basketball" che a distanza di anni continua a farmi commuovere, allo spot "The conductor" della Nike che avevi girato proprio in quel periodo per l'addio al basket.

Preferisco farlo così, con una foto di quella che effettivamente è stata l'ultima volta che ho suonato dal vivo con un gruppo durante il tuo ritiro (a prescindere dal fuso orario).
E il pensiero che durante la notte del tragico incidente avvenuto domenica 26 Gennaio, ero al Carnera a vedere il nostro amato basket. Assistere ad una partita che mi ha fatto letteralmente innamorare di Artur Strautins, nuovo acquisto della mia APU Udine. Una vittoria incredibile contro Ravenna, la prima in classifica. Innamorarmi per l'ennesima volta di quella palla a spicchi che ci ha mandato la testa in casino più di una volta.

Rimettendomi al lavoro, perché il giorno è fatto di 24 ore. E come mi hai insegnato tu, nessuna di queste va sprecata, ma portata a livelli irripetibili.

Foto di repertorio: Anno 2016











domenica 7 luglio 2019

Come mai non suoni più? (il Killer -positivo- di me stesso)




Dopo tutti questi (primi) concerti del mese di Luglio, è scontato ammettere che mi è ritornata la voglia di riprendere a suonare, come spesso accade, per conto mio.

Ma cosa mi frena esattamente da riprendere il basso ormai appeso al muro e strimpellare anche la più semplice canzone? Semplice. Sono il "Killer" di me stesso.
Due sere fa, durante una pizza e vari discorsi importanti e non buttati qua e la, ho ammesso una mia caratteristica che spesso non do a vedere perché ben nascosta: Mi ritengo una persona ambiziosa, unito al fatto che non mi do mai limite alle scoperte o a eventuali rinascite creative e non.
Argomento che avevo già trattato nel post "Ricomincio da capo?", seppur in maniera molto acerba.
Queste nuove rinascite sono figlie non solo dell'ambizione in se, ma nel mettermi alla prova e a dimostrare a me stesso che "se solo mi ci metto alla prova, i risultati sperati arrivano". A prescindere se i traguardi sono carichi d'aspettativa o meno. Traguardi sicuramente imposti a livello subconscio visto il triste passato scolastico che, statistiche alla mano, avete letto in molti e a mio dire mi fa molto piacere e vi ringrazio per l'affetto dimostrato.

L'esempio che posso fare con facilità è il mio percorso lavorativo: Nato come idraulico (e svolto dopo sei o sette anni se non ricordo male), sono ripartito da zero complice la crisi, come commesso/addetto sala di un supermercato. Per ottenere la conferma del rinnovo a tempo indeterminato ormai otto anni fa, il "Mirko commesso" ha ucciso la versione operaia precedente. Almeno la parte teorica, visto che ci sono molti dettagli che riesco benissimo ad applicare adesso, come i "lavori di fino" per rendere un negozio ordinato e pulito. Quindi per favore, non chiedetemi cose specifiche o eventuali riparazioni, ho perso la mano.
Con il basso è lo stesso: Ora che scrivo e che mi sono ritrovato in questa passione già presente in me in tempi non sospetti, ho "ucciso" il bassista che è in me per vivere questa nuova esperienza. E' stato divertente suonare dal vivo, poter apprendere e scoprire dall'interno il mondo della musica. Ma dopo un po' tutto era il classico "compitino a casa" e per chi mi conosce si sa, la monotonia non fa parte di me.

Eppure...

Eppure ascolto brani, anche sconosciuti, e mentalmente so che riesco a riprodurli al primo o terzo tentativo. Ma non è quello che cerco ora. Conosco i miei limiti, così come conosco anche il mio percorso di crescita personale. Dico sempre, ricevendo insulti e risate, che "se le lucertole riescono a far ricrescere la coda dopo che è stata tagliata, chi siamo noi per non fare altrettanto? Magari ne eravamo in grado e ce ne siamo dimenticati." (qui capite il perché degli insulti o spesso mi obbligano a stare zitto). Questa mia fantasia detta senza ritegno a voce alta,  descrive in maniera molto astratta e colorata, come affronto le giornate quotidiane. Divise tra viaggi mentali degni di Walter Mitty e la perspicacia di Robert De Niro nel film "Lo stagista inaspettato" (anche se per me De Niro resterà sempre un noto taxista reduce dalla guerra in Vietnam): Quando mi prende una passione, anche nuova, mi ci tuffo dentro. Valuto mesi, prima di prendere una decisione,  poi genero dal nulla una "nuova parte di me". Più o meno con la stessa frequenza di Homer Simpson quando cambia o si cimenta maldestramente nei vari lavori.
E' una lezione che avevo imparato da sempre, abbandonando per un momento la crudeltà della parola "uccidere", quello di far convivere le mille sfumature che mi caratterizzano: I primi tempi andavo in crisi, non riuscivo con costanza a leggere o suonare ma assaporavo i film come delle succose mele golden. E stesso discorso a parti inverse, ovviamente. Li ho capito che non è mancanza di tempo o di voglia, per svolgere determinate azioni o portare avanti le passioni. Quanto la consapevolezza di dare il giusto tempo alle cose e, cosa molto importante, imparare ad ascoltarsi.
Ci sono libri abbandonati da tempo che, letti al momento opportuno, ti fanno chiudere le pagine per un secondo ed esclamare "Porca puttana, se ha ragione!". Come l'interminabile ma pur interessante "Tutti gli uomini del re" (per la cronaca, sono a metà...lo dico per chi si stufa di vederlo qua a lato nella versione pc del blog). Libro che avevo comprato forse due anni fa ma non c'era verso di riuscire a farmelo piacere. Stesso discorso per film tanto rinomati ma che ho recuperato solo nel tempo perché non ero attratto come la maggior parte del pubblico.

Non ho dimenticato l'abc dell'idraulica. Così come si suona. Immagino la mia mente come un archivio di computer, con la gioia di poter riempire lo "spazio vuoto" della memoria di fresche novità. Consapevole che metaforicamente parlando dispongo pure di una memoria esterna che spesso mi aiuta ad immagazzinare le esperienze fatte, anche se ogni tanto si surriscalda causando come spesso accade imbarazzanti problemi nel formulare frasi di senso compiuto.

Lo stesso discorso lo applico nello sport e nell'attività fisica: oltre alla bici e al tapis roulant, per esempio, ora sto valutando come inserire nella routine quotidiana qualche esercizio giornaliero da fare a casa, senza sovraccaricarmi di fatica in questo caldo estivo. Il tutto osservando il mercato nba e studiare così ipotetiche formazioni (spero) vincenti per Dunkest e la nuova fissazione che mi gira per la testa, ossessionando amici e persone che mi circondano: il Disc Golf. Cosa irrealizzabile a livello organizzativo e pratico, ma quando ne parlo con chi mi sopporta, come spesso accade "Che cos'ha tirato fuori, stavolta...", seguito da "Solo Mirko tira fuori ste cose, la cosa preoccupante è come le va a cercare" sono tormentoni ben noti a detta di molti. Frasi dette ancora con i postumi di periodi passati quali Chess Boxing, il tchoukball, il campionato femminile australiano di Netball, il 360 ball o L'ultimate teaser ball. Che vi devo dire...il calcio mi annoia e seguire solo la pallacanestro (per quanto la amo) è riduttivo. Grazie internet. (Citando Daniele Luttazzi "Per rendere interessante il calcio bisogna mettere una telecamera all'interno del pallone o dare una mazza da baseball al portiere").

Voglio precisare una cosa, però: Non ho mai dimenticato tutte le esperienze passate. Se mi chiedono di riprendere a giocare a basket, la risposta è parecchio scontata e ricca d'entusiasmo. Giocando con la fantasia, com'è capitato nei periodi estivi passati, dove mi ritrovavo contro la versione locale in altezza di Boban Marjanovic (e tante, troppe stoppate ricevute per le varie entrate a canestro tentate), mi allenerò dal tiro dalla distanza, in solitaria e sotto la piomba del sole. Da solo, quell'ora e mezzo buona. Così come mi era servita nelle partitelle per spiazzare compagni e avversari.
Lo stesso discorso vale per il basso: alcuni momenti di pausa fanno bene. E non lo nego, di idee e cover da proporre ne ho, lo stesso discorso vale anche per le canzoni che, con poco successo, pubblicavo sul canale. -Niente gruppi emergenti con pezzi propri, ho 35 anni e un lavoro, non voglio perdere tempo in propaganda e spam per qualcosa che da notorietà quanto la durata di un fiammifero acceso-. Nella mia mente riesco a immaginarmi mentre suono "Bambina artificiale" dei Zerozen, per esempio, oppure mentre studio a orecchio qualche pezzo dei Senium...perché in questo caso si sa: gli anni '90 e la flanella non sono mai abbastanza.
Comunque anche l'esperienza nel riprendermi mentre suonavo qualche soddisfazione l'ha data: Tra i commenti del video dove suonavo col basso "Wasted Girl" degli Hot Pink Hangover, Mercy Danger (la cantante del gruppo) mi ha fatto i complimenti.

Questo mio modo di vivere è merito anche del "Black Mamba" Kobe Bryant. E la sua Mamba Mentality. Cinque punti, senza entrare troppo nel dettaglio, che applico in ogni dannata ora del giorno:

1) Alla base di tutto ci dev'essere per forza la passione
2) Ossessione e la cura per i dettagli
3) Per vincere bisogna essere "Relentless": Competitivi a qualsiasi costo
4) Resilienza, resistenza alle avversità
5) Superare le proprie paure.

Do molto peso ai numeri, uno dei tanti motivi per cui Kobe indossava il 24, detta in maniera molto sfumata, è proprio perché a livello fisico e mentale dava importanza alle 24 ore della giornata. "Non sprecare un attimo della tua vita, vivi per 24 ore al giorno". -Senzo "puzza" di coach Phil Jackson...-

Inutile dire che mi sono adattato a questa filosofia e a questi numeri, complice l'anno di nascita di mio nonno a cui sono tutt'ora molto legato, anche se purtroppo non c'è più (1924). Un segno del destino. Oltretutto, svegliarmi ogni giorno alle 6 anche quando non lavoro mi aiuta proprio a pensare ad una delle domande più belle che l'essere umano può rivolgersi nelle prime ore del mattino, quando tutto è ancora in silenzio e l'aspetto creativo e umano s'incontrano per realizzare qualcosa di nuovo, in una giornata non ancora finita negli annali:

"Quindi...che cosa farò, oggi?"




(V'invito vivamente a vedere questo video su Giorgio Faletti, racchiude alla perfezione tutte le idee scritte nel post.)

mercoledì 27 maggio 2020

Modalità 4-H. Qualcosa è cambiato?




"Ora quello che non mi uccide
mi può solo rendere più forte
ho bisogno di te per fare in fretta
perché non posso aspettare
So che ho ragione
Perché non posso sbagliarmi (più di così)
(...)
Lavora duramente, otterrai il meglio"



Citando Marty McFly, questo 2020 è pesante. Non perché abbiamo problemi con la forza di gravità. Tutti, ormai, hanno già detto la loro sulla quarantena, COVID-19, consigli opinioni e chi più ne ha più ne metta.
Ero tentato di fare un post simile già durante la metà della fase 1 per incoraggiare le persone a non arrendersi senza scivolare nel tormentone "andrà tutto bene" o "ce la faremo". Anche perché i casi sono due dal mio punto di vista, da quel che vedo in questa fase 2 italiana: "non andrà tutto bene, se andrà tutto come prima"  nel primo caso e il secondo, più goliardico e cretino, quando sento alla tv lo spot di Euronews con le varie voci di persone che urlano "ce la faremo" da casa mia rispondo "si...addosso".

Ma come l'ho vissuta io questa quarantena? Posso essere d'esempio per le persone nel mio piccolo? Forse si. Motivare le persone a migliorare ulteriormente la vita nel quotidiano è sempre stata una delle sfide che ho da sempre accettato. E in questo caso vi svelo il perché di questa sicurezza.
Senza entrare nei dettagli o raccontare la storia della mia vita, vi dico che da quando ho 4/5 anni ho un problema di salute, dovuto al fatto che il mio corpo non produce abbastanza anticorpi e di conseguenza non solo devo andare una volta al mese a fare delle flebo, ma in teoria (e in pratica), risultavo/risulto una delle categorie a rischio.
Questo mi ha fermato, in qualche modo? No. Per l'attitudine presente in me ho vissuto una quarantena rimboccandomi le maniche grazie alle 4-H citate nel titolo: Dall'inglese "Health, hands, head, heart" (Salute, mani, testa e cuore). Andiamo per ordine.


Health (Salute): Non sono mai stato una persona con le mani in mano, vuoi per carattere o per aver ereditato questa qualità da alcuni membri della mia famiglia. I primi giorni ero ancora nella mia solita fase "letargo", dove una volta rientrato dal lavoro -tra pensieri e stress accumulati nel corso della giornata- riuscivo a rilassarmi solo con quattro ore di sonno al pomeriggio. Complice il fatto che, come avevo scritto in questo post, per gli stessi motivi di salute sopra citati ho notato riscontri positivi nel dividere la mia vita tra letargo e iperattività. Qualcosa poi è cambiato, è scattato l'interruttore nella mia mente: Mentre le persone a me care e alcuni amici hanno mostrato una sensibilità rara nei miei confronti, specie per quanto riguarda il mio lavoro e il contatto col pubblico, mi definivo come Will Smith in "Io sono leggenda". Ho cambiato l'approccio ribaltando in maniera esagerata e ignorante il punto di vista (stando comunque vigile): Forse è proprio il mio problema la cura, rendendomi unico.  Lo so...cazzata immane. Ma a volte devi giocare con la mente e farti forza anche nelle maniere più impensabili per riuscire ad abbattere determinati problemi di salute. Dico questo perché ricordo come, da bambino, mia madre mi ripeteva di vedere nella mia mente i miei anticorpi come personaggi di videogiochi che devono andare avanti al livello successivo per vincere la partita finale e questo, devo dire, mi è stato d'aiuto.
Sta di fatto che finalmente, ormai da un mesetto e qualche settimana, mi alleno con costanza (in base ai turni lavorativi e mansioni a casa da fare), mattina pomeriggio e sera. Neanche tanto, forse un'ora e qualcosa se messi insieme. Dai venti minuti di corsa sul tapis roulant, addominali e manubri a pomeriggi alternati e lo stretching alla sera. Dove trovo il tempo per fare questo? Mi sveglio ogni mattina alle sei. Anche perché ricordando Kobe Bryant, tendo ad applicare, come detto in un vecchio post, la "Mamba Mentality" al meglio possibile nel mio caso e in più, sfruttare tutte le 24 ore per stare bene. Non solo in salute, ma anche negli altri tre punti successivi. Una versione molto casereccia e solitaria di "#fisicodacovid" proposto da Willwoosh che tanto adoro.



Hands (Mani, manualità): Il tempo in quarantena è infinito. Ogni giorno era ed è uguale a quello precedente viste le restrizioni, simile al film "Ricomincio da capo" con Bill Murray. Ironia della sorte anche la mia sveglia suona alle sei, manca solo la musica di Sonny & Cher con "I got you babe". Certo, ho letto molti libri (ne parlerò dopo su "head"), ma oltre all'attività fisica dovevo tenermi occupato in qualche maniera. Così ho dato sfogo alla mia creatività. La mia passione per i LEGO® è risaputa, doveva solo uscire allo scoperto e dare libero sfogo alle mie idee una volta per tutte. Così, dopo aver realizzato un semplice leggio per il telefono, complice anche una gentile amica spagnola conosciuta su Slowly, ho realizzato la versione tarocca della DeLorean di Ritorno al futuro. La complicità è tutto, unita alla collaborazione, visto che gentilmente mi aveva passato le istruzioni in pdf e passo passo con i pezzi che avevo a disposizione nel vecchio baule ho fatto quello che potevo, anche se multicolor.
tempo dopo, nel giorno del mio compleanno, mi sono ritrovato come regalo da una persona a me importante e fondamentale nella mia vita, l'apollo 11 sempre della lego da costruire. "Così sai come passare le prossime giornate". O meglio...le prossime ore, visto che alle 00.45 del giorno stesso era già bello che montato.
Ormai il bambino che è in me ha stretto la mano all'adulto ingegnoso, specie se si tratta di mattoncini. Idee ne ho ancora tante, più di arredamento: Una di queste è una lampada da tavolo, ma al posto della lampadina inserire lo smartphone con la torcia accesa rivolta ovviamente verso il basso. In maniera tale da leggere durante la notte sulla scrivania, senza sdraiarmi a letto. Anche perché così facendo più che perdermi nei vari racconti del periodo va a finire che mi perdo nei sogni addormentandomi.


Head (Testa, mentalità): Lavorare ai tempi del COVID-19 è snervante sia per l'approccio alle normative -almeno i primi periodi d'adattamento- e poi al contatto con le persone, nel far mantenere la distanza e le rispettive regole e buonsenso civico. Non solo con i clienti, ma questo è un altro discorso che preferisco evitare sul web. Parafrasando un personaggio di Faletti ai tempi del Drive In "Il negozio è piccolo e i colleghi...mormorano!". Se ve lo chiedete... no, non lavoro a Passerano Marmorito e restando in tema, omaggiando quella splendida persona qual'era Giorgio e le sue mille sfumature artistiche "Se non dico niente mi regalano un bel giumbotto".
Chi mi conosce o mi ascolta durante le mie confidenze giornaliere (Amici e amiche tramite whatsapp) sa qual'è la situazione e lungi da me l'idea di portarla allo scoperto. Un rimedio a tutto questo l'ho trovato, però. Ed era sotto i miei occhi da sempre. Parlo del film di Mike Judge "Impiegati...male!".
C'è una scena del film su tutte che descrive il mio stato d'animo attuale, ovvero fregarmene di tutto e non fregarmene di niente. Arrivavo a casa nervoso raccontando a chi avevo vicino l'esito della giornata o i comportamenti infantili di determinate persone. Ne valeva la pena condividere energia negativa a persone che voglio veramente bene e che hanno già i loro problemi quotidiani? Non mi sembra il caso. Poi, all'improvviso (Clic qui per rendere la visione ancora più mistica) l'arcangelo Gabriele, durante una seduta mistica di tapis roulant, mi ha illuminato con questa clip cinematografica:





Il consiglio che vi posso dare in questo caso è di provarci anche voi: Fate e state sul vostro, a costo di passare per "salvàdi" (Selvatico, in friulano) come il sottoscritto e poi, una volta timbrato uscita, se avete il cartellino, lasciate i problemi sul posto di lavoro. Vivete sereni la vostra vita nel quotidiano, pensate ai progetti futuri di e con chi avete vicino. Ricordatevi che "Nessuno vale più di voi, da non dimenticare / si lavora per mangiare", cantavano i Punkreas.

Mente è anche riferita alla lettura, tenere la mente allenata. In questo caso l'ho allenata leggendo molti libri (alcuni interessanti e altri meno), leggevo recensioni per ampliare una wishlist cartacea già colma di titoli -anche di svariate graphic novel di vario genere- e soprattutto ho ridato vita al mini Super Nintendo. Sono ritornato indietro nel tempo nel 1991, con Super Castlevania IV. Sarà che sono di parte in quanto amante dei bei giochi anni '80/'90 -col quattro di Maggio ho raggiunto i 36 anni e in testa sta spuntando una piazzetta che ho dedicato a Kobe Bryant-, ma è veramente un bell'allenamento mentale. Usare la logica e scervellarmi per procedere di livello. Quando bastavano quattro tasti e tanta creatività per divertirsi e allo stesso tempo metterti in difficoltà da bambino.



Heart (Cuore): Prendete tempo per voi stessi. Nella canzone citata a inizio post quel "ho bisogno di te per fare in fretta", in questo caso dal mio punto di vista, è riferito a noi stessi. E qui le citazioni si sprecano, perché posso nominare anche una strofa di "Come as you are" dei Nirvana, se non la canzone intera.
In questi giorni ho imparato a conoscermi; se non a riscoprirmi, accettarmi e farmi accettare per quello che sono e come sono. Partendo dal critico più crudele di tutti: me stesso (Dovrò farmi chiamare Anakin, visto che con me il lato oscuro vince a mani basse). Si parte dalle piccole cose, quali riconoscere l'intolleranza al lattosio (un trauma, visto che amo i formaggi tanto quanto Monterey Jack di "Cip & Ciop agenti speciali") che causavano in me un aspetto pari a un adolescente divoratore di cioccolata. Ad aggravare la situazione pure le mascherine che irritavano la pelle, passando così in vie ufficiali a quelle di stoffa.
Conoscermi e riconoscermi, riscoprirmi più che altro. In questo periodo a casa sono saltate fuori tante vecchie foto di famiglia per motivi che non sto a elencare. Rivedermi bambino con parenti o con i vari cugini mi ha riportato alla mente tanti valori. Lo stesso calore di famiglia e fratellanza se vogliamo, anche se sono figlio unico.
Stesso discorso vale per quelle piccole cose ormai rare come gli abbracci o gesti ricchi d'affetto. Per uno come me che ha la nomea di orsetto abbraccia-tutti, anche la visita più inaspettata o una birra bevuta in compagnia ha lo stesso valore. Dare risalto a quei momenti che ti scaldano il cuore e ti fanno stare bene: Nella giornata di oggi per esempio a lavoro ho rivisto una delle due maestre che avevo all'asilo e si è fermato il mondo, si voleva parlare. Così come, sempre in cassa, incontrare una cara persona iconica del mio paese.
Cosa ancora più importante...è volersi bene per quello che si è e accettarsi, in tutte le sfumature o nei pregi e nei difetti che ci portiamo dietro, spesso se le cose si contraddicono (come per esempio "spaccarsi" d'esercizi e poi bere una meritata birra fresca, che poi diventano due...).

Queste "4H" le ho trovate scritte nel libro molto coinvolgente che sto leggendo in questo momento, ovvero "A caccia nei sogni", di Tom Drury. Come spesso tendo a fare, mi ritrovo a riflettere anche nelle frasi o avvenimenti più semplici presenti nei libri, come cita il titolo del mio blog. Mi permetto di aggiungere per finire una quinta H "extra" all'elenco:

Humor (Umorismo): Che sia lavoro, a casa o semplicemente anche in solitaria; la battuta pronta o una risata è sempre presente -anche se ridere da solo, mi rendo conto, è preoccupante-. Ovviamente non sono un robot e se mi girano le scatole, in quanto toro come segno zodiacale, cito CapaRezza che canta "Non toccare toro, quand'è nero paghi pegno". Ma trovarmi di buon umore e contagiare gli altri è parecchio divertente. Paragonare la collaborazione lavorativa tra me e una mia collega e amica pari alla combo "coca & mentos" è stato un bel momento, specie se (con i guanti) ci siamo scambiati il nostro "handshake" esplosivo con effetto sonoro pari al mix prima nominato. Le mascherine possono anche nasconderlo, ma in questi giorni adoro vedere nelle persone lo sguardo sorridere, un piccolo regalo della vita. Di solito ci concentriamo sul sorriso della persona, ma ora che è nascosto l'espressività degli occhi è un tesoro che va custodito, se percepito a dovere.
A casa ogni occasione è buona per tormentare chi ho vicino, da minuti di solletico pari a delle torture cinesi oppure battute o scambi di sguardi che causano risate a lunga durata.
Poi ci sono gli amici e le battute fatte (in questo periodo) su whatsapp, condivisioni di video come quelli fatti dal canale "3lamestudio" oppure foto di nuovi acquisti, anche in tempi di COVID-19. Perché si sa, non è da tutti impegnarsi per risultare cretini e c'è chi -come me- ne approfitta esagerando.

(Foto di repertorio: Maggio 2020. Lunghezza capelli e barba da quarantena degne di un Tom Hanks in "Cast Away". Per caso l'avevo già detto nei post precedenti che mi piacciono i film di Mel Brooks?) 







giovedì 28 marzo 2019

WONDERFUL LOSERS: Vita (di tutti i giorni) da Gregari.

Nella presentazione non ho parlato di sport.
Mi ritengo una persona competitiva e ambiziosa, quel tipo di persona che mette sempre a dura prova il suo fisico sia singolarmente quando monto in sella alla mia mountain bike o durante esercizi giornalieri che per la squadra.

No, non sono un ciclista...anzi sono il classico "ciclista della domenica", ma a dispetto dei miei simili evito le statali per delle tranquille piste ciclabili o forestali quando possibile.
A livello di squadra giocavo a basket e se vogliamo il mio ruolo all'interno non andava poi così lontano dal tema in questione: I gregari del ciclismo. Similitudini che ho notato guardando con ammirazione questo documentario al cinema.
Mettendo da parte la palla a spicchi, ruote e cambi il gregario è uno stile di vita. E' sacrificio per il bene finale di tutti. Gregario è colui che fa il lavoro sporco ma fondamentale in una squadra o in un team lavorativo.

Ma come mai sentivo il bisogno di condividere questo docufilm con voi?

Lavorando in un supermercato spesso mi capita di ritrovare compagni di squadra del passato come clienti. Di certo non ero Steph Curry ne Kobe Bryant e mai lo sarò.
Piuttosto ero quello che provava letteralmente piacere nell'entrare in campo e rendere la vita difficile agli avversari, tra me e me pensavo "tu la palla non la tocchi più". Mi tuffavo per ogni palla persa e cercavo sempre armonia  e unità nel gruppo, pur risultando a fine partita con una serie di "zero" a referto, se non sugli aspetti difensivi quali palle recuperate e qualche rimbalzo e le ginocchia puntualmente sbucciate.
A distanza di molti anni questi ex compagni di squadra mi donano sorrisi e un affetto a dir poco invidiabile, in certi casi pure invitandomi a riprendere a giocare. Tra me e me mi son chiesto "ma se sono più rozzo di Dennis Rodman!" E penso al perché di questo affetto così marcato e sentito, puro, se avevo ai tempi mani da lanciatore di gamberi in bocca a Jack "Joliet" Blues ...Eppure...

...Rodman faceva vincere le partite. Ma le studiava anche mentre stava seduto in panca. Aveva il suo stile di vita eccentrico lo sappiamo. Citando l'avvocato Buffa, Dennis era "lo scienziato" del basket. Il suo contributo era noto anche a Jordan.
Allo stesso modo evidentemente i miei ex compagni di squadra hanno sempre apprezzato e riconosciuto il mio sacrificio e impegno per la vittoria collettiva. Ovviamente mio e degli altri "cagnacci" difensivi. All'unisono.
Per dirla con le parole dei Pitura Freska eravamo... 'na bruta banda.

Così come nel ciclismo (che ammetto, è per me un mondo a se visto che non lo seguo e di conseguenza non mi permetto di avere voci in capitolo) ho imparato guardando questo documentario di quanto è fondamentale questo ruolo e di quanto nella vita di tutti giorni mi cade a pennello, come un vestito di alta sartoria su misura: Passione, determinazione e costanza oltre ad un grande senso di altruismo.

https://www.youtube.com/watch?v=TjHxKy9ZSK4

venerdì 5 luglio 2019

Vita da concerti (Parte II), ovvero: "Una musica può fare".



Di tutti i concerti a cui ho partecipato in questi anni, è veramente difficile scegliere quello più atteso. Quello dove l'aria frizzante la percepisci già alle prime ore del mattino.

Sicuramente, il concerto di Max Gazzè visto il 4 Luglio in Piazza Castello a Udine entra di diritto nella top five per mille ragioni: L'artista e lo spettacolo in se, il mio percorso musicale compiuto in questi anni grazie anche al suo album "La favola di Adamo ed Eva", quel dannato basso e, ultimo ma non meno importante, una meravigliosa compagnia.
In questi casi, dalle mie parti si dice "Cjala fis e no capìs" (Guarda fisso e non capisce). Ma la sbronza colossale era dovuta alla musica, sostanzialmente. Andiamo per ordine e molto, molto indietro nel tempo.


Quando uscì "La favola di Adamo ed Eva" era il 1998, mentre i singoli sono usciti a cavallo tra il '98 e il '99. In quell'anno iniziavo a muovere i primi passi nel mondo della musica, come Bambi sul ghiaccio, per intenderci: Quell'estate in paese tra i giovani (coetanei e non), si usciva tutti assieme e la sera ci si ritrovava in riva al canale con una cassa di birra e la musica di sottofondo che usciva dalle casse della storica Twingo di un mio amico. Com'ero in quel periodo? Ascoltatevi "Tapparella" di Elio e le storie tese, rende bene l'idea. Probabilmente il mio più classico taglio di capelli spettinato, lunghezza compresa, è rimasto invariato nel tempo -salvo varie parentesi ovviamente-.
Ero in fissa con i Beastie Boys, cosa analoga per un abitante di un paesino che vive di rock. Ricordo bene come, sorseggiando la moretti, osavo affrontare i primi discorsi sui Pearl Jam con i ragazzi più grandi di me. Visto che l'album Yield era presente in macchina e "Do the evolution" era in heavy rotation sui canali musicali. Tra i tanti cd presenti c'era appunto, grazie a suo fratello, "La favola di Adamo ed Eva". Lo cercavo da tanto, anche perché i pomeriggi passati a casa erano spesso divisi tra basket e musica (oltre lo studio) e all'epoca TMC2 e altre reti, italiane e non, trasmettevano musica dignitosa.

Ricordo, con esattezza, uno speciale su Rai Uno. Era un gioco di parole, tipo "Sanremo Famosi" o una cosa simile. Sta di fatto che gli artisti emergenti presentati erano pari al draft NBA di quest'anno: A mio dire sbalorditivi (tra i tanti: il bluesman Alex Britti, i Soerba, i Dr. Livingstone, i Zerozen, Danele Groff, i Quintorigo del grandissimo John De Leo e, appunto Max Gazzè).
Molti di questi validi gruppi, chiamiamoli "underground", erano il bagliore di quel sound che ora mi caratterizza. Quel "hai gusti molto particolari", riconosciuto pure qua tra i commenti del post precedente.
Diciamo che le fondamenta erano già presenti quanto solide. Al resto ci pensava il vicino che abita di fronte casa mia. Anni prima in corriera mi istruiva coi Depeche Mode e i Cure. In quella precisa estate quando stavo per uscire con gli amici mi sentivo sempre dire "vieni da me, ti offro una birra e ascoltiamo un po' di musica" (e si, per chi se lo chiede quella deliziosa bevanda l'ho conosciuta intorno ai 13/14 anni. Vi frego sul tempo con la battuta "E' friulano, per loro è normale routine").
Pomeriggi passati ad ascoltare i Korn, Doors, Chemical Brothers, Garbage...e quella frase, riguardo i Tre Allegri Ragazzi Morti: "I primi anni che ero alle superiori e non erano famosi suonarono nella mia scuola e avevo il demo in cassetta, recuperato durante un assemblea". (Il ragazzo è classe 1981, per la cronaca).
I miei amati "TARM" erano, come gli artisti citati -Max Gazzè compreso- in Heavy rotation su un canale del satellite: Match Music. Praticamente la mia seconda casa.
Ero su di giri, complice il fatto di questa valida nuova leva italiana che girava molto lontano dai gruppi da tormentoni estivi creati dai vari "Cecchetto" qua e la. Tutt'ora sono in possesso del singolo dei (P)itch "prova a dominare i miei respiri", a distanza di anni a mio dire continua a spaccare!

Oltre al suo collega bassista, il sig. Castoldi (Morgan), Gazzè era parte inegrante di quell'estate: Il venticello estivo, come l'aveva chiamato lui introducendo la canzone eseguita nel 1998 con Niccolò Fabi, è uno dei ricordi più simpatici di sempre: Partecipavo al più classico centro estivo per i ragazzi chiamato "Grest". (Col tempo e molta satira dopo, l'acronimo non fu più lo stesso ma mi trattengo dal scriverlo). Un gruppo di ragazze e qualche marpione, anche se ancora acerbo ma pur sempre viscido, cantavano insieme proprio "vento d'estate". Da bravo troll qual'ero passavo di la rispondendo a tempo, continuando il ritornello "Non mi aspettate / Forse mi perdo".
Citare le sue canzoni è sempre stato un must, per me. Soprattutto l'estate seguente, alle undici di notte assieme al mio caro amico d'infanzia, storpiando "Una musica può fare, svegliare xyz di notte" (in quanto ci si trovava più o meno sotto casa di una persona della nostra comitiva d'amici).
In buona sostanza il paragone che mi viene in mente è quello con Kobe Bryant e la mia passione per Jordan: Sono cresciuto con il mito del più grande di sempre, ma ho visto crescere e poi ritirarsi, nel corso degli anni, una leggenda del basket e sicuramente il Black Mamba in maglia Lakers rappresenta di più la mia pallacanestro in quanto vissuta in prima persona.
Lo stesso discorso vale per la musica: Ascolto tanti gruppi musicali del passato, molti parecchio importanti, ma crescere e maturare assieme ad uno di loro è qualcosa d'indescrivibile. (Come Max, stesso discorso vale anche per i Zen Circus, pari passo: Visti dal palco piccolino e a gratis dell'homepage festival al Parco del Cormor e ritrovarli, anni dopo e altri concerti in mezzo, in un palco stupendo quale il Sherwood festival).
Praticamente, ero in piena fase di evoluzione musicale. E si, il pezzo dei Shandon ci sta tutto.





Il concerto me lo sono goduto: La fotocamera ha registrato solo un video stavolta. L'osservavo con gli occhi di un "timido ubriaco" (Tranquillo Max, non ti voglio chiedere la mano).
Non voglio elencare la scaletta o l'evento in se. Ma la magia che è riuscito a creare:

L'ultimo post scritto in precedenza finiva con un ipotetico brindisi tra amici, abbandonando le telecamere e smartphone. San Massimiliano da Roma ha fatto il suo miracolo! Effettivamente dovevo trovarmi li con  uno dei soliti amici da "eventi musicali", senza sminuire il nostro rapporto d'amicizia ovviamente. Mi aveva accolto con un "Unisciti a noi, ci sono due persone che ti vogliono salutare..." Queste due persone sono meravigliose: musicisti della zona, dove c'è musica ci sono loro. Oltretutto li ho visti suonare e hanno sempre la mia ammirazione. Soprattutto nella jam session, cosa che non sono mai stato portato.
Tutto racchiuso nell'entusiasmo di uno di loro, nel vedermi e urlare "La mia anima gemella!!". In quanto le nostre vite effettivamente sono piene di parallelismi tra squadre di basket, scuola, musica e addirittura colloqui di lavoro. Una serie di "Sliding doors" le nostre. Era destino rompere il ghiaccio quel pomeriggio in un bar con la frase "Ma ti ho già visto..." e il seguire d'informazioni era tutto un "Non ci posso credere!" degno di Rolando di Aldo, Giovanni e Giacomo.
Brindisi fatto al chiosco, mentre il nostro artista cantava una delle mie preferite di sempre, "Cara Valentina". E guardare ancora la similitudine mia e di questa mia "vita parallela", nel cantare "Non è vero che poi mi dilungo spesso su un solo argomento". Ridendo, oltretutto, captando quest'ironia che mi ha sempre piaciuta nelle canzoni.





La musica, come canta lui, può veramente salvarci dal precipizio. I testi di molti artisti mi sono stati vicini nel corso degli anni e mi hanno aiutato non solo a farmi coraggio nei momenti difficili, ma a ricevere quei calci in culo che meritavo per affrontare lo scalino successivo e diventare uomo (e continuare a diventarlo, visto che al momento di anni ne ho solo 35, l'inizio a mio dire di un percorso di crescita a 360°, tenendo conto che ci sono persone che arrivano anche a 100 anni). Perché obbiettivamente, non sono ancora niente. Avere una busta paga non fa di me un uomo. La mia idea di persona completa è difficile da spiegare, siamo in continua crescita evolutiva: Mentale, sessuale, lavorativa, familiare, burocratica...anche a livello d'istruzione. Perché non si smette mai d'imparare, e l'età è solo un numero irrilevante.
La musica mi è sempre stata a fianco e tutt'ora alcuni o alcune ex studenti delle superiori si ricordano di me, nonostante l'anonimato, per "Quello che aveva sempre le cuffiette" o "quello che faceva delle belle cassette mixate".
Mi ha dato nuova linfa vitale quando avevo comprato il basso e, anche se da autodidatta, volevo sempre sperimentare qualcosa nonostante la mia tecnica parecchio discutibile e poco ortodossa, ma dal grande cuore e passione che (parole di altri e non mie) la contraddistingue.


L'unico mio rammarico, se così possiamo chiamarlo, è non aver sentito dal vivo quella che VERAMENTE è la canzone che ho sottopelle e che descrive alla fine non solo me ma il mio stile di vita, affrontando la stessa a testa alta nonostante le avversità: Colloquium Vitae.




"Vita rinuncia, con me non ti conviene
prendi per il culo qualcun'alto
uno di quelli di carta pieni di te
che lasciano pensare

Ed un anno può sembrare un'ora
con tutte le parole,
con tutte le parole ancora
che vengono soltanto da seduti"




PS: "Non è vero che poi mi dilungo spesso su un solo argomento". (cit)

lunedì 8 aprile 2019

Metodo Stanislavskij: Una (nuova) presentazione diversa dal solito.

Da Wikipedia "Il metodo si basa sull'approfondimento psicologico del personaggio e sulla ricerca di affinità tra il mondo interiore del personaggio e quello dell'attore. Si basa sulla esternazione delle emozioni interiori attraverso la loro interpretazione e rielaborazione a livello intimo."

Cosa c'entra questo con me, bella domanda.
Da amante del mondo del cinema spesso e volentieri riesco spesso ad immergermi nella trama e nelle emozioni dei vari protagonisti. Quel tanto che basta da immedesimarmi nei modi o nelle similitudini degli stessi.
Con la premessa che non tutti voi mi conoscete di persona volevo donarvi una descrizione se vogliamo dettagliata e "cinematografica" di alcuni aspetti della mia vita, mentre per chi già mi conosce può leggere divertito queste righe oppure (vale per tutti) vedere i film o quantomeno chiedermi in prestito il dvd.
Penso di citarne solo quattro protagonisti di tre film, al momento. Sicuramente ci sarà un sequel, restando in tema.

Iniziamo:

ANDY KAUFMAN (da "Man on the moon", di Milos Forman): Inizio col botto, uno dei miei film preferiti da sempre. Kaufman era l'anti-comico per eccellenza. Aveva uno stile d'umorismo tutto suo e in questo mi riconosco. Vista la mia età e la mia nazionalità mi sono perso le sue apparizioni al SNL, così come la serie tv Taxi. Ma Jim Carrey che godeva già delle mie simpatie, è riuscito poi nel suo intento con questo film. Anche se spesso molti mi vedono come "quello dalla battuta pronta" a mio dire mi pesa quest'etichetta perché come tutti ho mille lati caratteriali e non sono solo il "simpatico" (detto con la stessa verve di Matthew Perry in Friends). Spesso mi piace provocare e fraintendere, anzi...trovo incredibilmente divertente far credere ad una tipologia di persone determinati aspetti della mia vita. Ovviamente non alle persone a me care. Per fare un breve esempio quando avevo appena comprato il basso elettrico, la stessa sera assieme ad un amico ero finito in un locale dove suonavano alcuni ragazzi di quella compagnia. Alla tavolata di musicisti mi presentò dicendo "Ragazzi...abbiamo qui con noi un futuro bassista!" E alcuni di loro estasiati "Sul serio? Che basso hai preso?" e parafrasando il film, con la stessa faccia orgogliosa di un bambino che porta a casa un brutto voto, risposi con tanta ingenuità "Bah...uno marrone in legno...ha delle corde". Le loro espressioni incredule valevano quanto un biglietto per un concerto! Pari al ghigno che ho tutt'ora mentre scrivo questo ricordo. Ovviamente il mio amico riuscì a salvarsi all'ultimo secondo imbarazzato "No no, ha un Warwick quattro corde! Sa quello che fa vi prende in giro! (Perché devi sempre fare il coglione, eppure ne sai di musica...)".
Mi viene in mente Alfred Jarry, di recente ho letto una biografia scritta da Alastair Brotchie dove narra che ad una cena importante questo scrittore si tuffò sulla parte di roastbeef non tagliata, addentandola avidamente con gli stessi modi di Ubu Re, personaggio da lui creato. Nel mentre fece l'occhiolino a chi aveva vicino, rendenolo così complice di una scena voluta per creare scompiglio.
Ovviamente complice il film ho imparato a saper dosare questo piacere del fraintendimento. Nel film il manager dice ad Andy "Chi stai cercando di divertire, il pubblico o te stesso?" , di conseguenza certe azioni comuni o parole che mi donano ilarità le tengo per me mostrando così un ironia più alla mano, che oscilla tra i vari comici noti citati nella prima presentazione del blog.
"Grazie moltissimo".

WILLIAM FORRESTER/JAMAL WALLACE (Da "Scoprendo Forrester" Di Gus Van Sant): Un film che a mio dire zitto zitto è entrato sottopelle e ha spodestato molti altri preferiti.
William e Jamal, rispettivamente uno scrittore scozzese ritirato dalle scene vincitore di un Pulizer e il secondo aspirante scrittore e giocatore di basket, li vedo come proiezioni fin troppo prevedibili di certe mie caratteristiche:
Per quanto riguarda lo scrittore scozzese la scrittura e la letteratura, oltre al suo isolarsi a riccio nel suo appartamento tanto da sentirsi soprannominare "finestra" e poi per il birdwatching fatto tra le mura di casa a far da padrone. Mentre il giovane ragazzo la passione per la pallacanestro (oltre alla già citata scrittura, visto che è il punto d'incontro tra i due protagonisti).
Ebbene si. Esco sempre meno. Non parlo di concerti o eventi sportivi ma di vita mondana, contatto con conoscenti e il classico "mondo esterno". Lavorando a contatto con il pubblico ho imparato ad amare il silenzio, la pace e l'armonia. Pace che riesco a trovare anche ammirando varie specie di uccelli e riprendendoli con molta perseveranza grazie ad una microcamera quasi come Sean Connery nel film. Sono sul "chi va la" continuo, con i miei fidati binocoli a valutare dove posizionare il tutto per poter riprendere una coppia di verdoni e dei colorati cardellini presenti di recente nel giardino.
Inutile dire che la lettura è parte fondamentale della mia vita. Ho sempre avuto un libro in mano fin dalla tenera età, se non era un libro era un fumetto ma dovevo leggere a prescindere. Tutt'ora nei "prossimamente" ho in elenco "La casa delle belle addormentate" di Kawabata e come fumetto anzi, volume a fumetti (per essere coerente con la mia infanzia e non perdere l'abitudine), "Big Baby" di Charles Burns.
Devo proprio parlare di ciò che accomuna me e Jamal? da ragazzino ho provato nuoto, calcio ...ma la testa finiva sempre li: L'uomo nel pallone...a spicchi. Letteralmente malato di basket dai 12 anni in poi grazie (oltre ai cugini e in precedenza minibasket) al canale Capodistria che nel lontano autunno del 1996 di un Lunedì sera intorno alle 20.20 durante lo zapping serale trasmise nba action: Vedere Dikembe Mutombo con il suo indice fare il più classico dei "Not in my house" è stata estasi pura. So ora e giorno perché da quella sera grazie al vecchio videoregistratore registravo le puntate.
Orgoglioso tifoso dell'APU GSA Udine anche in precedenza quando al Carnera c'era una meravigliosa squadra arancione, squadra storica della nostra città.
Sempre vicino al team, nelle vittorie e nelle sconfitte. Mentre sponda NBA i "derelitti" Bulls. Lo so...ma sono coerente, non dico Warriors per principio anche se ammiro questa nuova era di giocatori alla Steph Curry, ne in passato i Lakers di Kobe che per me comunque è un modello per la determinazione nell'affrontare la vita.
E' facile salire sul carro dei vincenti americani per noi europei, ma faccio della coerenza una mia caratteristica. Quel 23 di Chicago riuscì a stregarmi in passato e sono tutt'ora fiducioso grazie a gente come LaVine, Markkanen e a mio dire pure il francese Luwawu. Piccola curiosità: per un tifoso friulano dei Bulls, vedere nel 2004/2005 Boris Gorenc in maglia Snaidero è stato il top.
Sulla passione per la scrittura mi sembra scontato dare motivazioni, non trovate?
NOTA: Il film è ispirato a J.D. Salinger e John Kennedy Toole.

ALEXANDER SUPERTRAMP (Da "Into the wild" di Sean Penn):
Premessa. E' stato difficile scegliere l'ultimo di questa prima lista, se l'è giocata parecchio con molti altri.
Questo film, come il libro, mi ha letteralmente aperto un mondo. Un mondo già presente ma allo stesso tempo nascosto in me da anni. Tutti conosciamo la storia di Christopher McCandless e mi sembra scontato narrarla.
Il mio primo incontro con questo film è nato durante una chiacchierata con una signora salentina, "La donna invisibile", ricordo ancora il suo nickname ai tempi di msn. Me lo consigliò lei a distanza di qualche anno del nostro unico incontro, le mie prime ferie da lavoratore in salento appunto nel B&b di famiglia. "Guardalo, Mirko. Quando l'ho visto al cinema ho pensato subito a te". E se ve lo chiedete... si, lei è stata la prima a dirmi "sei sprecato per fare l'idraulico, perché hai fatto l'istituto professionale?", il tutto in una sera andata avanti a piatti tipici e negroamaro (vino, non gruppo).
Complice il fatto che quello era il primo viaggio che facevo da solo, senza conoscere nessuno.
Questa frase nel corso degli anni mi è stata detta anche da amici e conoscenti, quando ormai la filosofia di Alexander già riecheggiava nella mia mente.
"Allontanarsi da questa società malata". La cosa divertente, se vogliamo, è che col passare del tempo la stessa scena, con la complicità di un mio amico, la riproponevo pari pari in qualche bar: Bastava uno sguardo complice e iniziavo con il monologo che tutti ormai conosciamo: "...Me ne vado in Alaska!"
Ma non è solo per questo. In cuor mio sento che è fondamentale per me come per ogni essere umano perdersi invece di ritrovarsi, per poi riscoprirsi. Come spesso mi sentono dire in molti.
Felicemente non sono (più da anni) succube delle notifiche di social network come facebook, instagram non l'ho mai avuto per scelta: Se c'è un momento che mi dona emozioni, un bel tramonto...un cardellino in visita nel mio giardino mi godo il momento. Senza fare foto e perdermi l'essenza. Assaporare una "supermela" e godermi il gusto. Oltretutto, piccola curiosità, non sento gli odori e di conseguenza i sapori in qualche modo li sento moltiplicati e ci scherzo pure su: Alla domanda "Ti piace?" Tendo a rispondere "ho una festa in bocca, ma non ho ricevuto l'invito all'evento perché non ci sono, su facebook!"
Poi per quanto riguarda le foto va detto che sono cresciuto con chi dettava legge a riguardo: Era una delle tante passioni di mio padre. Ora abbandonata perché "con le macchine attuali è facile, ai miei tempi avevo al massimo 32 scatti da fare con il rullino, dovevo valutare bene il tempo, se venivano bene pure in bianco e nero e cogliere la sensibilità del momento". Aveva fatto l'artistico, ha voce in capitolo a pieni polmoni.
Mi ritengo fortunato di vivere in un paesino circondato dalla natura e di tutti i suoi doni, saper cogliere tutte queste piccole gioie e sfumature naturalistiche.
Ovviamente una serie di circostanze quali lavoro, aiutare a casa a livello economico e tutto ciò che ne segue mi porta ad essere meno selvaggio del protagonista, ne sono consapevole visto anche il periodo che sto vivendo. A mio dire bisogna imparare più che altro ad essere coerenti con se stessi, del tempo a disposizione e dei propri mezzi. Dico questo perché ormai da anni ho alcune visite da fare (nulla di grave, tranquilli) ma mi limito a dire che durante i day hospital e le cure, citando il nome del blog, spesso mi capita di riflettere e valutare bene come agire.

Un po' su tutto.







mercoledì 11 marzo 2020

"Si muore tutti democristiani", il film del Terzo Segreto di Satira.




Tutto è iniziato al bar mentre ero in compagnia di un mio caro amico qualche anno fa: Ordino da bere con una delle tante frasi standard. "Ho la gola secca...Birretta?".
Lui finisce quella che ha nel boccale, ride sguaiatamente e mi dice, prendendo il telefono in mano: "Ogni volta che ordini da bere così o che dici solo <<Birretta?>>, mi fai venire in mente questo video ("Il Dalemiano", del Terzo Segreto di Satira). Sicuramente ti piaceranno!".

In quel momento ho capito che dovevo iscrivermi al loro canale e guardare tutti i loro video, anche quelli persi in precedenza, proprio per quel modo di fare che tanto mi piace riguardo la satira sociale e politica. Oltretutto, per quanto mi riguarda...un po' d'autoironia non guasta, specie se mi ritrovo nelle caratteristiche di alcuni personaggi da loro creati.

Facciamo un passo indietro però: Il mio interesse per la satira politica è presente da sempre. Il "politichese" a casa mia si masticava spesso e volentieri, allo stesso modo si apprezzava l'ironia del tandem Dandini-Guzzanti ai tempi di Avanzi, per quel che mi ricordo (e gli altri programmi della coppia al seguito), mentre quando andavo da miei nonni il sabato sera, vista la loro generazione ben diversa da quella dei miei genitori, i vari attori del Bagaglino erano presenti sulla loro tv -che, a rivederli ora, tutto mi fanno, tranne che ridere. Ma si cresce e si matura col tempo, ovviamente. Anche se poi ho amato il percorso artistico di Oreste Lionello come doppiatore-. Il lato positivo è che fin da bambino avevo imparato a distinguere anche solo dalla parodia i volti dei politici, le loro posizioni e i vari partiti. Grazie anche ai volumi di Forattini che, a casa d'amici dei miei genitori, mi mettevano in mano per farmi stare zitto e in silenzio, perché probabilmente li il Topolino non c'era. Crescendo con queste basi familiari (specie dai miei genitori) e scoprendo poi il favoloso mondo di Daniele Luttazzi, il resto vien da se.

Questo film, scritto e diretto dal Terzo Segreto di Satira, parla di come i tre protagonisti, uniti dalla piccola casa di produzione da loro creata, si ritrovano a dover fare i conti con la realtà: Valutando una grande offerta di lavoro ricevuta ma, che per ragioni che si scoprono andando avanti nel corso del film, va contro i loro ideali. "Scegliere la strada più comoda o quella giusta" Parafrasando la definizione di democristiano da parte di uno dei componenti di questo collettivo milanese, Davide Bonacina, durante l'intervista/promozione del film su La7.

Cosa mi ha spinto a dedicare un post a questo film? (oltre a consigliarlo a chi ovviamente piace il genere). Sicuramente il fatto che in questo periodo della mia vita, a 35 anni -quasi 36-, mi sento un incrocio tra due dei tre protagonisti: Stefano ed Enrico (Il terzo, Fabrizio, è interpretato da Massimiliano Loizzi), interpretati rispettivamente da Marco Ripoldi e Walter Leonardi. Ironia della sorte in qualche modo nelle loro interpretazioni presenti nei vari video su youtube riesco sempre a vedere qualche piccola sfumatura del sottoscritto: Nel caso di Leonardi "Il buonista col mitra"rende bene l'idea di quanta merda devo spesso inghiottire, sentendo discorsi molto spesso generici fatti da chi molte volte ragiona col culo. Ogni riferimento a persone che incontro nella vita comune è puramente casuale. Diciamo...la versione politica di un mio vecchio post, "come si diventa Joker", dove l'ho citato alla fine.
Mentre per Ripoldi la lista è lunga. Diciamo pure che il mantra "E' la giunta che conta" ormai l'ho fatto mio, non solo per votare come nel video, ma per mantenere occasionalmente la calma e affrontare alcune decisioni. E questo, credetemi, è solo il biglietto da visita.

C'è stato un periodo della mia vita dove a livello politico ero discretamente attento e attivo. Un periodo dove gli ideali dei miei genitori e della loro generazione erano concreti e ben radicati in me. Quel momento dove, da studente, non facevo i conti con la realtà e preferivo ribellarmi ad un sistema. Come Stefano nel film in una scena madre verso la fine (anche se i miei capelli erano si lunghi, ma non avevo i dread).
Ricordo con gioia quel periodo: Anche se i dread citati poco fa non li avevo, sulla testa portavo il basco giamaicano, o così lo chiamavo io, che racchiudeva la dentro i miei lunghi capelli. I 99Posse erano in heavy rotation nello stereo presente in camera (oltre, come sempre, a vari artisti), e da elettore spesso mi ritrovavo vigile a valutare le idee e confrontandomi con alcuni amici di quel periodo.

L'esempio "da film", è di come cantavo a pieni polmoni Consumo Gusto, del gruppo Ska-P e che ora mi ritrovo a lavorare in un supermercato. Esempio perfetto da "Terzo Segreto di Satira".
Ogni tanto non lo nego, penso alla classica frase "cosa voglio fare da grande", da sognatore ad occhi aperti quale sono.
Pensieri sono tanti, specie sul classico "mestiere". Ma ad aprire una piccola attività per conto mio (quale una libreria dove si possono trovare anche vinili) servono soldi. Anche se spesso mi sento dire "siamo nel 2020...c'e Amazon". Sfumando così ogni aspettativa e fantasia. Così anche come l'ipotetica fantasia di scrivere per campare. Le mie sono riflessioni a tempo perso spesso generiche da scaltro osservatore di film o assiduo lettore. Ma anche in questo caso, sognare non costa nulla. Anche se avendo amici e amiche con un primo libro all'attivo (una in particolare col secondo), l'idea generale che mi son fatto è che gli editori spesso hanno il fiato sul collo e, per quanto creativi, non dev'essere una vita facile pure loro.
Come Enrico/Walter Leonardi con suo padre, nel mio caso c'era mia nonna che fino all'ultimo mi ripeteva sempre "Tieni stretto quel lavoro, stai andando bene. Li è un posto sicuro". Il tutto con la classica conclusione "però...tagliati quella barba!".
Ma ero questo quello che volevo diventare? Alle elementari ricordo con gioia LA maestra per eccellenza che riusciva sempre a coinvolgerci nelle lezioni a modo suo. In prima elementare, se non erro (o giù di li), ricordo la lezione sul tempo che passa e sui cambiamenti anche fisici. Di come, ritagliando foto x verosimili da riviste che assomigliavano vagamente a noi alunni, aveva fatto il foglio "Tizio/tizia tra tot anni". Immaginavo i miei 30 anni diversi, forse un po' alla "Ritorno al futuro 2", con tutte le volte che l'ho visto. Una casa e una famiglia alle spalle... e mi ritrovo part-time, a fare sacrifici per riuscire ad andare in affitto da qualche parte e creare qualcosa di bello a livello umano. Il tutto seguendo i valori che mi aveva insegnato mio nonno paterno quando ero bambino (la favola della cicala e della formica).
...Ma ahimè, citando i Zen Circus, "Nonno, è questo il futuro che sognavi te (per me)?"




Non sto sputando sul piatto dove mangio, sia chiaro. "Quel" Mirko con animo ribelle è ancora presente in me. Come detto ora di anni ne ho 35. Ma ci sono giornate dove spesso mi ritrovo a voler salire in macchina (non ho uno scooter come uno dei protagonisti del film) e lasciare andare tutti i vaffanculo che ho in me, dalla testa ai piedi e andare lontano.  -"La fantasia del viaggio ai tempi del COVID-19" -. Un misto di Vaffanculo dedicati a destra e a manca a chi mi tratta come uno di poco conto. A chi mi usa come il classico mulo da fatica e poco considerato e a chi mi mette i bastoni tra le ruote; con tanto di frasi alla "Scegliete la vita" alla Renton buttate qua e la.

Ma poi, dopo tutti questi ripensamenti e questi vaffanculo mai detti la sveglia suona sempre alle 6.00 e quella parte di me adolescente, quando si pettina allo specchio prima di andare a timbrare (e l'ammetto, pettinarmi studiando le dimensioni della "piazzetta" intitolata a Kobe Bryant appena accennata in testa), si guarda allo specchio e pensa più o meno così...



(Se incomincia dall'inizio, il mio riferimento è dal minuto 3.27 in poi)


Piccola precisazione, per chi mi conosce a livello lavorativo: Ricordatevi una cosa sola. Anche se sono critico, prendete la vita con ironia e imparate a riderci su, delle cose. Citando "Eskimo" di Guccini


"Diciamolo per dire, ma davvero
Si ride per non piangere perché
Se penso a quella ch' eri, a quel che ero
Che compassione che ho per me e per te

Eppure a volte non mi spiacerebbe
Essere quelli di quei tempi la'
Sarà per aver quindic'anni in meno
O avere tutto per possibilità

Perché a vent'anni è tutto ancora intero
Perché a vent'anni è tutto chi lo sa
A vent'anni si è stupidi davvero
Quante balle si ha in testa a quell'età

Oppure allora si era solo noi
Non c'entra o meno questa gioventù
Di discussioni, caroselli, eroi
Quel ch'è rimasto dimmelo un po' tu

(...)

Forse lo stan pensando anche gli amici
gli andati, i rassegnati, i soddisfatti
Giocando a dire che si era più felici
Pensando a chi si è perso o no a quei patti

Ed io che ho sempre un eskimo addosso
uguale a quello che ricorderai
io come sempre, faccio quel che posso
Domani poi ci penserò se mai."

sabato 4 maggio 2019

"E qui, sopravvissuto a Cernobyl / Ai Nirvana e al Playmobil / A Bin Laden e alla serie B"




Oggi compio 35 anni.

35 anni onestamente pieni, sono grato delle esperienze vissute a livello personale o ai vari fatti di storia che, con la stessa leggerezza di Forrest Gump, mi sfioravano ma pur rendendomi partecipe in maniera indiretta non mi rendevo conto non tanto della gravità quanto dell'importanza del momento.

Non voglio fare il più classico dei resoconti, per lo più in veste nostalgica o critica per certe mie disattenzioni, tutt'altro, voglio esprimere tutta la mia gratitudine alla libertà che i miei genitori mi hanno concesso. Sia a livello creativo e umano.
Qualche settimana fa, esattamente il giorno di pasquetta mentre mi preparavo per andare a lavoro ho fatto partire una playlist niente male: i Zen Circus con Catene, il mondo come lo vorrei...poi Guccini con Eskimo e Vedi cara, Bugo con casalingo e "il giro giusto" e molto altro ancora più o meno a tema.
Proprio con "il mondo come lo vorrei" del circo Zen, ad ascoltare la frase che da il titolo a questo post, mi son reso conto dei momenti e luoghi comuni che comunque ci rendono tutti partecipi e di come ci siamo formati e mi sono formato anno dopo anno. Momenti che mi han sempre fatto pensare alle maschere che involontariamente porto quotidianamente: Quella di chi mi vede ogni giorno (gli amici più stretti), gli amici di penna e anche ai vari compaesani.

Mi fa ridere col senno di poi "Sopravvissuto ai Nirvana", perché nel mio paese complice anche la spina dorsale rock portata dai nostri padri e dalla loro cultura musicale, spesso venivo associato al gruppo di Aberdeen per la mia attenzione maniacale riguardo a questa band, ai capelli lunghi che portavo con fierezza e le t-shirt di gruppi musicali (questo ovviamente non nei '90 visto che all'epoca ero alle elementari e la mia sola preoccupazione era riuscire ad arrivare puntuale a casa per "Ecco Pippo!", "Taz-Mania" e ovviamente "Batman", oltre a giocare coi lego in giardino e leggere)...e quella frase detta da un mio amico ormai tre/quattro anni fa con ironia, sinonimo di un cambiamento involontario, ovvero "Ora che Mirko si è tagliato i capelli il grunge è definitivamente morto".
Perché mi fa ridere? Perché non è mai stata una mia priorità ascoltare un solo genere o un solo gruppo musicale...anzi posso dire con molta ironia di essere stato un "pioniere", ascoltando per primo in paese rap e hip-hop grazie ai miei amati Beastie Boys, LL cool J, Run DMC, Bassi Maestro (la canzone velatamente linkata ci sta nel contesto) e via a random. Due generi ai tempi contrastanti ma comunque rappresentativi di quei '90.
Così come sopravvissuto alla serie "B" cestistica della mia Apu anni fa, probabilmente uno dei miei momenti migliori da tifoso, senza nulla togliere alla prima volta da tifoso della Snaidero Udine o a quello attuale.
Quando il Carnera era ancora inagibile e il piccolo "Benedetti" come palazzetto mi donava vittorie pari a quelle dei Warriors da record di Curry e Thompson. Presente ad ogni partita complice anche gli orari di lavoro che combaciavano, ora già più difficili nonostante trovo il clima sempre caldo come una seconda casa. Probabilmente era non solo l'atmosfera, ma prendere la macchina e andare da solo, percorrere il parco Moretti a piedi e sentire un clima da partita già sottopelle, qualcosa di intimo visto un palazzetto dalle dimensioni ridotte rispetto appunto a quello attuale e storico. Difficile da descrivere anche solo cosa mi dona la pallacanestro, ogni momento è qualcosa di unico e se vogliamo romantico, visto l'amore che provo per questo sport. Ma probabilmente dedicherò un post anche alla palla a spicchi.

35 anni pieni, dove certe esperienze sono arrivate non eccessivamente tardi ma comunque al momento giusto, godendomi così uno stile di vita da adolescente non di fine anni '90 inizio 2000 ma di qualche decade prima e una libertà di parola ed espressione (soprattutto con mia madre) a mio dire invidiabile. Senza entrare nell'argomento "sessualità, religione etc" e il contenuto di esso fatto durante un viaggio in macchina anche perché mi ritengo una persona orgogliosamente riservata, mi son sentito dire che le fa piacere vedermi uscire fuori dagli schemi perché le ricordo il suo periodo di gioventù, quando c'era un credo cattolico molto più sentito e alcune persone come lei iniziavano a sentirsi strette in questa scatola imposta dalla società. Anche se mi rimprovera divertita spesso sulle battute a sfondo religioso "ok, puoi farle in mia presenza ma ricordati che non tutti riescono a riderci sopra". Ha ragione, non faccio parte di uno Stand Up Comedy (e non sono ne il buon Daniele da Santarcangelo di Romagna ne Saverio Raimondo...anche se il vetriolo, nelle mie battute a tema, è sempre presente).
Sono comunque esperienze, battute fatte forse per tre anni repressi di medie dai salesiani dove la mia istruzione veniva accantonata a tutt'altra atmosfera. Col senno di poi parlando con alcuni amici ex studenti, almeno chi definisco ancora amici (e non chi mi ha fatto bullismo verbale pari al film "un ragazzo tutto nuovo", solo per avere un po' di notorietà ai miei danni e alla mia immagine una volta passato all'istituto superiore di un'altro comune), abbiamo notato che si vede chi è uscito da li e che cos'è diventato. "Suo figlio non ha voglia di studiare, lo vedo bene in un istituto professionale", si è sentita dire mia madre. Il resto è storia. Citando una battuta de "I simpson" <<Attimo fuggente ha rovinato una generazione d'insegnanti>> e ora che ne ho 35 posso dire che le battute caste fatte da chi votava ai tempi la dc erano a mio dire tristi come i voti che prendevo nella sua materia, forse perché non riuscivo a ridere per guadagnarmi un misero 6 in pagella.


Non mi ritengo una persona piena di rimpianti.

Il lato positivo è che mi sono sempre messo alla prova, la bellezza di non riuscire a stare mai fermo, il classico tipo di persona favorevole ai cambiamenti e consapevole di saperli affrontare con la giusta mentalità:
Basta pensare al basket e di come era troppo facile giocare nel giardino di casa e passare al livello superiore, iscrivendomi in una società della zona a livello agonistico. Oppure quando ho detto un metaforico "basta" alla musica ascoltata per radio o ai più classici momenti da air guitar spronando così gli amici a suonare uno strumento: "No, troppo impegnativo" la risposta, la mia invece è stata "ok. Io mi comprerò un basso, voi fate quello che volete", oppure restando in argomento i vari concerti in solitaria...dopo i vari due di picche presi e concerti persi mi son detto "Va bene: D'ora in poi andrò da solo". In ricordo di quei Living Colour a Pordenone e quell'evento andato in fumo.
L'ebrezza di suonare dal vivo e parlare davanti a delle persone al microfono con battute e introduzioni...e non per chiamare colleghi o colleghe in cassa.
Tutto appagante, nonostante le divergenze finali. (Scherzandoci su... "Teenage angst has paid off well / Now i'm bored and old ": erano le prime strofe cantate da Cobain che davano il via a "In utero" dei Nirvana, dopo il successo appagante, leggendo tra le righe, di nevermind. Frase che in questo momento condivido, per le esperienze fatte).

Cambiamenti e consapevolezza.
Come quella dovuta al mio problema di salute, che mi porto ormai da 31 anni sulle spalle (credo). E quella domanda fatta, una volta finite le flebo, a mia madre; mentre tornavamo a casa sulla storica "Tipo": <<Perché devo farle se non sto male, se non vedo il dolore?>> e forse in quei minuti il primo cambiamento mentale della mia vita, stando moderatamente attento a non ammalarmi ma senza vivere in una bolla come rappresentato nei film (o come il povero David Vetter, storia vera). Ma imparare a lasciarmi andare e concedermi momenti  ricchi di vita e adrenalina. Come quando, di questi tempi, affronto le discese in bici a 50 km/h come velocità massima raggiunta.
Parlavo di gratitudine ai miei genitori, in questo contesto va soprattutto al fatto che non mi hanno mai vietato d'uscire di casa e nonostante un vincolo non scritto dovuto agli anticorpi posso dire che era la classica infanzia vissuta da tutti. Anzi...come molti le sentivo, forse un po' di più se ritornavo sudato dopo partite a calcio (campetti da basket nella mia zona erano cosa rara, anche Kobe Bryant da bambino in Italia ha vissuto la stessa situazione). Dove, detta tra noi, come talento calcistico ero pari al finto cugino di George Weah, tale Ali Dia. Il punto più alto in carriera è stato tirare a caso la classica bordata che becca la traversa: avevo comunque esultato come Kevin McCallister sotto gli occhi increduli e perplessi degli amici.


Ho imparato una cosa, in questa piccola parte di tempo e dalle mie esperienze fatte: Trovare il giusto equilibrio senza mettersi troppi limiti ne sentirsi in colpa per le decisioni o esperienze anche sentimentali. Tutto mi è stato da esempio per evitare di ripetere determinati errori e allo stesso modo in chiave positiva mi hanno cambiato e formato, come un corso d'istruzione, per essere l'uomo che sono adesso e che sarò un domani. Maturando giorno dopo giorno e affrontando le salite della vita come spesso mi accade in bici: Sorridendo, con aria di sfida. Perché tutto è risolvibile e nulla è impossibile.

Poi arriva la discesa e li nel mio caso il sorriso aumenta, con la gioia dell'alta velocità e il brivido che scorre nelle vene per il traguardo raggiunto.


"Il tempo mi può cambiare
ma tu non puoi determinarne il corso

Strano il fascino che mi affascina
I cambiamenti seguono il mio passo"

D. Bowie

                       




                             








martedì 4 giugno 2019

"Non sono laureato ma posso insegnare ad Harvard?"

No, non sto vaneggiando ne dandomi delle arie.

Venerdì scorso sul tardo pomeriggio, prima di ritrovarmi nel solito pub (con una Kilkenny pronta a mettere ordine a tutti questi pensieri), sbadatamente avevo notato molti studenti ben vestiti e felicemente esagitati. "Come mai c'e 'sto casino a Udine?" "...Festa studentesca, Mirko...!". 

In quel momento molti pensieri si sono fatti vivi in me. Già accostando il Sello (istituto artistico statale di Udine) con la macchina per entrare nel parcheggio sotterraneo, mi è salita non tanto la nostalgia, quanto una dolce invidia di chi riesce ad ottenere un risultato. Il tutto con la canzone "Oh, Vita!" Di Jovanotti in sottofondo e la strofa presente nel pezzo che da il titolo al post. Anche se per la maturità  per voi è questione di giorni. -in bocca al lupo, ragazzi e ragazze-
Spesso parlo sempre con rancore e acidità del mio passato da studente. Visto che tra i vari consigli ricevuti in privato uno di questi è "provare a scrivere un po' di più in prima persona", sento di dover svelare cosa realmente è successo. Una sorta di outing studentesco, diciamo così.
Altro motivo per cui sto scrivendo questo post è soprattutto per incoraggiare chi si sente il classico "outsider" sottomesso dal potere degli insegnanti a non abbandonare gli studi come ho fatto io. NON prendete esempio da me, che a 35 anni dopo pessime esperienze la mia istruzione spesso causa momenti di disagio e malessere nella quotidianità di tutti i giorni.

Da bambino ero la classica spugna che imparava tutto e subito "a modo suo". Grazie ai ricordi di mia madre avevo imparato a leggere con l'aiuto delle parole scritte in  tv ("Bruno" la prima parola letta, nome si di un noto giornalista dell'epoca del TG1 ma era soprattutto il nome di mio nonno paterno. Evidentemente avevo anche una precoce ironia già presente in me, visto che "merda", ebbene si, è stata la prima parola scritta probabilmente con fierezza). Sempre in quel periodo per farmi stare buono e calmo, cosa che tutt'ora nessuno ci riesce a 35 anni, mia nonna materna mi aveva insegnato il significato di tutti i segnali stradali durante i viaggi in macchina. Per non parlare dei tanto odiati , da parte dei genitori, pennarelli e matite: Tutti noi abbiamo avuto il periodo di scrivere sui muri, ma visto che son sempre stato controcorrente, non contento dell'intonaco imbrattato in mille modi mi divertivo a disegnare sotto la tavola da pranzo caricature di politici quali Craxi o Gorbaciov.
Via via crescendo fumetti e libri per bambini erano all'ordine del giorno. Tant'è che in prima elementare ero quel tipo di bambino che sapeva già leggere e scrivere con facilità e ringrazio sempre il cielo di aver trovato all'epoca una maestra che sapeva come prendermi e stimolarmi (e cazziarmi nei momenti opportuni). Non ero tra i primi della classe, ma già allora trovavo stimolante scrivere. Le "cinque pagine" spese a scrivere sull'amicizia dicevano già tutto. Anche se in tenera età probabilmente quei pensieri erano pari al qualunquismo di Fabio Volo. Dovrò cercare quel quaderno, pura curiosità!
Il primo crollo di voti è dovuto al classico cambio d'insegnanti. Ero finito tra gli ultimi della classe e per un breve periodo (s)fortunatamente, con un discreto imbarazzo, mi son ritrovato con alcuni insegnanti di sostegno. Voi capite che per una persona che va stimolata e ha in cuor suo ritmi d'apprendimento veloci farla rallentare è pari a mangiare una minestra con una forchetta. I primi dubbi e insicurezze iniziavano a farsi sentire, fino all'arrivo di questa nuova materia: Inglese. Ero un mostro di bravura! Anche se il mio livello attuale, come scritto in passato, è pari è quello "letto" sui fumetti di Ortolani, ma riesco comunque a farmi capire e a comprenderlo. 
La mia mente, ormai indecisa se concentrarmi come un tempo o buttare tutto al vento, ha optato per una terza strada: "Suo figlio è in gamba ma non si applica". E tra i tanti ricordi da "Testa fra le nuvole" uno dei miei preferiti è perdermi tra le sfumature del cortile. Soprattutto quel giorno, quando il giardino della scuola e tutto ciò che lo circondava aveva preso una sfumatura color seppia ma tendente al giallo causa il maltempo, come una vecchia fotografia. Osservavo imbambolato il parco giochi dell'istituto e complice una nota trilogia avevo scoperto una delle mie più grandi fantasie associata al momento e tutt'ora presente: I viaggi temporali. 
Ovviamente gli ultimi due anni sono rientrato in carreggiata complice una nuova insegnante nelle materie a me care: Italiano ed Educazione Artistica. (Comprendeva anche storia, ma nonostante il fatto che amo i viaggi nel tempo non sono mio padre, quello è il suo campo). 

Il passaggio dalle elementari alle medie invece è stato probabilmente più impegnativo: Scuola nuova a 20 km da casa e con delle regole da rispettare (salesiani, appunto).
A influenzare il tutto è stato anche la perdita di mio nonno paterno, la stessa estate del 1995. Per me era ed è tutt'ora un punto di riferimento. Ma in quella giornata piovosa di Agosto mi son sentito come una torre di jenga pronta a cedere e priva di certezze. Non sapevo più chi ero realmente.
Gli insegnanti non erano all'altezza. Ora lo posso dire con dispiacere e senza peli sulla lingua. Salvo appunto una prof. d'inglese e il Prof. di musica. Arrancavo, nonostante il calo nei confronti dei libri (di quel periodo ricordo bene "Marcovaldo", di Italo Calvino, "Il piccolo principe" di Antoine De Saint-Exupèry, "La fabbrica di cioccolato" di Roald Dahl e ovviamente "il diario segreto di Adrian Mole" di Sue Towsend. Quest'ultimo regalato da mia madre probabilmente perché mi vedeva "incasinato" come il protagonista. Quanti ricordi legati a questi libri e in particolare a quest'ultimo.)  e non riuscivo ad orientarmi negli studi. Se la cosa positiva era aver legato con molti ragazzi della scuola, dall'altra stavo diventando una capra. Per la gioia di Sgarbi. Preso di mira da alcuni prof. (Tutt'ora ricordo l'imbarazzo non so per quale motivo nel svuotarmi la cartella sul banco di fronte a tutta la classe) e altri avvenimenti particolari. Senza parlare dei Prof. di matematica che si sentivano pari a Robin Williams e usavano l'ironia nel coinvolgere gli alunni, causando a mio parere l'effetto opposto.
Una mia più grande soddisfazione fu, durante le lezioni di musica, la spiegazione di alcuni generi: "E poi ci sono i crooner, ragazzi. Tipo Frank Sinatra (ci guarda in faccia e con ironia, senza offendere visto che eravamo tutti dodicenni)...ma che ne sapete, voi!" e io "Come no, prof! Frank Sinatra! Strangers in the night, New York, New York! Giusto?" La sua faccia stupefatta valeva quanto ad un buon voto. "Bravo, Cecchini!" Tant'è che tutt'ora quando passa a far la spesa in negozio c'è sempre il massimo rispetto nei suoi confronti, soprattutto quando gli avevo riferito che sono un bassista autodidatta. L'unico di meritarsi il titolo di professore tra i suoi colleghi. E poi, da amante del cinema quale sono, ci aveva fatto vedere Amadeus, di uno dei miei registi preferiti nel corso degli anni a seguire: Miloš Forman. Non l'ho mai ringraziato, per questo.
Tanti, troppi fattori hanno influenzato l'apprendimento in questi tre anni. da alcuni atti di bullismo ricevuti il primo anno da parte di studenti di altri istituti ma presenti nella corriera durante il viaggio di ritorno; mentre gli ultimi due centrati a dedicare anima e cuore per la pallacanestro, poi il mio inseparabile walkman con quella che era a mio dire l'essenza di quel '97/'98 (Prodigy, Natalie Imbruglia, Oasis e Will Smith) e ovviamente l'arrivo in Italia di sei amici che spesso si riunivano al Central Perk per bere un caffè e parlare del più e del meno.
Ipotizzo che l'unico interesse di alcuni prof nei miei confronti era quello di mandarmi fuori a calci in culo. Detta senza mezzi termini. Consigliando a mia madre l'iscrizione del sottoscritto in un istituto professionale perché "con questi voti, signora...non andrà lontano". All'epoca ero indeciso sul conservatorio o un liceo scientifico. Istituto artistico? L'ha fatto mio padre. Proprio quell'istituto artistico citato all'inizio, ma probabilmente non era il suo sogno finire a fare il carrozziere in fabbrica, anche se la storia non è andata proprio così. "Impara un mestiere, fidati di me" detto con tristezza e probabilmente un po' di rancore per come sono andate le cose. Quindi avevo subito messo il veto non per mia scelta.

Nell'estate del 1998 oltre alla mia gioia per il sesto anello vinto da Jordan e il dispiacere per il suo (secondo) ritiro, l'arrivo degli Aerosmith nella mia vita e l'euforia di aver cambiato allenatore a basket...ho stupito tutti dicendo "vada per l'idraulico!". Scelto probabilmente per istinto, visto che verso la fine degli anni '80 come un mantra era presente in tv la pubblicità dei rubinetti Zucchetti e, sempre da bambino, come Bart aveva il suo pupazzo Krusty (alternato a "coniglino morbidino"), io davo fiducia all'omino lego con la salopette. Compagno di mille disavventure e, probabilmente ,idraulico tuttofare della mia metropoli fatta di mattoncini.

Bravo Mirko: l'unica cosa positiva in quei (troppi) anni persi è aver trovato il tuo attuale migliore amico, vicino di banco del '98/'99 e complice di momenti indimenticabili. Nonostante son passati quasi 21 anni è nato un rapporto pari a quello di Turk, J.D. e ovviamente Carla in scrubs. (Eagle!!).

Qualcosa di buono, nato per caso e su scelte azzardate, c'è. Il destino si sa, lavora per vie sconosciute.



Già, troppi anni. Il bambino che leggeva e amava i libri era un quattordicenne imbarazzato per quanto arrancava. D'altronde una buona percentuale aveva già dimestichezza con questo mestiere o era "figlio di", magari per portare avanti l'attività di famiglia. Cosa facevo li?
In tutti questi anni le uniche soddisfazioni le ho ricevute ovviamente in italiano, dove una prof. a me molto cara durante il colloquio genitori insegnanti mostrò i temi a mia madre: "Signora...questi sono i temi di suo figlio. E' sicura di volerlo in un istituto professionale? Sono temi da liceo.". Senza dimenticare i miei recuperi record in matematica e inglese grazie anche alle ripetizioni estive. Se si trova la motivazione giusta tutto fila liscio come l'olio. Peccato che non tutti i prof. sono così.

E poi la prof. di fisica. Non ero una cima nella sua materia, ma tra le tante cose che ho imparato una è stata fondamentale, applicata alla vita: "Ad ogni azione corrisponde una reazione uguale o contraria.".
Come il professore di musica delle medie, anche in questo caso quando la vedo in negozio spendo sempre buone parole dandole del lei. Chi ama il proprio lavoro e non perde tempo, merita tutto il mio rispetto.
Col tempo e maturando anno dopo anno ( diventando "nonno" di turno, visto i due anni persi), ho riscoperto me stesso: Il classico studente che sta per i fatti suoi, con un libro in mano e le cuffie: -The Cure e Korn sempre presenti nel mio lettore cd portatile- "Close to me" e "Freak on a leash" erano praticamente il mio biglietto da visita e in quanto popolarità... parlano i Wheatus per me. (Salvo rarissime occasioni ovviamente dettate dal coraggio dei classici bigliettini ricevuti/presentazioni post gite). Citando la canzone linkata "How does she know who i am? And why does she give a damn about me?".
Evidentemente non andavo a genio ai professori. In quel periodo avevo ricevuto un consiglio, detto senza imbarazzo, da uno psicologo clinico in via privata: "Impara a vederti con gli occhi degli altri". Cosa giusta. Probabilmente mettevo in luce alcune mosse false e poco professionali, quali perdere ore a bere caffè con le bidelle, insegnare solo l'ultimo mese di scuola in vista degli esami di maturità o il poco polso nei confronti di alcuni e ingiustizie verso chi, poveri, non avevano colpe di essere ripresi. Sta di fatto che nonostante un tema (articolo di giornale sullo Tsunami) che rientrava in tutti i canoni impostati, una terza prova andata a mio dire bene salvo due bestie nere (meccanica ed elettronica, poi recuperate con dignità all'orale) e l'orale dove ho comunque detto ciò che dovevo dire, forse per inerzia... su dieci alunni ovviamente l'unico a prenderla in quel posto è il "pandolo" che sta scrivendo in questo momento. Perché sentivo che c'era qualcosa nell'aria. (La seconda prova era andata malino a otto su dieci).

Preso dalla rabbia il mio primo pensiero è andato subito ai miei genitori e alla loro delusione, oltre ai soldi spesi per me. Difatti subito dopo, da neopatentato sono entrato nel mondo del lavoro come idraulico per ripagare centesimo dopo centesimo questa perdita economica verso chi credeva in me e comunque nel bene o nel male l'ha sempre fatto (perché, nonostante gli allenamenti e le partite di basket, la priorità era lo studio e loro erano li mentre svolgevo il mio ruolo da studente).
Idraulico o commesso/addetto sala, reduce dalle sconfitte del passato, ora tendo ad essere il più classico dei "Working class hero". Ritmi elevati che a fine turno mi portano a dormire come un binturong su un ramo (l'orso gatto) e l'etica lavorativa imparata non solo dai miei genitori, ma anche dai sacrifici fatti in passato da mio nonno paterno andando a lavorare in Francia e in Svizzera come muratore, per permettere una buona istruzione a mio padre. Il tutto dando sempre il meglio di me e dimostrando di essere all'altezza di determinati incarichi.

Come dico sempre "il resto è storia", ed è tutto centrato nelle mie prime ferie da operaio, con frasi che si ripetono tutt'ora a distanza di anni: come Alexander Supertramp senza conoscere nessuno e solo tramite un contatto via mail, avevo passato una settimana e mezza in Salento. Mi ero portato un block notes dove scrivevo una sorta di diario, parlavo con i gestori del B&b e con la figlia che mi faceva da Cicerone. Sapete quanto amo Into the wild, ebbene: In quel momento vista anche la differenza d'età con questa signora mi sentivo come Alexander e Jan. Protetto, capito. Potevo parlare liberamente di tutto e mi sentivo dire, tra un rustico e un sorso di negroamaro "Mirko...sei sprecato per fare l'idraulico! Eri sprecato pure per la scuola che hai fatto, perché non fai i corsi serali e t'iscrivi all'università?". Chissà, se "la donna invisibile", nick che usava spesso, ora scoprirà questo blog. "Il commesso?? E tutti i discorsi fatti quella sera?".

Bella domanda, a cui non trovo risposta. Anche se a 35 anni non smetto mai d'imparare dall'unica insegnante che mi è sempre stata vicina, usando il metodo del bastone e della carota: la vita.





Mi rendo conto che ognuno di noi vive delle esperienze uguali e diverse, soprattutto in questo periodo delicato della vita nella formazione e apprendimento. Il messaggio che voglio dire, nonostante tutte le mie disavventure, è una frase di Kobe Bryant. Cestista che ho sempre ammirato non solo nel modo di giocare, ma di evolversi anno dopo anno cercando sempre di ottenere non vari risultati, ma IL risultato decisivo: "Se non credi in te stesso, scordati che qualcun altro lo faccia per te".

E lo dice uno che, per tutte le volte che ha preso batoste, prima di andare a dormire guardava quella frase scritta sul muro della camera.

Continuate gli studi, ma non fatevi influenzare da chi vi conosce in maniera approssimativa e vi sottovaluta, costringendovi così in un futuro riduttivo e non programmato. Probabilmente, com'è stato per me, queste persone si comportano così perché sono consapevoli della vostra sete di curiosità,  maggiore e incredibilmente inebriante rispetto a chi come loro sale in cattedra e fa l'appello.